CRONACA A causa della crisi le coppie pensano prima alla sicurezza economica e poi a diventare genitori

7.02.2014 | 16.00 – Il 2013 ha registrato il picco negativo di nascite dal 1980: 500.000 bambini contro i 570.000 del 2008. Secondo i dati Istat si parla di 60 neonati in meno al giorno rispetto al 2012.
In un momento difficile come quello che le famiglie italiane stanno vivendo, dove il tasso di disoccupazione è sempre in aumento, l’idea di allargare la famiglia viene considerata quasi da irresponsabili. La crisi porta a posticipare la decisione di procreazione a favore della sicurezza economica.
“La situazione economica e le prospettive per il futuro sono elementi fondamentali per poter pensare a un figlio”, afferma Paola Profeta, docente di Scienza delle finanze all’università Bocconi di Milano. “Quando si lavora meno , non ci sono le condizioni favorevoli per poter allargare la famiglia”.
Le ricerche condotte negli ultimi anni in Italia dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui costi per crescere un figlio hanno fornito risultati quantomeno scoraggianti la natalità. In media gli oneri economici di mantenimento di un figlio fino ai 18 anni comportano tra il 25% e il 35% di spese in più rispetto ad una coppia senza figli di pari reddito. Evidenziando nel 2011 un costo totale, dalla nascita alla maggior età, dai 113.700 euro per famiglie monoreddito ai 351.350 euro per famiglie di reddito alto, tenendo in considerazione costi di alloggio, alimentazione, abbigliamento, trasporti, educazione e salute. E’ inoltre da non sottovalutare l’importanza degli oneri economici per la cura e l’educazione, che crescono con velocità da 2 a 4 volte quella dell’inflazione.
Come afferma Carla Collicelli, sociologa e vicedirettrice del Censis, è anche vero che gli altri Paesi hanno adottato politiche adeguate di sostegno alla genitorialità mentre in Italia “ci siamo crogiolati su un vecchio modello welfare familistico: i servizi non sono stati forniti dagli enti pubblici e la famiglia si è sempre dovuta arrangiare da sola”.
“Però la crisi è solo la causa più recente del calo di natalità”, continua l’esperta, “da tempo ci si concentra sul successo personale e questa visione della vita ha portato a dare scarso valore alla maternità e alla paternità”.
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Erica Cecchia
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