CRONACA Il Dott. Renzo Mosanghini racconta le difficoltà nelle relazioni ai tempi della recessione

7.02.2014 | 20.50 L’ondata della crisi economica ha investito di conseguenze negative anche le relazioni interpersonali, in particolare quelle con i partner e i figli. Le tensioni che si creano a causa dei problemi finanziari sono così forti da destabilizzare l’intera sfera degli affetti e le dinamiche relazionali. Questo squilibrio non colpisce solo le giovani coppie che si trovano di fronte ad un futuro incerto in cui progettare l’avvenire sembra impossibile senza appoggiarsi alla generazione precedente, ma anche a coppie già rodate che devono rivedere il proprio stile di vita e imparare a gestire lo stress.
Il Dott. Renzo Mosanghini, psicologo e psicoterapeuta, afferma che in queste situazioni viene a mancare la libertà di gestire le relazioni in modo sereno ed è inevitabile che la frustrazione che incide sull’individuo si trasferisca in famiglia. Le persone sono più irritabili, irascibili e meno disponibili ad affrontare una comunicazione positiva per reagire alle difficoltà che si presentano. Quando il lavoro viene a mancare e lo stipendio viene meno sono sempre più le rinunce e le perdite che bisogna affrontare. “Le spese quotidiane come cibo e vestiti, il mutuo per la casa e l’istruzione dei figli possono anche ricevere aiuto da parte di una solidarietà sociale allargata di familiari, amici e della Caritas, ma, quando l’individuo si trova a perdere il proprio ruolo e si dimostra umano nell’impossibilità di dare risposte a tutti i bisogni della famiglia, le conseguenze sulla persona sono notevoli.”
Ciò su cui la crisi ha davvero inciso nell’ultimo anno è sulla richiesta di terapie, che hanno registrato un calo fino al 30% sugli anni passati. Vengono a mancare le richieste d’aiuto ad un esperto oppure gli incontri vengono interrotti o diradati. Come afferma il Dott. Mosanghini “Il costo non è irrisorio e sebbene molti esplicitino che si tratta di un problema finanziario, la vergogna ad ammettere che si hanno difficoltà economiche è ancora tanta.”
Certamente la crisi non può essere vista come l’unico fattore che incide sull’aumento di divorzi e separazioni e come spiegazione della breve durata dei “nuovi matrimoni” (in media 15 anni, secondo i dati Istat). “In realtà le difficoltà economiche sono un elemento che si va ad aggiungere ad una evoluzione nel vissuto generale: non esiste più la vergogna della separazione dal marito, non ci sono più quei pensieri fortemente morali e religiosi condivisi nella società di un tempo. Molti reputano il matrimonio semplicemente un contratto e affermano che non incide sulla bontà della coppia. E’ anche vero che si è meno disposti a far fronte alle frustrazioni adottando un comportamento di egocentrismo in cui non si accettano i momenti negativi, che però sono parte integrante e costruttiva della vita dell’individuo. “
Per approfondire leggi l’articolo de La Stampa.
Erica Cecchia
(riproduzione_riservata)


