4.7.16 | 20.00 – Si alzano i toni del confronto tra il Comitato Referendario per l’Abrogazione della Legge Sanità FVG e l’Assessore Telesca, anche in vista della discussione di domani in Consiglio regionale sull’ammissibilità del referendum per il quale, in tutta la Regione, sono state raccolte 2559 firme.
Il Comitato promotore ribatte alle affermazioni dell’esponente dell’esecutivo regionale con un comunicato nel quale respinge al mittente le accuse.
“Tacciare di irresponsabilità dei cittadini che hanno volontariamente deciso – viene scritto nel testo inviato agli organi di stampa – di impegnare il loro tempo, le loro risorse economiche e le loro energie per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria in Regione ha veramente dell’incredibile; evocare strumentalmente visioni apocalittiche per diffondere inquietudine e, probabilmente, precostituire un alibi per chi voterà contro il referendum, è addirittura inqualificabile.
L’Assessore non può non sapere che, qualora la riforma che porta il suo nome venisse abrogata, sarebbe impossibile tornare alla situazione precedente: lo dice la legge. E gli uffici regionali, che sono indubbiamente molto più preparati dei Comitati, non possono non averle detto che il referendum è abrogativo, non stabilisce una nuova legge né resuscita quella precedente.
Dunque nessun problema: qualora il referendum riuscisse ottenere il quorum, gli effetti abrogativi non entrerebbero in vigore il giorno dopo la chiusura delle urne, ma ci sarebbe tutto il tempo di intervenire dal punto di vista legislativo”.

L’analisi del Comitato è severissima: “a fronte dei proclami che da un anno e mezzo inondano i media, sotto gli occhi dei Cittadini della Regione c’è la triste realtà dei tagli ai posti letto, previsti in ben 549, la diminuzione di servizi e funzioni, l’affollamento crescente nei Pronto Soccorso, l’aumento dei ticket e il diffuso malessere della popolazione, soprattutto anziana. Mentre i famosi Centri di Assistenza Primaria non si vedono all’orizzonte, ad esclusione di quello di Muggia, preesistente ma funzionante solo 12 ore.
A questo generale malcontento si associano le pesanti critiche dei sindacati dei medici e infermieri, a cui si sono unite ora anche quelle dei sindacati confederali, che lamentano le notevoli carenze di organico in Sanità. Come risponde la Regione? Dando numeri che variano di giorno in giorno, fino a promettere ben 670 assunzioni, non si sa se a tempo determinato o indeterminato e con quale copertura economica! Cosa non da poco perché se a tempo determinato, quando una figura è formata, poi deve lasciare il posto e si ricomincia con un inevitabile scadimento nella professionalità. Nel frattempo i tempi di attesa per prestazioni specialistiche si allungano considerevolmente e obbligano sempre più utenti a ricorrere al privato. E’ questo che la Regione vuole? Passare da una Sanità pubblica d’eccellenza ante riforma a un sistema dove si potrà curare soltanto chi ne avrà la possibilità? Oltre a ciò vanno sommati i disagi che stanno producendo gli spostamenti dei pazienti da un ospedale a un altro e le “ riconversioni “ dei piccoli Ospedali, la cui utenza si scarica sui grandi, creando problemi di sovraffollamento.
Ma non si salva nemmeno il Piano dell’Urgenza/Emergenza che scritto a tavolino, fa acqua da tutte le parti, obbligando i dirigenti a spostamenti repentini di uomini e mezzi sul territorio, spesso in contrasto con quanto previsto dal Piano stesso. L’elaborazione “ scientifica “ di questo fondamentale strumento di salute pubblica, è messa pesantemente in discussione dalla realtà dei fatti”.
“Troppo comodo, quindi, ipotizzare un futuro a tinte fosche per non rispondere ad una richiesta di democrazia che, se si fosse realizzato – quando i Comitati lo chiedevano – un sereno confronto con i territori, con gli utenti e con i professionisti, forse non avrebbe avuto ragione di esistere”.
“Anziché scegliere la strada del dialogo, ancora una volta si preferisce autoassolversi gridando al complotto.
I Comitati di tutta la Regione (che domani saranno in presidio sotto il palazzo mentre in Consiglio Regionale si discuterà l’ammissibilità del quesito) si ostinano a chiedere di usare lo strumento di confronto democratico per antonomasia: il referendum. E non hanno paura di andare alle urne. I Comitati no di certo. E le forze politiche”?
Ad accettare la “sfida”, il Movimento 5Stelle, da sempre molto critico, verso l’impostazione della Riforma Serracchiani – Telesca.
“Fin dall’inizio – spiega il portavoce del M5S in Consiglio regionale Andrea Ussai – abbiamo espresso tutte le nostre perplessità nei confronti di questa riforma calata dall’alto dall’esecutivo regionale. È stata una scelta grave e azzardata quella di imporre cambiamenti così importanti senza un adeguato ascolto degli operatori e dei cittadini su temi particolarmente delicati come quelli legati alla salute pubblica. L’esecutivo regionale si è assunto inoltre la responsabilità di bocciare la quasi totalità delle proposte costruttive e di buon senso avanzate dalle opposizioni ma anche da una parte della maggioranza.
Per questo è giusto sostenere con convinzione il referendum. Devono essere i cittadini a dire l’ultima parola sulla riforma sanitaria”.

“Sono oggettivamente troppe le criticità emerse dall’approvazione di questo provvedimento che, ogni giorno di più, non sembra in grado di rispondere all’esigenza di dare continuità a servizi essenziali per i cittadini. La necessaria riqualificazione dei servizi sanitari – aggiunge il portavoce del M5S – deve sempre garantire le giuste tutele in termini di tempestività e sicurezza, soprattutto nella capacità di trattare non solo le cronicità, ma anche le emergenze, dando risposte certe su tutto il territorio regionale”.
La Sanità quindi torna ad essere un argomento di confronto e di scontro, anche a fronte di scelte che a volte sembrerebbero animate più da ragioni economiche che da interesse verso i reali bisogni dei cittadini.


