Il Bagno “Alla Diga”: storia di uno stabilimento nato per caso

18.08.2018 – 09.45 – La diga foranea di Trieste era già presente nell’iniziale piano di costruzione del Porto Vecchio, formulato dagli ingegneri francesi Paulin Talabot e H. Pascal tra il 1862 e il 1865. Il progetto comprendeva cinque moli, tre bacini e per l’appunto una diga a protezione dalle mareggiate. I primi lavori di quanto all’epoca era noto come Nuovo Porto Commerciale di Transito e in seguito diverrà conosciuto come Porto Nuovo e infine tragicamente famoso come Porto Vecchio, iniziarono il 17 gennaio 1865, sotto la direzione della KK. Priv. Sudbahn.
Le difficili condizioni della zona, caratterizzate da un fondale paludoso e instabile, richiesero lunghi anni di lavori e dragaggio: solo nel 1867 i primi due moli risultavano operativi, mentre il corpo centrale del Porto Vecchio verrà ufficialmente completato tra il 1878 e il 1891.
La diga foranea risale pertanto all’ultimo quarto dell’ottocento e in questo contesto il passaggio dall’essere una semplice protezione per il Porto al diventare uno stabilimento balneare è assai breve.
Gli anni a cavallo del secolo d’altronde assistono alla nascita dell’industria balneare come oggi viene conosciuta, con tutti i suoi elementi caratterizzanti, dal richiamo della spiaggia dorata, alla gara nella qualità dell’acqua, alle fila di sdraio e ombrelloni.
Con il passaggio all’età edoardiana si verifica inoltre un attenuarsi dei costumi e del moralismo precedente a ulteriore vantaggio della spiaggia: se già la riviera francese e l’Italia erano conosciute per una maggiore liberalità rispetto ai cugini anglosassoni, verso il 1910 gli stabilimenti balneari non erano così diversi da quelli attuali. La differenza, a partire dagli anni Venti e Trenta, sta nel graduale allargamento delle spiagge dapprima alla bassa borghesia e infine a partire dal secondo dopoguerra, ai ceti popolari, con il turismo di massa. Non si tratta tuttavia di distinzioni da tracciare con eccessivo rigore: se è vero che nel 1840 e 1850 i Bagni Galleggianti erano riservati ai militari e all’alta borghesia, esistevano già all’epoca bagni popolari, sebbene piuttosto raffazzonati.

Inaugurazione del Bagno “Alla Diga” (1905).

Il BagnoAlla Diga” nasce con la costruzione a fine ottocento di una palazzina in muratura, destinata a diventare in quegli anni sede della Società austriaca dei canottieriEintracht” (“Concordia”). La palazzina era situata all’estremità della Diga prospiciente il molo San Carlo, oggigiorno noto come Molo Audace. Tra il 1904 e il 1905 un imprenditore, Alessandro Cesare, richiese le autorizzazioni per fondare uno stabilimento balneare, con un’istanza depositata il 29 novembre 1904. L’anno successivo (9 marzo 1905), il Governo Marittimo autorizzò lo stabilimento, con il decreto n. 3302, dando il via ai lavori. Non ho trovato conferme sull’identità di Alessandro Cesare, ma considerando le date di costruzione del Bagno Excelsior (1887) e del Bagno “Alla Diga” (1905) mi sembra lecito ipotizzare si trattasse dello stesso Di Salvore precedentemente impegnato a fondo nella politica locale e specificatamente nell’industria turistica di Barcola. Il nuovo Bagno veniva regolarmente rifornito con veri e proprio “approvvigionamenti” mediante natanti, mentre i turisti potevano approfittare di speciali battelli che andavano avanti e indietro tra la diga e il molo San Carlo o richiedere “un passaggio”, dietro mancia si presume, ai pescatori nella zona. La struttura, di legno e ferro, occupava un tratto di 240 metri sulla scogliera esterna della Diga. Le cabine pensili rimasero vittima di quella stessa, brutale, mareggiata del 1911 responsabile della distruzione degli ultimi Bagni Galleggianti.
Il Bagno era inizialmente noto come il “Bagno Cesare” (1905) fino a quando, alla morte del proprietario nel 1920, divenne noto come il Bagno “Alla Diga”, passando in eredità a Carlo Kozmann, che aveva gestito per decenni il buffet dello stabilimento. L’anno successivo, tuttavia, lo stabilimento ritornava alla famiglia Cesare, a seguito di una dura controversia legale.
La costruzione del Bagno Militare del cav. Vigini nel frattempo aveva conosciuto dei ritardi – siamo negli anni Venti, Trieste era passata all’Italia – e pertanto si decise di aprire all’esercito il Bagno “Alla Diga”. Nello specifico, il Bagno divenne disponibile a partire dall’11 giugno 1921 agli addetti dell’Amministrazione Marittima e relative famiglie e alla Capitaneria di Porto. Un motoscafo, dal rinominato molo Audace, permetteva con una cifra simbolica di raggiungere la Diga.
Il Bagno passò così dall’essere una spiaggia di nicchia a uno stabilimento di migliaia di bagnanti. Oltre al sovraffollamento sulla Diga e al traffico dal molo Audace al Bagno, i clienti si affollavano a nuotare nel tratto di mare tra la diga e il Porto Vecchio, a sua volta percorso dalle navi in entrata o in uscita dai bacini. Le barche si ritrovavano a compiere spericolate manovre per evitare incidenti e nei mesi estivi il Porto ebbe più di un problema al traffico navale. La Capitaneria di Porto intervenne con il proprio personale per impedire la balneazione nei luoghi più pericolosi, ma invano: il Bagno dovette così chiudere nel 1923. Nello stesso anno, l’imprenditore Guglielmo Dumeau presentava un’istanza (26 maggio 1923) con la quale otteneva in concessione un altro tratto della diga dove edificare un altro stabilimento balneare, stavolta in regola con le nuove norme di sicurezza. Il nuovo Bagno “Alla Diga” occupava per metà il vecchio spazio: le cabine erano posizionate sulle fondamenta dello stabilimento Cesare, mentre una serie di galleggianti delimitavano una vasca a uso nuotatori. Il proprietario doveva inoltre gestire un battello con un apposito bagnino per eventuali emergenze.
Il Bagno passò poi di proprietario il 16 dicembre 1937, conoscendo una grande crescita sotto Antonio Bressanutti, che strappò all’Amministrazione marittima una concessione di nove anni.
Bressanutti, ancora una volta, costruì sulle fondamenta dei precedenti stabilimenti: vennero disposte cabine, spogliatoi, buffet, una terrazza e venne circoscritto un nuovo spazio per i nuotatori, stavolta allargato a 1000 mq. Antonio passò poi lo stabilimento ai figli, Carlo, Ferruccio e Giuseppe. Si arrivò così agli anni Sessanta, quando il Bagno, in cattive condizioni, passò all’Ente Autonomo del Porto di Trieste. Un aneddoto, raccontato da Marco Zanettovich nella guida “Spiagge e stabilimenti balneari di Trieste”, racconta come si servissero 200 omelette al giorno al buffet, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Una prova evidente del successo dello stabilimento.

Bagno “Alla Diga” negli anni Cinquanta (cartolina).

Il Bagno “Alla Diga” ha conosciuto un parziale revival negli ultimi dieci anni: l’Autorità Portuale ha concesso la diga alla società “Sailing People” nel 2007, all’epoca sotto la guida di Federico Stopani, noto campione della Vela. La zona è stata gestita dal 2007 al 2011 dalla Sailing People, che ha in seguito passato la torcia nel 2011 alla SocietàD’Arcano Sviluppo Europa”, che a sua volta l’anno successivo l’ha passato alla Friulazeta (2012). In quello che si è rivelato un rapido passaggio di consegne la Diga è infine passata all’Associazione sportiva dilettantesca “La Diga- Trieste”.
Questa a sua volta aveva affidato la gestione a Eurospiagge, che l’aveva passata all’Amare Beach Club, conservando solo il ristorante. La situazione si è ulteriormente aggravata quando, nell’ottobre 2016, si è scoperto come la “Diga-Trieste” non aveva pagato le rate di canone dal 2014, accumulando la vertiginosa cifra di 220mila euro. L’Autorità Portuale pertanto ha riproposto il bando nel marzo 2018, nella speranza di trovare qualcuno interessato a far “fruttare” il vecchio Bagno.
La diga presenta un interessante dilemma, nella misura in cui si tenta di proporla come un bagno di lusso, pur essendo posizionato in una zona dove l’acqua è tutt’altro che limpida per la vicinanza al Porto Vecchio e alle relative fogne. Molti inoltre hanno ricordato come lo stabilimento sia stato a lungo un bagno popolare, lontano dagli attuali prezzi. Tuttavia, il fatto di essere su una diga e pertanto difficilmente raggiungibile obbliga a mettere in conto le spese per andare e tornare.
La vecchia diga foranea inoltre impedisce un ipotetico terminal crociere in Porto Vecchio, dovesse il progetto (rimasto sulla carta) realizzarsi. D’altronde, come viene specificato nel bando dell’Autorità, la struttura è pienamente funzionale, con un restauro della palazzina storica relativamente recente (2007).

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore