Chi ha paura di Diego Fusaro? “Turbocapitalismo e globalizzazione selvaggia” a Trieste.

25.10.2018 – 15.30 – Protagonista dell’incontro “Turbocapitalismo e globalizzazione selvaggia”, organizzato dal meetup Trieste5Stelle e svoltosi ieri 24 ottobre nella Sala Tergeste dell’hotel Savoia Excelsior, il filosofo Diego Fusaro, affiancato dallo scrittore e giornalista dell’Ansa Francesco De Filippo, che ha non solo moderato, ma stimolato la conversazione fra l’ospite e il pubblico.

Nato a Torino nel 1983, Diego Fusaro insegna filosofia presso l’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano. Fusaro si considera allievo indipendente di Hegel e di Marx, e intellettuale dissidente e non allineato, al di là di destra e sinistra. Inizia l’incontro con il pubblico proprio con un riferimento alla filosofia come tematica universale nella vita dell’uomo: da Socrate e il suo passare le giornate nell’agorà per incontrare i suoi concittadini, all’intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, con l’identificazione della televisione come mezzo assolutamente non democratico e avverso alla filosofia stessa. Non si avvicina certo al pubblico in modo suadente: da’ piuttosto, a tratti, l’impressione di volerlo tenere, con la sua dialettica, a una certa distanza. Eppure affascina.

Sovranista, Fusaro fa dell”Unione Europea il suo primo, non certo inatteso, bersaglio: “C’è una contrapposizione evidentissima fra stati nazionali sovrani democratici, come ultimi baluardi di democrazia, beni comuni e interessi sociali, e il mercato senza regole di cui l’Unione Europea è espressione nel nostro continente. Interesse della nazione contro interesse degli ‘euroinomani’: ‘euroinomani’ di Bruxelles, che di fronte a una pacata spiegazione dei drammi che stiamo scontando in Italia, e che derivano in larga parte dalle politiche di austerità proprio dell’Unione Europea, ti rispondono che ci vuole più Europa. È l’argomento che il tossicodipendente utilizzerebbe con chi gli facesse garbatamente notare che è la droga a cagionare la sofferenza che ha, e che non può risolvere il problema con più droga”. Non manca, subito dopo, un richiamo diretto a quella che è divenuta ormai la ‘questione italiana’: “La vicenda di questi giorni è evocativa: un braccio di ferro evidente tra un governo, quello italiano, che può piacere o non piacere ma che ha pieno mandato democratico e rispecchia l’interesse del popolo che l’ha votato, e l’interesse di un gruppo di burocrati che nessuno ha mai eletto e che decide in nome dei conti in ordine, dei mercati e delle agenzie di rating”. E ancora, di fronte alla considerazione sul come il percorso storico e sociale concretizzatosi con l’Unione Europea abbia contribuito all’impedire lo scoppio di nuove guerre, Fusaro risponde: “L’Unione Europea, in realtà, ha ridefinito il concetto di guerra in coerenza con un regime capitalista funzionante a pieno ritmo. All’interno del capitalismo, tutto si ridefinisce in termini economici: pensate al modo in cui la Germania ha di fatto invaso la Grecia, non con i carri armati, ma a colpi di spread, debito pubblico e Troika “.

Fusaro non esprime sentimenti contro i migranti ma contro lo sfruttamento dell’immigrazione. “Io credo che il nemico non siano i migranti, che fanno parte dell’umanità sofferente, ma colori i quali destabilizzano i loro paesi a colpi di bombardamenti, come in Libia, e cagionano i fenomeni di migrazione, con danni infiniti ai migranti stessi e una loro deportazione di massa nei nostri paesi al fine di procacciare manodopera a basso costo. La migrazione che diventa poi la tragedia anche dei nostri giovani, costretti ad aprirsi alle chance qualificanti della globalizzazione per fare i lavapiatti a New York. È la bellezza della mobilità, della mondializzazione”. Dall’Africa, poi, attraverso una eloquente esposizione della situazione attuale, si arriva più vicino a noi: “È curioso vedere come nell’Europa di Schengen si chiudano le frontiere a Ventimiglia: i capitali passano, le persone no. È inquietante: libera circolazione delle merci e delle persone ma solo fin quando sono utili a un fine economico”. Allo stesso modo non si esprime contro femministe, omosessuali, vegani, ma suggerisce di guardare più in là e di parlare di lavoratori e non di sottocategorie, con una esortazione a non applicare etichette che non ottengono altro effetto, sia esso voluto o meno, che quello di segmentare ancora di più una classe sociale che, dopo l’annullamento del proletariato e il depauperamento della classe media, ha perso la sua identità e stenta a ritrovarla. “Non c’è più bisogno delle leggi feudali in cui si viene definiti come subordinati: si è tutti liberi e uguali, e fraterni, secondo il noto motto, ma in realtà sei o lavoratore oppure colui che beneficia di tutto ciò, in un rapporto salariale sancito non dalla legge, ma dalla diversificazione delle funzioni economiche”.

Di fronte alle parole di Fusaro risultano comprensibili, quindi, gli attacchi al filosofo da parte degli organi di stampa espressione degli industriali e dell’economia; molto pesante un recente articolo nel quale fra le tante accuse mosse a Fusaro – dal neonazista, all’illuso, all’imbonitore e complottista – spicca quella di essere una ‘caricatura della filosofia’, di veicolare ‘ciarpame’ e di ‘utilizzare parafrasi e citazioni a caso’ (sic); comprensibili anche, di fronte alla sua opinione che una sinistra non esista in realtà più, le critiche provenienti dalla sinistra stessa, che pur in precedenza aveva l’ ‘uomo di spettacolo’ (sic), così è stato definito, come gradito ospite dei suoi incontri.

Di fronte alle argomentazioni di Fusaro le accuse paiono quantomeno ingenerose; se siano o meno fondate o politicamente connotate, non è nostro compito dire. L’idea di come destra e sinistra, delle quali Fusaro ha parlato ampiamente definendole come “trionfo di sembianti del medesimo”, siano ormai concetti superati,non è certamente sua; l’atomizzazione della politica è ormai un fatto concreto, la mancanza di volontà a riconoscere questo cambiamento, che ormai permea ampiamente le fasce sociali del paese, non può che rendere più difficile la vita di ogni giorno: non si tratta più di ideologia, l’ideologia è stata ampiamente superata dal quotidiano e dal concreto. Il successo trasversale del Movimento 5 Stelle, a cui Fusaro ha certamente contribuito, ne è testimone: Fusaro attribuisce al Movimento, fra gli altri pregi, quello grandissimo aver trasformato il più individualistico e solitario dei gesti, l’astensionismo, in una espressione corale e politica che l’ha unificato e si è tradotto in un ‘no’ rivolto verso l’establishment, trasformando in atto sociale quello che prima era un gesto tradizionalmente individuale. Eppure, una certa parte della politica questo cambiamento continua a volerlo ignorare; così come si volta dall’altra parte, indubitabilmente, di fronte ai rovesci in campo, che si susseguono l’uno dopo l’altro. “La sfida del Movimento 5 Stelle”, dice Fusaro, “è ora dare rappresentanza politica reale al ‘basso contro l’alto’, all’interesse nazionale delle classi lavoratrici e dei ceti produttivi contro quello dei grandi gruppi finanziari finora tutelati dai precedenti partiti sia di destra che di sinistra”.

Diego Fusaro, definito da alcuni come icona della contemporaneità, paragonato a un simbolo della situazione in cui versa la cultura italiana con un, neanche tanto implicito. riferimento a un ‘quanto male la cultura stia’ – ma poi, è davvero così, oppure ha semplicemente, la cultura, cambiato aspetto e mani, a volte poco velatamente politiche, che la tutelavano? – è ormai apertamente contestato in Rete (con la Erre maiuscola, come si usa scrivere); in ciò, cogliamo un aspetto positivo, perché la contestazione su questi temi è comunque fonte di dibattito e di esplorazione delle idee.

La critica conclusiva mossa a Fusaro è di non essere neppure “professore”, e quindi di non avere autorevolezza di fronte al pubblico. E ci risiamo. Fusaro da’ fastidio, forse, per lo stesso motivo per cui si può pensare dia fastidio proprio il Movimento 5 Stelle: esce dagli schemi. È un uomo di spettacolo? Per una parte, certamente sì. È solo questo? A questa domanda, rispondere con un sì sarebbe difficile. Con le vecchie regole e logiche non lo si comprende, e con le nuove non tutti sono pronti a confrontarsi. L’impressione finale che resta alla fine dell’incontro con Fusaro, che si è attenuto in modo abbastanza stretto al tema sulla globalizzazione selvaggia ma che non si è sottratto alle molte domande del pubblico – dalla sua posizione politica, con la conferma di non essere iscritto a nessun partito ma di essere vicino al Movimento 5 Stelle, all’immigrazione, all’antivaccinismo su cui non si è espresso pur sottolineando la necessità di un dibattito più aperto fra i medici – è quella di una certa mancanza di disponibilità, da parte dei suoi avversari, ad aprirsi al confronto. Diego Fusaro esprime alcune idee condivisibili per alcuni, e per altri no; comprensibili per una parte del pubblico, e per un altra no. Si è d’accordo con lui su qualcosa, e su altro meno. Ma il valore del dibattito organizzato dal Movimento 5 Stelle di Trieste resta comunque grande, perché riavvicina il cittadino a temi che sono di enorme importanza, che per lui o per lei erano diventati molto distanti, e dei quali – nei quali – non si sentiva più parte attiva.

Roberto Srelz

 

 

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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