Intervista ad Andrea Coronica, giovane triestino della Pallacanestro Trieste 2004


BASKET Il giocatore torna fiducioso dopo due operazioni alle ginocchia negli ultimi due anni.


 

Andrea Coronica, nato a Trieste il 19 agosto 1993, è uno dei tanti giovani della Pallacanestro Trieste, che milita nella Lega Adecco Gold, seconda serie in Italia. Ha fatto tutta la trafila nelle giovanili fin dalla tenera età, in maglia bianco-rossa ha scelto la non facile via del basket a quella del salto in alto. Si perché “Coro” (questo è il suo soprannome) è un giocatore che fa dell’atletismo la sua arma migliore, è grintoso, ama marcare il più forte della squadra avversaria tentando di limitarlo. Ala piccola/guardia di 1,88 m, rientrante dalla seconda lesione al menisco, torna a calcare il parquet con molta carica. Nonostante la giovane età, entrambe le ginocchia hanno fatto “crack” ed il fatto che sia riuscito a tornare allo stesso livello di prima è ammirevole, considerato il suo stile di gioco. E’ un atleta prettamente difensivo, che sta lavorando sodo per rientrare al meglio nel gioco offensivo di coach Dalmasson. Andrea non è solo un professionista, frequenta anche un’università telematica della facoltà di scienze motorie.

 

Gli abbiamo rivolto alcune domande riguardo la sua vita da professionista.

 

Giochi in una serie che ha campioni affermati anche in nazionale, come Stefano Mancinelli e Valerio Amoroso. Sei felice di esser arrivato fin qui? Il sudore versato e i sacrifici occorsi sono valsi la pena?


«Sono molto soddisfatto, perché i sacrifici hanno portato a dei risultati importanti. Ho rinunciato ai sabati sera, alle uscite con gli amici, ma gli applausi di 3000 persone valgono più di tutto questo».

 

Come vedi la tua carriera? Dove pensi di poter arrivare e quali sono i tuoi obiettivi tra basket e università?


«Spero di rimanere a Trieste e di crescere come giocatore davanti alla mia città, e perché no, diventare il capitano della squadra della mia città, ma questo è un sogno più che altro. Tenterò di conciliare al meglio università e basket, perché probabilmente la pallacanestro non mi darà il pane per vivere tutta la vita».

 

 

Com’è la chimica di squadra e come reputi stia andando la stagione? A cosa puntate?


«Essendoci tanti triestini c’è molta alchimia nello spogliatoio, puntiamo alla salvezza e la stagione sta andando secondo le aspettative, ma ci sarà da soffrire fino all’ultimo».

 

Com’è il rapporto con il coach Eugenio Dalmasson e come ti trovi contro gli avversari di questa serie? Pensi di avere le qualità per poterci stare?


«Con lui mi trovo bene sia dal punto di vista umano che tattico, gli avversari sono più tosti di quelli degli anni passati ed è un privilegio giocarci contro.  Si, penso di essere all’altezza della lega in cui milito, ma penso debba essere il campo a parlare su questo».

 

In chiusura, sei un giocatore molto atletico ed energico, la tua esplosività è cambiata dopo i due interventi alle ginocchia? Quanto ti hanno condizionato nel momento del ritorno sul parquet fisicamente e psicologicamente?


«Ho tentato di non pormi mai questa domanda, ma sapevo che ci sarebbe stato il rischio di compromettere tutto il lavoro svolto, la fortuna aiuta gli audaci ed io sono ancora qua a saltare come una volta. Quando superi il timore iniziale, il basket resta basket,  bisogna tener duro e lasciare i problemi fuori dal campo».

 

Marco Telese

 

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