Grande successo per la Prima de “I Miserabili” al Politeama Rossetti

17.10.2018-14.30- Grandi applausi ieri sera per la Prima de I Miserabili di Victor Hugo al Politeama Rossetti, adattamento di una delle opere più conosciute della storia della letteratura che, ha restituito al pubblico, la stessa intensità drammatica dell’opera originale. Grande affluenza sopratutto da parte dei giovani, che hanno riempito gran parte dei posti in sala e applaudito entusiasti alla fine dello spettacolo.

Lo spettacolo, della durata di 2h e 45, ha catturato l’attenzione del pubblico con un’interpretazione travolgente da parte degli attori, sottolineata dalla musica nei momenti più drammatici, con una scenografia dinamica seppur minimalista composta da pareti mobili, che all’occorrenza racchiudevano lo spazio di scena, ricreando l’intima atmosfera di una stanza. Una rappresentazione coinvolgente che a dispetto dell’imponente opera letteraria, risulta sempre interessante e per nulla pesante, seppur mantenendo i toni gravi delle tematiche affrontate.

I “miserabili”, uomini e donne toccati dal dramma della vita, le cui vite si intrecciano tra loro mostrando ogni sfaccettatura dell’animo umano, primo fra tutti il protagonista Jean Valjean, che condannato a 20 anni di lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane, viene etichettato come uno scarto umano senza possibilità di redenzione. Rassegnato all’infamia, porta sulle spalle il peso stesso della vita come un grosso fardello di cui si vuole liberare, pesantezza che si riesce a percepire sin dalle prime battute dell’attore Franco Branciaroli, che trasmette al pubblico il dolore di una vita segnata. Lo stesso protagonista definisce il suo personaggio “uno strano santo, una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che deve ancora venire”.

La figura Vescovo Myriel, presso cui Valjean trova rifugio, è interpreta da Alessandro Albertin, il quale con la sua performance riesce a calarsi perfettamente nei panni del buon uomo di chiesa. Invece di condannare Jean Valjean, il Vescovo vede oltre l’apparenza dell’ex galeotto, restituendogli non solo la libertà ma anche il perdono “da oggi tu appartieni al mondo dei buoni […] io ho comprato la tua anima e l’ho donata a Dio”. Nell’opera si avverte una forte contrapposizione tra la figura del Vescovo e quella dell’ispettore Javert, impersonata da Francesco Migliaccio, che a dispetto del prelato, trasmette la rigidità di pensiero di questa figura controversa fermamente convinta della sua visione cinica e cruda del mondo. Il Javert di Migliaccio è uno dei personaggi che maggiormente si può apprezzare, perfettamente calato nella parte dell’uomo freddo e privo di sentimenti, con un’incrollabile fede nella legge, che osserva i “miserabili” muoversi all’interno dell’opera, con disgusto e odio, ritenendoli colpevoli della propria condizione.

È l’amore il punto focale e ancora di salvezza per i “miserabili” che il testo teatrale, la piece, riesce a restituire chiaramente in più punti dello spettacolo. Un piccolo accenno se ne intravede quando la storia di Jean Valjean, rinnegato il proprio nome per condurre una nuova vita all’insegna del bene, si intreccia con quella di Fantine, giovane donna sedotta e abbandonata. Nella sceneggiatura di Luca Doninelli la storia di Fantine entra subito nel vivo, non vediamo il percorso che l’ha portata ad ammalarsi gravemente, ma ne sentiamo il racconto dalla stessa: solo grazie l’amore per la figlia riesce a resistere all’inevitabile destino, che si infrange portandola alla morte, quando la possibilità di riabbracciare la sua amata Cosette le viene negata. La stessa Cosette (Romina Colbasso) viene salvata dall’amore, prima da quello paterno di Jean Valjean e poi da quello romantico corrisposto dal giovane rivoluzionario Marius (Filippo Borghi). Nell’amore trova riscatto Eponine, interpretata magistralmente da Valentina Violo che, ci restituisce una donna forte e allo stesso tempo fragile. Sullo sfondo di una Parigi in tumulto, due figure in particolare fanno sentire al pubblico, l’amore incondizionato per la patria e nei principi rivoluzionari, Andrea Germani con il suo Enjolras, capo del gruppo rivoluzionario Abc e il monellaccio Gavroche, interpretato da Silvia Altrui, giovanissima attrice, che veste anche i panni della piccola Cosette, incantando il pubblico.

“Era una che poteva essere e non è, perché la vita l’ha fatta diventare miserabile” così descrive Hugo il personaggio di Eponine, ma è una frase che si adatta a tutto il romanzo, concetto emerge con forza nella sceneggiatura di Luca Doninelli e dalla regia di Franco Però.

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