Il coreano Kim Ki-Duk torna a Venezia con Moebius, film choc sulla perversione

CINEMA Censurato in Corea, la pellicola rischia tagli pesanti anche in Italia

4.9.2013 | 10.48 – È destinato a creare scandalo “Moebius”, il nuovo film fuori concorso del regista coreano Kim Ki-Duk, tutto incentrato sull’organo genitale maschile. Presentato ieri alla 70° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film ha confermato l’estro creativo perverso del grande maestro che già lo scorso anno si è aggiudicato il Leone d’Oro con “Pietà”.

Tema centrale del film l’espiazione attraverso l’evirazione, con scene che non lasciano spazio all’immaginazione. La pellicola attacca a ritmo frenetico, allo spettatore non rimane che agganciare le cinture di sicurezza e godersi le montagne russe. Si soffre, si ride, si suda, ci si agita. Rimarrà memorabile, nella storia del cinema, l’inseguimento lungo le vie di questa metropoli coreana, per la contesa di un pene rubato, e finito a sua volta in disgrazia sotto le ruote di un tir. Una tragedia familiare con un susseguirsi di situazioni, montate con un ritmo serrato che non lascia un attimo di tregua allo spettatore.

Interessante, come già in “Ferro3-La casa vuota”, la scelta del regista di omettere i dialoghi, lasciando alla bravura degli attori la capacità di comunicare con gli sguardi, con i gesti, servendosi dei primi piani e di movimenti puliti della macchina da presa, aiutato anche da una bella fotografia. Un film d’autore, fatto da un regista e sceneggiatore che non sbaglia un colpo, accolto da grandi applausi a Venezia. Il film è stato censurato in Corea, e i critici temono che possa subire tagli pesanti anche in Italia. 

Massimo Tommasini

 

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