14.11.2018 – 10.01 – Appare ormai, come più probabile causa del decesso di Marianna Pepe, nell’attesa di un responso definitivo, l’assunzione, nel corso della giornata e fino alla serata al termine della quale è sprofondata nel sonno, di un cocktail di farmaci e alcol. Se ciò sarà confermato al termine di tutti gli esami, Marianna Pepe non sarebbe la prima, purtroppo, ad aver incontrato una morte accidentale di questo tipo: nei mesi e negli anni recenti questi episodi si sono ripetuti con frequenza via via maggiore.
Si ricordano morti eccellenti, come quelle di Heat Ledger e Anna Nicole Smith. Di Amy Winehouse. Non per droga, o per desiderio di morire, ma a seguito dell’alcol o di abuso o semplice assunzione di sedativi, stimolanti, antidolorifici in combinazione con l’alcol. Morti quadruplicate negli Stati Uniti in circa quindici anni con cifre che fanno rabbrividire – oltre diecimila morti l’anno. Sono aumentate di molto in Europa, che segue ora, a distanza di qualche anno e come spesso accade, il trend statunitense anche negli acquisti di medicinali non prescritti online e nelle farmacie su Internet – uno per tutti, l’ossicodone, un potente oppioide simile alla morfina del quale ci sono stati casi di spaccio illegale a Trieste durante la scorsa primavera. E, anche quando non è questo il caso e non si ricorre alla morfina o alla droga, in situazioni di euforia o di depressione anche momentanea manca la lucidità di comprendere che anche semplici e comuni medicinali, in particolari combinazioni, mescolati in un cocktail o utilizzati con l’alcol possono causare con molta rapidità la morte. Negli sportivi e nelle persone che lavorano nel mondo dello spettacolo subentrano spesso fattori anche psicologici: chi è stato, ad esempio, per qualche anno sempre al centro dell’attenzione e sempre sotto tensione prima di salire su un palcoscenico o prima di una gara, e si trova a non esserlo più, può cadere in depressione.
La depressione è una brutta compagna; così, si inizia a prendere ‘qualcosa’, per sentirsi un po’ meglio meglio, dimenticandosi di farlo solo sotto stretta osservazione medica. Xanax contro gli attacchi di panico, Valium che fa star meglio nel momento in cui arriva l’ansia, Prozac che fa andar via la depressione, quel ‘sentirsi giù’- quest’ultimo, il più venduto al mondo, e ormai diventato un fenomeno di cultura grazie a canzoni e film. E poi, visto che stai un po’ meglio, ti bevi magari un bicchiere in compagnia: che vuoi che sia. Mescolare altre sostanze con l’alcol, per chi ne fa uso, può diventare abbastanza comune come comportamento, perché ‘tanto l’ho già fatto, e non è successo niente’: l’opinione del medico diventa una voce distante, un’eco. A volte, al medico, non glielo vogliamo neppure dire perché ci vergogniamo. A Trieste, e lo si sa, un bicchiere in compagnia diventa poi tre.
Gli antidolorifici e l’alcol sono forse il mix più pericoloso perché le due sostanze hanno entrambe l’effetto di rallentare la respirazione, attraverso due meccanismi diversi, e inibire la reazione della tosse: così, si crea un doppio effetto nocivo che può far dimenticare, completamente, di respirare. Con i sonniferi, gli ansiolitici e gli antidepressivi, invece, l’alcol agisce diversamente: ne intensifica l’effetto sedativo, ti senti stanco, e ti butti semplicemente a sedere da qualche parte o a letto fin quando non ti svegli. Se ti svegli. Posto che tu sia riuscito ad arrivare a casa, perché la sensazione di stanchezza e la disattenzione causano frequentemente incidenti d’auto e cadute.
Con lo Xanax e l’alcol si verifica una contrapposizione di enzimi: l’alcol che circola nel sangue arriva al fegato, dove dovrebbe essere eliminato, ma lo stesso enzima si deve occupare anche del farmaco psicoattivo, e questo rallenta la scomparsa di entrambe le sostanze dal corpo. Rimangono nel sangue più a lungo, si accumulano, e se la loro concentrazione aumenta troppo si arriva all’overdose, che causa una sinergia di effetti a carico del sistema nervoso centrale. Cuore e polmoni si fermano: l’effetto delle due sostanze combinate diventa infatti molto più forte di quello della somma delle due sostanze se fossero, ipoteticamente, prese singolarmente. Il mix di alcuni farmaci con l’alcol può anche farti dimenticare le cose che hai fatto: il Roipnol, la famosa ‘droga dello stupro’, fortemente mitizzata ma dagli effetti comunque reali, appartiene alla stessa classe di farmaci dello Xanax; senza arrivare alla situazione di stupro, potresti, semplicemente, prendere ancora una pillola perché ti sei dimenticata di averne presa una. E rifarlo subito dopo.
Gli antidolorifici, contro le situazioni fisiche, e gli ansiolitici e antidepressivi hanno avuto, e hanno, grandi meriti: la depressione è il male del nuovo millennio. Non se ne vuole parlare, è vietato: ‘robe da matti’. Chissà poi perché. E chi nega che sia una malattia, qualcosa che puoi ‘farti passare’ con una passeggiata e un po’ di sole, forse semplicemente non la conosce. Vivere in uno stato psicofisico di sofferenza solo perché non vuoi o hai paura di prendere un farmaco non è quasi mai una buona soluzione: il dolore è una spirale buia.
Come aveva scritto il sociologo tedesco Gunter Amendt, le caratteristiche del nostro corpo, anche quelle chimiche, non sono più sufficienti per adattare il nostro organismo al mondo in cui viviamo: un mondo veloce, frenetico, all’interno del quale siamo esposti a tutto e tutti. Un mondo permanentemente sovraccarico e permanentemente sovraeccitato e aggressivo. I farmaci psicoattivi rispondono al problema della sofferenza del nostro corpo e della nostra anima, come può essere quella causata dalla perdita di una persona amata: ci fanno stare meglio, e, pian piano, la vita va avanti – fin quando, se siamo stati seguiti da un medico e da un professionista, non ne abbiamo più bisogno e stiamo di nuovo bene. Le droghe e l’alcol rispondono alla necessità di superare le costrizioni della nostra vita quotidiana, con cui non riusciamo più a venire a patti, e alla nostra voglia e necessità di divertirci perché, circondati da tutto e stufi forse anche del sesso, che viviamo attraverso un Social Network, non riusciamo a farlo con altro. Esiste un futuro senza droghe? Il confine fra le due sostanze e i due comportamenti è labile, mortale e morale: sta in noi tenerne ben presente la linea. A volte non sta neppure in noi, se non siamo più consapevoli di ciò che stiamo facendo, ma in chi ci sta accanto.


