“Sentinelle in piedi e in carega”, lettera di un partecipante seduto

Sentinelle in Piedi
Sentinelle in Piedi

8.10.14 | 21.45 – Continua il dibattito sulla manifestazione“Sentinelle in piedi”, riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo di un nostro lettore che domenica in piazza Unità ha voluto manifestare “sedendosi”.

Anch’io ho partecipato alla manifestazione “Sentinelle in piedi”, ma ho preferito stare seduto e ne spiego le ragioni.

La provocazione c’è stata, ma non è forse una provocazione proporre un’iniziativa che appare falsa e ipocrita fin dalle sue premesse, sbandierando la difesa di una libertà di espressione che in realtà non è minacciata in alcun modo?

Non è vero infatti che il cosiddetto decreto Scalfarotto minacci la libertà di espressione e che non si potrà più dire che “il matrimonio è solo ed esclusivamente tra un uomo e una donna o che i bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre”, come riportato in un’intervista a una “sentinella” sul sito di Radio Vaticana (una di quelle poche “sentinelle” che hanno diritto di parola, a quanto pare).
Mi risulta invece che il ddl Scalfarotto riguardi in realtà le norme per contrastare l’omofobia e la transfobia e che si applichi esclusivamente a casi in cui vengano rilevate delle effettive discriminazioni.

Si tratta quindi di norme più severe da adottare nel solo caso che alcune persone subiscano delle discriminazioni per motivi legati al loro orientamento sessuale, così come già avviene per quanto riguarda le discriminazioni di origine razziale, secondo quanto previsto dalla legge 13 ottobre 1975, n. 654, recependo le norme della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale firmata a New York il 7 marzo 1966.

Il disegno di legge propone alcune modifiche in conformità a quanto disposto dall’articolo 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea: “Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Analizzando nel dettaglio i quattro articoli del disegno di legge (cosa che chi aveva il megafono in piazza si è ben guardato dal fare) vediamo che:
L’articolo 1 specifica semplicemente cosa si intende ai fini della legge penale per “Orientamento sessuale” e “Identità di genere”. 
L’articolo 2 prevede che venga omessa l’alternativa della multa fino a 6.000 euro, evidentemente per impedire che chi può contare su abbondanti risorse economiche possa continuare a discriminare a piacere e senza gravi danni.
L’articolo 3 estende l’applicazione delle norme contro la discriminazione ai casi motivati dall’orientamento sessuale e dell’identità di genere della vittima.
L’articolo 4 prevede che in caso di reato possa essere applicata la sanzione accessoria (al termine della pena detentiva da 6 mesi a un anno) dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità (eventualmente anche a favore di associazioni a tutela della persone omosessuali).

Dato quanto sopra è evidente il motivo per cui in alcune città l’iniziativa ha potuto contare anche sul sostegno di esponenti di estrema destra (non a Trieste, sembra, meno male), che con l’attuazione del ddl Scalfarotto rischierebbero conseguenze più pesanti in caso di reati relativi a discriminazione fondata sul sesso o sulla razza, mentre attualmente possono sperare di cavarsela con una multa e forse una “tirata d’orecchi”.

Mi chiedo quante di quelle “sentinelle” sapessero esattamente per cosa stavano manifestando e se prima di aprire il libro che avevano in mano si siano prese la briga di leggere anche i quattro articoli del disegno di legge che andavano a contestare. O forse era troppo faticoso? Sono certo che molte di quelle persone scese in piazza per aderire all’iniziativa ci sono andate in buona fede, anzi, perfino troppa, fidandosi del probabile invito di qualche conoscente o perfino di qualche sacerdote (sembra che in diverse piazze ce ne fosse qualcuno), o di qualche organo di “informazione” di chiesa e/o partito che avrà i suoi motivi politici per supportare tale causa.

Mi riconosco negli ideali libertari e sono favorevole al rispetto delle idee altrui, a patto che non vadano a danneggiare e discriminare altre persone, perché idee di quel tipo invece non possono e non devono trovare spazio in nessuna società che si reputi moderna e civile; all’ottusità, alla falsità e all’ipocrisia mi sembra invece adeguato rispondere anche con l’arma dello sberleffo (“Una risata vi seppellirà” diceva Bakunin).

Per quanto riguarda i libri da leggere mi sembrano comunque meglio la Bibbia e il Cucchiaio d’argento che altri titoli proposti dagli ideologi delle “sentinelle in piedi”, come per esempio “Sposati e sii sottomessa” (libro di Costanza Miriano ndr.) che, secondo le stesse parole dell’autrice, invita le donne ad uscire dalla logica dell’emancipazione per riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio, mentre l’uomo incarna la guida, la regola, l’autorevolezza.

Uscire dalla logica dell’emancipazione? Mi sembra che libri del genere stiano più ad indicare il percorso che porta al Medio Evo che non al progresso e alla modernità, ben vengano allora i libri di ricette, almeno sono utili ad allettare il palato.

Se invece vogliamo discuterne onestamente e costruttivamente ben venga il confronto, stavolta lasciamo pure i libri a casa, per leggerli più comodamente seduti in poltrona e affrontiamo invece con attenzione l’analisi del testo del disegno di legge.
Lettera firmata

 

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