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martedì, 6 Dicembre 2022

Teatro Rossetti, “Cabaret”: nella Berlino decadente anni ’30

18.11.16| 11.04- Prosegue il suo tour accompagnato da standing ovation e sold out, il musical Cabaret, portato in scena dalla Compagnia della Rancia, fra le più affermate della produzione di musical in Italia. A Trieste, i protagonisti del Cabaret incontreranno il pubblico al Caffè San Marco il 19 novembre, alle 11.30. Lo spettacolo sarà infatti in replica al Teatro Rossetti dal 17 al 20 novembre 2016.

Il regista Saverio Marconi ripropone uno spettacolo che ama molto per la terza volta nella sua carriera. Ha selezionato con particolare meticolosità il cast, optando per attori della levatura di Giulia Ottonello che applaudiremo nel ruolo di Sally Bowles e di Giampiero Ingrassia in quello del Maestro di Cerimonie. Entrambi hanno saputo dare ai loro personaggi nuova energia e freschezza: la Ottonello assume il fascino fragile ed evanescente della giovane stella, mentre Ingrassia è un’ammiccante, ammaliante, trasgressiva maschera espressionista che, cantando, invita ad entrare nel suo trasgressivo Kit Kat Klub e a dimenticare il mondo. È proprio lui il filo conduttore che porta avanti la storia nel licenzioso locale di cabaret. Saverio Marconi ha lavorato ad un allestimento curato in ogni dettaglio, in cui si è espresso con libertà rispetto alle sue precedenti edizioni e anche ai precedenti storici dello spettacolo (citiamo il famoso film del 1972 con Liza Minnelli): ha trovato una perfetta cornice nella scenografia di Gabriele Moreschi che invade la platea, ed ha posto in luce la forza delle coreografie di Gillian Bruce e i costumi ricercati di Carla Accoramboni che proiettano la vicenda nella Berlino dei primi anni trenta.

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Il testo di Joe Masteroff, tratto dalla commedia di John Van Druten, le musiche di John Kander e le liriche di Fred Ebb, tradotte da Michele Renzullo si sviluppano in una messinscena lodata dalla stampa anche per il suo portato concettuale, le molte domande che indurrà e le assonanze che trova con il presente e con la nostra società dove – come ai tempi del Kit Kat Klub berlinese, secondo il regista, è normale «lamentarsi senza però mai reagire per cambiare davvero».

Dopo 25 anni dalla sua prima edizione di Cabaret, il regista ha osservato: «C’è una cosa che non è cambiata, e credo che questo sia un tema che non muore mai: l’indifferenza della gente che non si occupa (o preoccupa) di quello che le succede intorno, se non ne viene toccata direttamente. Allora nacque il nazismo, oggi cosa nascerà?».

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