Maurizio Galimberti, importante protagonista della fotografia italiana e internazionale, nato nel 1956 a Como, è stato ospite questa sera al Caffè San Marco di Fotografia Zero Pixel, festival fotografico giunto alla sua terza edizione e curato per la stessa da Massimiliano Muner e Michela Scagnetti (nella foto assieme all’ospite).
Di fronte a un folto pubblico di fotografi, foto amatori e appassionati, Galimberti, che vive e lavora a Milano e non ha mai sperimentato la fotografia digitale, ha ripercorso alcuni fra i passi e gli incontri più importanti della sua carriera, fra i quali il suo inizio come utilizzatore di una fotocamera a obiettivo rotante, la sua lunga collaborazione con Polaroid e la sua attuale sperimentazione con le pellicole Impossible. Galimberti ha poi parlato di filosofia della fotografia e del ritratto, soffermandosi su molti dei suoi mosaici, che hanno contribuito in modo rilevante alla sua notorietà, e presentando i ritratti contenuti nel libro antologico “Portraits”.
I ritratti e le composizioni fotografiche a mosaico di Galimberti sono visioni di un particolare soggetto (moltissimi i ritratti di personaggi famosi, da Johnny Depp a Lady Gaga, a Charlotte Gainsbourg, ad Andrea Bocelli e Lucio Dalla) composte da singoli scatti fatti con una Polaroid e allineati e incollati dall’autore secondo una sequenza a volte progettuale, a volte musicale ed istintiva, sulla quale influiscono contaminazioni provenienti dall’arte e dalla filosofia dei concetti. Il risultato finale della composizione è una visione d’insieme che, come in uno spartito musicale, dà all’osservatore la chiave di lettura per comprendere e apprezzare il soggetto in una interezza solo apparentemente parziale.
Galimberti compone, scompone e ricompone in una ricerca infinita, quasi ossessiva, della perfezione estetica, sempre avvolta però dall’emozione che Galimberti considera come elemento imprescindibile del suo lavoro: emozionanti, nelle sue parole, i ricordi di un’infanzia non facile trasformatasi, nel mantenimento dei valori e delle esperienze fatte nel corso della vita, in un’esperienza umana e professionale completa e appagante, e il meraviglioso rapporto con la madre adottiva, con i vecchi e con i malati incontrati durante la realizzazione di più di un progetto a loro sostegno: “Penso che non riuscirei a fotografare mia madre; mi emozionerebbe troppo. E, a volte, è difficile fotografare la sofferenza, perché entri dentro di essa e non vuoi mancarle di rispetto. La vita e la morte sono entrambe parte della vita, e danno a essa un valore unico. Anche la malattia è parte della nostra vita. Spesso mi fermo a pensare a quanto sono stato, e sono, fortunato, anche nelle cose più banali, come starmene seduto in auto mentre torno a casa a Milano e sono in coda su una strada grigia. Però, sono lì, sono vivo: e queste cose, attraverso la mia fotografia, le posso raccontare. L’emozione che provo posso cercare di farla arrivare a voi, che vivete in questa città meravigliosa.”
Il progetto
Fotografia Zero Pixel è stato avviato nel 2014 dalle associazioni Acquamarina e Officina Istantanea, a cui si aggiunge ora Silver Age. Scopo della manifestazione è quello di dare voce e spazio alla fotografia tradizionale – appunto, a ‘zero pixel’ – esaltandone le forme espressive in un mondo dominato ormai dalla fotografia digitale. Tema di questa terza edizione è «Noise/Rumore». La collettiva fotografica verrà ospitata negli spazi dell’Antico Caffè San Marco a Trieste da domenica 11 a giovedì 15 dicembre.
Roberto Srelz


