EVENTO Tutto esaurito questa sera alla sala Tripcovich: venticinquesima edizione diretta da Annamaria Percavassi e Fabrizio Grosoli

18.1.2014 | 0.20 – Escluso dalla candidatura agli Oscar per fare probabilmente spazio ad opere straniere più commerciali (come ad esempio il facilmente spendibile e piuttosto noioso “La grande bellezza”, una carrellata di inverosimili sciocchezze spacciate per metafore italiane tra cui spicca la sempre raccapricciante recitazione di Sabrina Ferilli), è stato il semplice lavoro di puro realismo contemporaneo “Un episodio nella vita di un raccoglitore di ferro” di Danis Tanovic (premio Oscar per il miglior film straniero nel 2002 con il satirico “No man’s land”), ad aprire registrando un tutto esaurito alla sala “Tripcovich” il Trieste Film Festival, giunto quest’anno alla venticinquesima edizione.
Il regista bosniaco ci ha riprovato con questo piccolo capolavoro low budget i cui attori sono in realtà i veri personaggi della vicenda, uno spaccato di miseria in un villaggio Rom della Bosnia post conflitto, una famiglia meravigliosa che a testa alta affronta il disagio economico in un contesto tanto depresso quanto solidale. Il film era in concorso all’ultimo festival di Berlino dove si è aggiudicato il Gran premio della giuria e quello di migliore attore. Non sarà piaciuto agli americani, ma lo ha certamente gradito il pubblico triestino che da anni ormai affolla la manifestazione cinematografica più attesa.
E’ stato finalmente possibile accedere serenamente alle proiezioni senza l’amara delusione degli scorsi anni. Il trasloco della “prima” così come delle proiezioni più importanti dal meno capiente teatro “Miela” all’ampia sala “Tripcovich” ha garantito una poltrona a tutti, contrariamente alle precedenti edizioni, in cui le speranze di assicurarsi un posto in sala per i comuni mortali erano pressochè nulle.
Grazie quindi al Comune di Trieste e al Sovrintendente del Teatro “Verdi” Claudio Orazi (a cui appartiene di fatto l’ex stazione delle corriere), che dopo aver ospitato con successo il Festival della Fantascienza hanno voluto destinare questo kitch ed ingombrante teatro, che rischiava perfino la demolizione, ai grandi appuntamenti cinematografici triestini.
E’ una boccata di fresco vento dall’est questo atteso festival, tutto incentrato sul cinema dell’Europa centro-orientale, diretto da Annamaria Percavassi e Fabrizio Grosoli. Nonostante le ristrettezze per ciò che riguarda gli eventi culturali, il programma è infatti ricco di appuntamenti prestigiosi, molti dei quali freschi di importanti festival internazionali. Decine di titoli di lungometraggi, ducumentari e corti selezionati fra i migliori lavori di tutto l’est europeo (ma anche molte opere italiane e perfino regionali) che si succederanno fino al 22 gennaio, data delle premiazioni.
Il programma completo della manifestazione con appuntamenti e orari è disponibile sul sito della manifestazione www.triestefilmfestival.it.
Tra le pellicole che desideriamo segnalare il rumeno “Quando la sera scende su Bucarest o metabolismo” di Corneliu Porumboiu, “Il grande quaderno” dell’ungherese Janos Szasz, sempre dall’Ungheria il documentario “Judgement in Hungary”, di Heszter Hajdù, il processo a quattro esponenti di estrema destra responsabili di numerosi omicidi all’interno di una comunità Rom.
Molti i titoli e i nomi che arrivano dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia, a cominciare dall’incontro con Gianfranco Rosi, geniale regista che con il suo documentario “Sacro Gra” si è aggiudicato il Leone d’Oro, ma anche “Piccola Patria” di Alessandro Rossetto, e, in chiusura di festival “Walesa, man of hope”, docu-film del celebre regista polacco Andrzej Wajda, e l’imperdibile film rivelazione di Venezia “Class Enemy” dello sloveno Rok Bicek.
Alessandra Ressa
Foto Massimo Tommasini
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