Alfano: “nessun ripristino dei controlli ai confini con la Slovenia”

5.1.16 | 23.40 – «Non abbiamo intenzione di sospendere Schengen: non è vera la cosa detta, cioè che l’Italia è pronta a ripristinare i controlli ai confini con la Slovenia: quello che abbiamo fatto da settimane è rafforzare i controlli in funzione anti-terrorismo lungo la rotta balcanica».

Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano – intervistato dal TG3 – smentendo di fatto la notizia riportata in un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera, secondo il quale il Governo italiano, come fatto dalla Danimarca e dalla Svezia, sarebbe pronto a ripristinare i controlli alla frontiera con la Slovenia anche in considerazione del costante afflusso di migranti provenienti dalla Slovenia e dalla lentezza con cui procede il programma di ricollocamento stabilito dall’Unione Europea. Anche la Germania, pur non avendo operato la chiusura delle frontiere, ha predisposto dei controlli, piuttosto stretti in particolare in prossimità della frontiera con l’Austria.

Angelino Alfano (Ministro Interno) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia) - Roma 05/11/2015
Angelino Alfano (Ministro Interno) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia) – Roma 05/11/2015

Secondo quanto riportato dal Corriere, la Direzione immigrazione della Polizia avrebbe predisposto un piano di intervento che prevederebbe il ripristino dei controlli ai valichi terrestri e ferroviari con la Slovenia.

«Una misura straordinaria – verrebbe ribadito da fonti anonime del Viminale citate dal Corriere – ma che diventerebbe operativa qualora dovessero aumentare gli ingressi e soprattutto continuare a mancare quel clima di collaborazione che era stato invece promesso nel corso dell’estate».

Secondo l’accordo siglato con gran fatica dai Paesi membri della UE a fine settembre, Italia e Grecia avrebbero avuto la possibilità di trasferire 40 mila migranti – siriani ed eritrei – nei prossimi due anni. Il patto prevedeva l’assenso degli altri Stati «su base volontaria», ma la maggior parte dei paesi membri, anche se con qualche mugugno, si era impegnata a rispettarlo.
La realtà vede un’estrema lentezza nelle ricollocazioni: a fronte di un progetto per il trasferimento di 80 stranieri al giorno – scrive il Corriere – in più di tre mesi ne sono stati sistemati 190 oltre a 50 che dovrebbero trovare sistemazione entro il 15 gennaio 2016.
L’Italia sarebbe comunque, fino ad ora, uno dei paesi europei meno coinvolti dalla crisi dei migranti e in cui meno persone hanno fatto richiesta di asilo.

MB

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