Le strane logiche della “Furia Avicola” di Rafael Spregelburd

SPETTACOLI Grande successo per l’opera del drammaturgo argentino che ha messo in scena, al Teatro S. Giorgio di Udine, il declino dell’occidente

2.2.2014 | 14.54 – Si ride molto durante gli spettacoli di Spregelburd, ma ridere significa anche destabilizzare; 100 minuti, infatti, bastano a sgretolare una dopo l’altra tutte le certezze dell’uomo del XXI secolo: il mito dell’unità, del linguaggio e perfino quello del denaro.

Presentati come due atti unici con intermezzo, i ‘frammenti’ drammaturgici di “Furia Avicola”, possono essere definiti come i quadri costituenti di un vero e proprio trittico: un’opera unica divisa in tre parti ripiegabili l’una sull’altra, le cui cerniere sono costituite da continui rimandi testuali e visivi, da motivi simultanei che uniscono i fili di questo complesso intreccio scenico. Rafael Spregelburd che da sempre nutre un forte interesse per i principi della matematica ‘viva’ e della biologia – dalla Teoria del Caos, alla geometria frattale – in tutti i suoi lavori rinuncia al confortante, ma illusorio senso unitario dell’opera, al fine di accogliere e accettare lo stato di crisi e di conseguenza prendere coscienza dell’irregolarità dell’esistenza.

La prima parte “La fine dell’arte” si incentra su una discussione tra due professori universitari e sui rispettivi concetti di arte contemporanea; a partire dalla vicenda reale del clamoroso e mediatico restauro di un Ecce Homo da parte di un’anziana signora nella città di Borja, andando a creare, infine, un cortocircuito tra arte, errore e denaro. Uno strappo tra la cosiddetta arte accademica e l’opera nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (e ormai tecnologica), accolta – come si sente in una battuta dello spettacolo – dal «Museo di pixel in cui si è trasformato il mondo».

L’intermezzo vede i cinque bravissimi attoriRita Brütt, Fabrizio Lombardo, Laura Nardi, Deniz Ozdogan e Armândio Pinheiro – seduti in ribalta (nella foto di Giovanni Chiarot), alle prese con una babelica traduzione simultanea relativa a una ‘favola antica’, i cui protagonisti sono uccellini e porchetti, che prende poi la forma di paradossali spiegazioni tecniche del videogioco rompicapo Angry Birds.

Lo spettacolo, infine, si conclude con “Burocrazia”, apocalittica visione di un mondo complicato, in cui tutte le relazioni, umane e non, si costruiscono sulla base del denaro. Atto che si sviluppa attraverso le vicende di un gruppo di impiegati che nei loro uffici soccombono e allo stesso tempo incarnano i meccanismi e le strutture del potere.

Si tratta, quindi di tre capitoli autonomi, ma legati tra loro da infiniti dettagli, labirinti senza centro per uno spettacolo che si può percorre solamente inglobando ogni sua parte in una rete di relazioni e sovrapposizioni. Si riconosce il lavoro registico di Rafael Spregelburd che assieme alla co-regista e traduttrice Manuela Cherubini, è capace di dare vita ad un teatro ibrido in cui la cultura alta si amalgama a quella pop e in cui l’allestimento scenico é essenziale: «Perché nel sistema argentino – ricorda Spregelburd durante l’incontro che segue allo spettacolo – la tecnologia narrativa è più importante degli oggetti e della scenografia»

«In Furia Avicola – prosegue Spregelburd – viene messa in scena la forzatura della logica. L’idea della fine è solo una scusa per non cambiare niente, per andare avanti con quello che è già stato pianificato per noi. Fino ad ora c’è stata solo rigenerazione, non c’è mai stata la fine e quindi questo spettacolo vuole mettere in conflitto tutte le certezze dell’occidente. In Argentina – continua il regista – la crisi è assunta come una minaccia permanente e perciò la visione apocalittica non fa più paura».

Ricordiamo, infine, che “Furia Avicola” è stato presentato nell’ambito della stagione “Differenze”, grazie alla co-produzione tra il Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia e Fattore K; essenziale per la genesi dello spettacolo, “l’incontro fatale” avvenuto tra il Css e il teatrista argentino, durante l’Ecole des Maîtres 2012 a Udine.

Stefania Maurigh

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