19.12.2018 – 17.13 – “In segno di gratitudine e apprezzamento, a nome di tutta la comunità cittadina, per le rilevanti ricadute in termini economici, di prestigio e visibilità derivanti dal costante lavoro e dalle sue capacità manageriali nella gestione del Gruppo Fincantieri”. Con questa motivazione, il sindaco Roberto Dipiazza ha conferito, nella sala del Consiglio Comunale di Trieste, la cittadinanza onoraria di Trieste a Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri. Gruppo con un portafoglio ordini di oltre 30 miliardi di euro e una posizione di primo piano nella cantieristica, progettazione e tecnologia navale mondiale, Fincantieri è da sempre una presenza di grandissima importanza da un punto di vista produttivo e occupazionale a Trieste e a Monfalcone. “Quando guardo a figure come quella di Giuseppe Bono”, ha detto il sindaco, “sono orgoglioso di sentirmi italiano. Grazie per quello che hai fatto e farai ancora per la nostra città e per il nostro Paese”. Bono ha evidenziato la dimensione e il valore internazionale del gruppo, che ha più di 19.000 dipendenti dei quali più di 8.000 in Italia, e come proprio la nave da crociera sia diventata oggi uno dei prodotti più costosi al mondo, che deve essere realizzato e gestito con sapienza e sempre più alta professionalità: “Dove siamo arrivati”, ha detto Bono, “non è un punto d’arrivo ma di partenza per il futuro della nostra azienda e del paese. Noi dobbiamo servire l’Italia per i nostri figli. Abbiamo un dovere in più come padri”.
Nato in Calabria, in provincia di Vibo Valentia, il 23 marzo 1944, Giuseppe Bono è alla guida di Fincantieri dal 2002. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Messina, e Honoris Causa in Ingegneria Navale a Genova, è conosciuto come uomo deciso, determinato, tenace; subito dopo la tragedia del Ponte Morandi si è recato sul luogo del disastro annunciando che Fincantieri era “in grado di ricostruire il ponte”, riscuotendo fin dal principio l’approvazione di Luigi Di Maio. E così, alla fine, si è deciso: il governo giallo-verde a guida Lega e Movimento 5 Stelle ha scelto per la ricostruzione proprio Fincantieri. Genova è una città nella quale la presenza del gruppo è importante, cruciale, tanto quanto per Trieste. Oggi è stato però proprio il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Trieste a non partecipare alla cerimonia: come ha spiegato in una nota diffusa da Paolo Menis, “Rispettiamo il lavoro di Fincantieri e il valore che esso porta alla nostra città ma, proprio per difendere tutti i lavoratori onesti e quelli che credono nel valore assoluto della meritocrazia, con il nostro gesto vogliamo sottolineare l’inopportunità”.
Sempre i deputati del Movimento 5 Stelle avevano presentato, un anno fa, un’interrogazione molto pesante proprio contro Bono, che si sarebbe aumentato “in modo ingiustificato” lo stipendio e gli incentivi. Nel luglio 2017 era stata segnalata al governo Gentiloni una situazione di performance di Fincantieri “tutt’altro che brillanti”, sottolineando la sensibilità del fatto essendo Fincantieri una società partecipata pubblica. Il giornalista Gianni Dragoni, sul Sole 24 Ore, aveva dedicato successivamente spazio all’argomento riprendendo le note sull’aumento di stipendio di Bono, “lievitato sensibilmente”, e scrivendo che era stato “a lungo dirigente dell’Efim, ente pubblico manifatturiero, che controllava l’industria delle armi”, ente poi liquidato da Giuliano Amato in quanto in forte stato di indebitamento. Dall’Efim, Bono era poi passato in Finmeccanica e quindi “grazie all’appoggio di Claudio Scajola passò alla guida di Fincantieri. È lì da oltre 16 anni”.
Nell’aprile 2012, la Fincantieri e Giuseppe Bono erano stati protagonisti del servizio di Giovanna Boursier di Report, introdotto da Milena Gabanelli: l’inchiesta, nella sua prima parte costituita proprio dall’intervista della Boursier a Bono, aveva portato alla conoscenza del pubblico una complessa e particolare situazione di lavoratori registrati e catene di appalti e subappalti ad aziende, spesso amministrate o di proprietà di ex dirigenti di Fincantieri, che portavano, anche con l’impiego di lavoratori immigrati regolari e per minimizzare i tempi di consegna del prodotto, a condizioni lavorative definite come disumane e a perdite di valore che ricadevano potenzialmente sugli operai. Una cittadinanza onoraria, quella conferita a Bono, che è quindi fonte di polemica.








