Per non dimenticare: anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

14.12.2018 – 8:30 – Prendo spunto da Una splendida giornata…da clandestino per parlare di diritti umani. Lo spettacolo di Giuseppe Nicodemo, ispirato a un reportage del giornalista triestino Gianpaolo Sarti, ha esordito la scorsa settimana al Teatro Miela di Trieste. Interpretato dall’attore Francesco Godina e con la partecipazione in video di Zabiullah Ahmadi, rifugiato, lo spettacolo ha messo in scena il servizio di Sarti in cui egli stesso cambia identità per un giorno, con la finalità di vivere qualche ora da migrante. Sul palco del teatro, l’attore ha saputo dare voce al giornalista e al sentito di quell’insolita giornata in compagnia di afghani e pakistani e, attraverso il toccante resoconto del rifugiato Zabiullah, gli spettatori hanno potuto vivere l’incredibile esperienza dell’immedesimazione.

I temi implicitamente trattati dalla rappresentazione teatrale sono appunto quelli dei diritti umani, ed è proprio di quei giorni la ricorrenza del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), adottata dalle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre del 1948. In quell’occasione 48 stati membri su 58 votarono a favore, 8 si astennero, 2 non erano presenti e nessuno si proclamò contro. La storia dei diritti umani ha radici complesse e lontane, ma quel giorno si scelse di andare fino in fondo e di non lasciare più nessun diritto al caso.

Per diritti umani intendiamo tutti quei diritti riconosciuti dagli uomini e dalle donne semplicemente perché facenti parte del genere umano, dove la dignità di ogni individuo non dipende da qualche convenzione sociale o da qualche codice di diritto, ma è essa stessa qualità originaria, intangibile e perenne. La Dichiarazione stila e difende tutta una serie di diritti fondamentali: diritti che riguardano la dignità, la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza di ogni essere umano. La DUDU ha segnato il confine tra ciò che prima tendeva a venir sotteso (nel migliore dei casi) e ciò che successivamente è diventato codice internazionale: pur non essendo uno strumento giuridicamente vincolante, essa svolge comunque un ruolo moralmente persuasivo, permettendo alla comunità internazionale e ai singoli di esigere il riconoscimento dei diritti e della dignità umana all’interno di ciascun paese.

Da quel momento, nel corso dei decenni, la Dichiarazione venne poi “integrata” attraverso diverse convenzioni specificamente pensate per alcune minoranze: la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (1965), la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979), la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984), la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989), la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie(1990) e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità(2006)

In queste ultime categorie di diritti viene trattato anche il caso dell’imposizione di un limite alla libertà di espressione, nel momento in cui questa si manifesta attraverso discorsi di incitamento all’odio verso determinate minoranze. Questo tema è oggi purtroppo di attualità: infatti tutte queste dichiarazioni e convenzioni non sono sempre sufficienti a garantire il rispetto dei diritti di donne e uomini in tutto il mondo, in quanto in molti paesi, persino in quelli che definiamo liberi democratici, i diritti fondamentali vengono talvolta violati, per esempio in nome della sicurezza nazionale.

L’argomento dei diritti umani è insomma vastissimo e molto complesso, ma in occasione del settantesimo anniversario della DUDU sarebbe d’obbligo tenere a mente ogni sua parola e ogni suo articolo: per ricordarsi che non ci sono scuse nel non rispettare la vita in quanto tale, espressa in ogni sua forma umana (e aggiungerei animale e ambientale). Per non dimenticare che la Dichiarazione ha avuto la necessità di nascere subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui morte e orrore hanno avuto il sopravvento su tutto il resto. Per rammentarsi che le divisioni e le prevaricazioni hanno sempre provocato sofferenza e dolore. Per non dimenticare, leggiamo!

“Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono.” Friedrich Hegel

Nell’immagine in evidenza in alto, una foto di Sergio Redolfi: Desire For Freedom