Trieste, città contro la pena di morte

CRONACA Incontri anche con i più giovani per avvicinare ad un tema complesso ma attuale

4.12.2013 | 18.55 – Anche Trieste, così come altre 1600 città sparse in tutto il mondo, aderisce e partecipa attivamente a ‘Cities for Life – Città per la Vita, Città contro la Pena di Morte‘ un’iniziativa su scala mondiale che ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema della pena di morte con lo scopo di favorirne l’abolizione nei 58 stati in cui è tutt’oggi in vigore.

Questo pomeriggio, nella sala Anna Politkovkaja del palazzo comunale, si è tenuto un incontro a cui hanno preso parte il Vicesindaco Fabiana Martini, Emanuela Pascucci – in rappresentanza della comunità di Sant’Egidio, promotrice dell’iniziativa – e Bill Pelke, presidente e fondatore di ‘Journey of Hope‘ (letteralmente ‘Viaggio di Speranza’), un’Associazione che lotta attivamente contro la pena di morte in un modo del particolare in quanto vi aderiscono i familiari di condannati a morte. Bill Pelke è infatti il nipote di Ruth Pelke, che il 14 maggio 1985 venne uccisa dall’allora quindicenne Paola Cooper.

All’inizio anch’io ero favorevole alla pena di morte– ha spiegato con la sua testimonianza Bill Pelke, in questi gironi nelle scuole triestine per sensibilizzare e avvicinare i giovani ad un tema così complesso ma estremamente attuale – ma poi, nel corso degli anni, ho capito quanto questa sia ingiusta. Quando mia nonna fu uccisa lavoravo ancora in una grande acciaieria. Nel 1991 incominciarono i miei primi dubbi sulla validità della pena di morte. Nel 1997, proprio nell’anniversario della morte di mia nonna Ruth andai in pensione. Fu allora che iniziai il mio pellegrinaggio per il mondo contro la pena di morte».

All’epoca dei fatti, per l’assassina di sua nonna si mobilitarono centinaia di migliaia di persone. Intervenne persino Papa Giovanni Paolo II e la pena di morte fu così trasformata in sessant’anni di carcere. Lo scorso anno Paula, nel carcere di Indianapolis dove era detenuta, ha ricevuto la laurea in materie letterarie e ora, precisamente dal 17 giugno scorso, è stata liberata, ora è una donna di 44 anni ed è profondamente cambiata, anche nel tentativo di liberarsi dei traumi e dalle violenze subite durante l’infanzia e l’adolescenza. “Auguro tutto il meglio a Paola Cooper adesso che è libera nella società e sono grato agli italiani che hanno fatto molto per la sua liberazione”.

Bill Pelke ricorda che negli Stati Uniti, negli ultimi anni, altri 6 Stati hanno tolto la pena di morte, ma sono ancora 32 quelli che la applicano e non sembrano volersi aprire alla sua abolizione. «L’unica risposta possibile – continua Pelke- è l’amore e la compassione di tutta l’umanità. La pena di morte non risolve i problemi di delinquenza della nostra società: violenza crea solo violenza ed emarginazione. La pena di morte è applicata principalmente verso le categorie più deboli, verso coloro che non possono permettersi un buon avvocato. Ancora una volta nella nostra società gli emarginati vengono ancor più emarginati».

“Per il terzo anno consecutivo – ha aggiunto il Vicesindaco Fabiana Martini- il Comune di Trieste e la Comunità di Sant’Egidio ripetono un’iniziativa che punta a sensibilizzare tutti i cittadini e le cittadine sul tema dell’abolizione della pena di morte, per andare verso un recupero di umanità e non addormentare le coscienze. L’importanza di questa testimonianza ci consente di seguire una direzione invece che in un’altra, per scegliere la vita e rifiutare la morte”.

Il primo stato ad abolire la pena capitale fu il Granducato di Toscana, il 30 novembre del 1786. La pena di morte è applicata ad oggi in 58 Stati nel mondo, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica. Tra questi ultimi, 97 l’hanno abolita per tutti i reati, 8 l’hanno abolita per reati comuni (mantenendone la previsione solo per reati particolari, come quelli commessi in tempo di guerra) e 35, pur mantenendo la norma giuridica, non la applicano da più di 10 anni.

Le Nazioni Unite hanno approvato con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti una risoluzione, fortemente sostenuta dall’Italia, che chiede la moratoria universale della pena di morte.

Alessia Liberti 

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