Cimitero saccheggiato, in esclusiva il “video-racconto” di chi ha subito in prima persona la truffa dei tombaroli

CRONACA Un nostro lettore: «Per suo preciso volere, dieci anni fa infilai di nascosto un medaglione d’oro nella tomba di mia nonna. Quando fu aperta l’oggetto era sparito»

2.2.2014 | 15.50 – È cronaca di questi ultimi giorni, l’arresto e la denuncia di alcuni addetti che, durante l’operazione di estumulazione delle salme, depredavano dai poveri resti dei defunti (video1), le protesi dentarie e i gioielli, rivendendoli poi ai “compro oro”.

A tal proposito, un nostro lettore ha voluto segnalarci una vicenda (denunciata ai Carabinieri nell’aprile 2013, ndr) che lo ha interessato direttamente e getta uno sguardo su come vengano gestite le operazioni di esumazione (video2) dei resti umani nel cimitero cittadino di Sant’Anna.

I fatti risalgono a fine novembre dello scorso anno. «Vengo a sapere – racconta il nostro lettore – che l’Acegas ha iniziato le operazioni di estumulazione dei resti dei defunti (circa 4000) del campo 3, dove si trova sepolta anche mia nonna. Primo fatto “curioso”, i parenti non vengono avvisati o contattati più tramite lettera, ma viene pubblicato solo un annuncio sul giornale locale e appeso un avviso all’ingresso del cimitero, eppure – commenta ironico – il bollettino da 12 euro (annuali) per spese di luce arriva regolarmente, per cui dovrebbe essere facile contattare qualcuno».

Il racconto prosegue descrivendo un episodio che ricorda molto da vicino i fatti recentemente balzati alla cronaca. «Prima di morire mia nonna aveva chiesto che nella sua bara fosse messo un medaglione d’oro che all’interno conteneva la foto della sua bambina, morta all’età di 5 anni. Non fidandomi degli addetti del cimitero, dieci anni fa decisi di infilare, di nascosto, sotto la sua mano il medaglione e di vigilare fino alla chiusura definitiva della bara. Il resto è storia di adesso. A esumazione avvenuta e, nonostante dal verbale della cooperativa che gestisce i lavori (in subappalto) risultasse che la bara era intatta, del medaglione nessuna traccia».

«Dopo un lungo “tira e molla” durato per giorni – continua il racconto -, vengo informato che le spoglie di mia nonna sono state ritrovate, custodite in un magazzino assieme a migliaia di altri contenitori; fanno la “farsa” di aprire davanti a me il contenitore e ovviamente nessuna traccia del medaglione, a me invece rimane il ricordo penoso di rivedere i resti. La cosa veramente strana è che la cassetta era sistemata nella prima fila, la prima in alto, una “vera fortuna” tra migliaia e migliaia di contenitori sistemati a casaccio. Non è che qualcuno è andato a controllare visto che avevo minacciato di rivolgermi ai carabinieri?».

Da quanto raccontatoci dalla nostra fonte, verrebbe fuori che anche il sistema di “controllo” sia discutibile, sembrerebbe infatti che il responsabile addetto al controllo sia lo stesso che effettua l’operazione di estumulazione. Il controllato e il controllore sarebbero quindi la stessa persona.

Altro dato che merita una riflessione è il giro d’affari che muovono i servizi cimiteriali: pare che, solo a Trieste (ma non in provincia) l’operazione di nuova inumazione dei resti mortali, sia a pagamento (costo attorno ai 1000 euro), altrimenti l’alternativa è la fossa comune.

«Ho visto vecchietti – racconta ancora il nostro lettore – piangere disperati perché non avevano i 1000 euro richiesti, (da pagare tramite bonifico o contanti e non rateizzabili), ci sono 3 mesi per trovare i soldi, altrimenti, (frase detta da uno degli addetti ): «va tutto in “scovaze”». Nelle immagini girate, si vede che nel corso delle operazioni di estumulazione, gli arredi votivi – vasi, lumini, porta foto e anche le lapidi – (video3) delle tombe smantellate, vengono riciclati separando accuratamente i diversi materiali.

Un’ultima riflessione, un po’ cinica forse, ma sicuramente realistica: il mercato del “caro estinto (purtroppo) non va mai in crisi; calcolando per un funerale, una spesa media attorno ai 3000 euro, più i costi per i servizi accessori (scalpellini e altro), risulta facile fare i conti e capire che si tratti di un vero e proprio business (video4) (foto e video sono di Massimo Tommasini).

Marco Bonini

(riproduzione-riservata)

 

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