Nel mare del BioMa: la biodiversità e l’emozione d’immergersi nel blu del golfo di Miramare

11.06.2018 – 09.45 – Il BioMa, o BIOdiversitario MArino, ospitato in un’ala di 300 metri quadrati di superficie nel comprensorio delle ex Scuderie di Miramare, si propone al pubblico come un centro di interpretazione ambientale che ha lo scopo di accogliere e accompagnare i suoi visitatori alla scoperta della biodiversità marina del Golfo di Trieste attraverso quella che si può definire una vera e propria immersione virtuale nell’intera varietà degli ambienti della riserva marina di Trieste. Di fronte alle Scuderie, e a BioMa, incontriamo Maurizio Spoto, direttore dell’Area Marina Protetta di Miramare: è lui che ci accompagna nella visita di questa nuova e stupenda struttura che arricchisce l’offerta scientifica, formativa e turistica di Trieste.

Mentre entriamo, BioMa ci accoglie e ci coinvolge subito: i suoi colori, le fotografie e la sua struttura non hanno l’atmosfera fredda che può avere al suo ingresso un museo o un’installazione scientifica: al contrario, il blu è quello di un mare caldo, vicino, dal quale arriva il rumore delle onde che s’infrangono sulla piccola spiaggia dell’area protetta.

Il BioMa ha più di una modalità di visita. Assieme a Maurizio Spoto, ci avventuriamo in visita libera, con la consultazione un pieghevole illustrato che ci aiuta a scoprire le centinaia di specie riprodotte nei diorami subacquei e riporta elementi che invogliano il visitatore a seguire un percorso e a riconoscere, attraverso l’osservazione diretta, la biodiversità.

La visita di BioMa impegna fra i quarantacinque minuti e l’ora. Oltre al percorso libero per gli adulti, BioMa propone una caccia al tesoro per i bambini e i loro genitori, con attività di ricerca e di scoperta di organismi tipici; e se la caccia ha successo, alla fine del percorso i più piccoli trovano ad accoglierli un premio. La terza possibilità è quella della visita commentata con l’ausilio di audioguide in italiano e in inglese.

Subito dopo l’ingresso, un plastico mostra lo sviluppo dell’intero comprensorio, con evidenziati la riserva di protezione integrale costituita nel 1986 e il promontorio di Miramare, costituito da una porzione di Carso, di natura calcarea, che scende fin sulla costa e va a costituire la scogliera sulla quale sorge il castello. Nella zona centrale la protezione è integrale e vige il divieto di accesso con l’eccezione dello staff del WWF preposto alla gestione; nella zona intermedia che circonda la riserva fino a seicento metri dalla costa è possibile transitare con imbarcazioni, ma è vietata la pesca professionale.

Il percorso si sviluppa quindi lungo una virtuale passeggiata sul fondale, che, aprendosi su due diorami in sezione che raffigurano l’habitat roccioso della scogliera e i fondi sabbiosi verso il largo, mostra tutti gli organismi tipici che trovano dimora nella parte sottostante il Castello di Miramare. Nell’installazione didattica di BioMa, il fondale marino viene rappresentato attraverso una suddivisione in diversi piani, e sono ben visibili i suoi organismi più comuni, come le attinie o pomodori di mare. e gli altri organismi che possono sopportare anche l’esposizione all’aria nell’ambiente intermareale che periodicamente viene sommerso durante l’alta marea per poi riemergere con bassa marea.

Protagonista a due zampe, e due ali, di una delle scene che vediamo accuratamente riprodotte in Bioma è il marangone dal ciuffo, un parente del cormorano, che popola in estate il golfo di Trieste. Sul fondo, i nudibranchi, che non hanno la protezione delle valve ma le branchie sul corpo, amati dagli appassionati di fotografia subacquea per i loro colori sgargianti. E poi le spugne, lo scorfano rosso, l’astice, i ricci da scogliera, i calamari: osservazioni tipiche che si possono fare durante le escursioni guidate in mare e che sono state, in BioMa, rappresentante dai modellisti in modo reale.

Mentre parliamo con Maurizio Spoto del golfo di Trieste e di come l’attività dell’area protetta, con il WWF, si sia sviluppata negli anni, le immagini del videowall mostrano ciò che vi si vede e trova durante estate; il mondo subacqueo, per nulla silenzioso, può essere ascoltato grazie a due docce sonore che riproducono i rumori e i versi dei pesci, come ad esempio quello della corvina, che emette un suono avvertibile anche dall’udito dell’uomo, ma tali suoni biologici di comunicazione tra gli organismi marini vengono coperti da quelli ben più intensi di origine umana come quelli dei motori delle imbarcazioni, anch’essi udibili al BioMa.

Ci spostiamo nell’ampio laboratorio didattico, dedicato alle attività organizzate per le classi delle scuole durante il periodo scolastico. Non tutto è fatto solo di bellissime proiezioni e attività divertenti ed entusiasmanti come la caccia al tesoro: il BioMa accompagna i bambini anche nell’osservazione diretta, sulla spiaggia, attraverso i batiscopi. particolarmente adatti all’esplorazione dell’ambiente di marea ma anche alla visione diretta di piccoli pesci che si avventurano all’interno o poco lontano dal primo mezzo metro di profondità. I centri estivi di Miramare hanno avviato le attività annuali proprio nel mese di giugno, e in questo stesso periodo è possibile prendere parte alle attività di sea-watching e, nei fine settimana, partecipare alle visite per gruppi, che vengono accompagnati dalle guide partendo dal Bagno Ducale: ciascuna guida accompagna al massimo sei persone nel sea-watching e quattro nelle visite subacquee.

Il BioMa continua, e siamo sul fondo. Il substrato mobile del fondo del golfo di Trieste è costituito da uno strato più cospicuo di residui di conchiglie, poi dalla sabbia e infine dai fanghi, e ospita anche vegetazione e piante sommerse; fino agli anni Settanta costituiva l’ambiente ideale per la crescita della posidonia , forse l’organismo più antico del mondo, o della cimodocea, pian piano scomparsa la prima e diminuita la seconda a seguito del cambiamento delle condizioni ambientali. Fondali, sabbia e fango rimangono comunque ricchi di biodiversità e popolati da molte specie, in particolare da specie abili scavatrici di gallerie che trasformano in un proprio ambiente riparato, nel quale dimorare, proteggersi e nutrirsi aspirando l’acqua di mare e poi espellendola di nuovo all’esterno.

L’unica vasca d’acqua marina che il BioMa, nella nuova collocazione, diversa da quella del Castelletto di Miramare, ha mantenuto per un’esperienza anche tattile, ospita invertebrati semplici come la spugna di mare e l’oloturia o cetriolo di mare, un organismo molto importante che si nutre di sedimento e lo ossigena movimentandolo: nella vasca tattile, con attenzione, il visitatore lo può toccare, provando ciò che si avverte nuotando sul fondo. La scelta di mettere a disposizione dei visitatori installazioni e plastici anziché vasche con organismi reali è sia una scelta didattica ed espositiva che un’esigenza tecnica, in quanto le ex Scuderie di Miramare non hanno a disposizione un vano tecnico per le pompe, necessarie al mantenimento di un ambiente d’acqua marina vero e proprio. Vicino alle vasche tattili è poi rappresentata tridimensionalmente la colonna d’acqua che sovrasta i fanghi del fondo: è ciò che scientificamente viene definito un ambiente pelagico, che riproduce la profondità massima di circa 25 metri del nostro mare con i suoi ospiti più grandi e, nell’ultimo periodo, di frequente visione, come la verdesca, i delfini, le meduse e il pesce luna. Alcune delle specie, identificate nel percorso dell’esibizione di BioMa in modo particolare, sono dette “aliene” ai nostri mari, introdotte cioè dall’uomo o importate da altri ambienti attraverso lo scarico delle acque di sentina delle navi – a volte, purtroppo, anche con la conseguente sostituzione delle specie autoctone, che sono scomparse. Ultima fra le specie aliene del golfo è la noce di mare, presente a Trieste da circa cinque anni: si tratta di una medusa originaria delle coste atlantiche americane – Nord e Sud America – questa specie è comparsa per la prima volta in Europa nel Mar Nero all’inizio degli anni Ottanta, trasportata dalle navi attraverso le acque di zavorra, ed è poi proliferata a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca perché è un vorace predatore di zooplancton, uova e piccole larve di pesci, soprattutto di acciuga. Nel golfo di Trieste è stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma soltanto nel 2016 si è verificata una sua vera e propria esplosione demografica, con presenze massicce nella Laguna di Marano e Grado, lungo la costa occidentale dell’Istria, e su tutte le coste adriatiche italiane, fino ad Ancona e Pescara.

Oltre le vasche tattili e l’ambiente pelagico, il corridoio buio della bioluminescenza ci conduce in un mondo fatto di organismi marini visibili di notte, come la medusa pelagia, fortemente urticante, e le alghe unicellulari noctiluca che tracciano le maree rosse del tramonto.

E dopo il mondo ovattato della bioluminescenza, si sale al primo piano, e non si parla più di biodiversità, ma dell’impatto dell’uomo su di essa: siamo ora in un mare di rifiuti. I rifiuti in mare sono costituiti dal sessanta all’ottanta per cento di plastica, come ci dimostra una grande e inquietante installazione ricreata a simboleggiare, visti dal basso, i vortici oceanici dell’Oceano Pacifico e di quello Atlantico: isole gigantesche, eterne e fatte di plastica che spesso galleggia a bassa profondità e che le tartarughe, i delfini e gli animali più grandi scambiano per prede e mangiano, con esiti spesso fatali, soffocando. E ora la plastica diventa isola anche nel mare Mediterraneo.

Il problema principale dell’inquinamento da plastiche è però il ciclo stesso della plastica, gettata in mare dall’uomo anche inavvertitamente, attraverso l’uso di oggetti quotidiani e prodotti che riteniamo innocui, ma che il mare poi processa, decompone e ricicla per restituircele in forma di micro plastica: residui dei dentifrici, o dei detergenti utilizzati per la pulizia della pelle e dei tessuti sintetici, che, attraverso gli scarichi, raggiungono anch’esse l’ambiente marino. BioMa ci permette di vederle al microscopio, e ci spiega come queste micro particelle, rimaste in sospensione per moltissimi anni, entrino poi nel ciclo alimentare dei pesci che a nostra volta mangiamo: ci stiamo nutrendo, ora, le plastiche degli anni Cinquanta e Sessanta, e il ciclo di fronte a noi è ancora molto, molto lungo.

Concludiamo la visita di BioMa con la visione dei suoi bellissimi audiovisivi, ringraziando Maurizio Spoto per il tempo che ha voluto dedicarci; e ci fermiamo poi ancora un attimo a Miramare, a osservare ancora la spiaggia e le luci della città, e ad ascoltare il mare di Trieste, questa volta nel maggior silenzio della sera e con dentro di noi una profonda ammirazione e gratitudine per chi al mare e alla protezione di ciò che in quel mare vive ha dedicato la sua vita stessa.

[Maurizio Spoto, direttore, dal 1995, della Riserva Naturale Marina di Miramare, è nato nel 1959. Laureato in Scienze Biologiche ad indirizzo marino-ecologico funzionale presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Trieste, ha dedicato al mare e alla protezione del golfo di Trieste e delle specie che lo popolano e in esso vivono, oltre ai suoi studi, la sua carriera e la sua vita. Impegnato in numerosi e importanti progetti scientifici, continua a occuparsi di Miramare, della sua protezione, di formazione e di divulgazione scientifica lavorando sempre accanto al suo mare. È anche divulgatore scientifico.]

Roberto Srelz