28.07.2018 – 13.53 – La ricerca di fonti energetiche alternative è al centro delle iniziative di diverse nazioni da decenni e nell’ambito dell’Europa e dell’Italia grande attenzione è stata riservata alla cosiddetta economia blu: tecnologie e impianti capaci di trarre energia dal mare, che sia dal moto delle onde o dall’ecosistema marino. In quest’ambito il Friuli Venezia Giulia si è rivelato all’avanguardia, ospitando uno dei due BEL dell’Italia, Blue Energy Lab, del progetto europeo MAESTRALE.
Trattasi di una rete strategica dedicata all’energia blu (EB), uno dei settori chiave per il futuro dell’energia in Europa. La rete comprende una serie di laboratori chiamati BEL, uno dei quali nella nostra Regione. La rete a sua volta è finanziata da MAESTRALE, progetto co-prodotto dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, nell’ambito del Programma Interreg Med. MAESTRALE coinvolge 11 partner di 8 stati – Grecia, Italia, Spagna, Croazia, Cipro, Malta, Portogallo, Slovenia – con l’obiettivo di sviluppare una visione e una strategia comuni che sappiano valorizzare il Mediterraneo quale fonte d’energia sostenibile.
Per il nostro Paese, i BEL a livello regionale sono due, in Friuli Venezia Giulia e in Toscana, organizzati rispettivamente dall’Agenzia Informest, affiancata dal Distretto tecnologico marittimo MARE FVG come partner tecnico, e dal Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente dell’Università di Siena.
I BEL funzionano come un tavolo di confronto aperto che coinvolge tutti i soggetti – istituzioni, università, società civile e imprese – elaborando un orientamento adatto al contesto della Regione e della città, in un settore come quello dell’energia blu che richiede un alto tasso d’innovazione, supporto scientifico e partecipazione pubblica.
Dopo aver concluso una prima fase di “Studio/Studying” – curando, tra le altre cose, la messa online di un GEOdatabase (http://maestrale-webgis.unisi.it/) sullo stato dell’energia blu nel Mediterraneo – il progetto è giunto nella fase del “Sperimentazione/Testing” , con l’allestimento delle reti coordinate permanenti, sia a livello regionale (BEL) che transnazionale (TBEL ) e il coinvolgimento degli attori-chiave dal settore pubblico, mondo accademico/ricerca, imprese e società civile. Grazie al contributo dei BEL, ogni partner sceglierà quali azioni pilota svolgere sul proprio territorio, offrendo una concreta dimostrazione delle possibilità che il Mediterraneo potrà offrire in futuro nell’implementazione d’impianti a energia marina.
Il BEL del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, dopo avere constatato la difficoltà di applicazione al Mare Adriatico delle tecnologie disponibili legate all’eolico offshore, al moto ondoso ed alle correnti marine, ha individuato un possibile primo Progetto Pilota nella filiera regionale del design/produzione/certificazione della componentistica navalmeccanica (incluse piattaforme offshore), dei materiali innovativi per l’eolico (pale e relative navicelle) e dei convertitori per l’energia delle onde e delle correnti. L’idea è quella di allestire un cluster regionale integrato che possa “esportare” in altri mari la propria consolidata esperienza nei suddetti settori, anche in virtù dei forti legami con le strutture FVG per la ricerca avanzata.
Un secondo Progetto Pilota è stato individuato nelle possibilità offerte dallo sfruttamento delle micro-alghe per la produzione di bio-combustibili. Infine, è stato deciso di valutare anche le opportunità legate alle tecnologie del gradiente salino e termico marino.
L’economia blu è considerata dall’Unione Europea uno dei settori più in crescita, con un volume di affari di 566 miliardi di Euro, ricavi per 174 miliardi di Euro e posti di lavoro per quasi tre milioni e mezzo di persone.
Nella definizione di economia blu rientrano tutte le attività in senso lato relative agli oceani, ai mari o alle aree costiere – includendo quindi sia i settori più tradizionali, come la pesca, la cantieristica e il turismo, che quelli emergenti, come l’energia marina e le biotecnologie blu. E’ un’economia che da sola rappresenta l’1.3% del PIL dell’UE (dati The 2018 annual economic report on the EU blue economy).
Nonostante il suo enorme potenziale, l’energia del mare è ancora poco sfruttata; l’UE riconosce nell’energia blu un’opportunità fondamentale per accrescere il contributo delle rinnovabili nel mix energetico: è stato calcolato che entro l’anno 2050 l’energia generata dal settore “blu” potrebbe consentire una riduzione di CO2 pari a 276 milioni di tonnellate.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha stimato che dall’acqua, globalmente, si potrebbero generare tra i 20.000 e i 90.000 TWh di elettricità all’anno.
Quali sono, concretamente, le tecnologie legate all’economia blu? L’energia eolica offshore è ormai una realtà consolidata nel Nord Europa, di gran lunga il settore più maturo e con gli investimenti più cospicui; segue poi l’energia dal moto ondoso, dalle maree e dal gradiente di temperatura. La seconda sfrutta il movimento delle onde, grazie a impianti sia di tipo galleggiante, destinati al mare aperto, che costieri, che sfruttano il principio della colonna d’acqua oscillante. La terza è legata alle correnti marine, con il principio delle turbine eoliche mosse grazie al movimento delle masse d’acqua. La quarta infine sfrutta la differenza di temperatura tra le acque marine superficiali e le acque marine profonde. Come si può dedurre, sono tecnologie altamente sperimentali e proprio per questo il ruolo dell’Italia e della Regione FVG nell’ambito possono garantire un vantaggio nel lungo periodo.


