POLITICA Menis: «Osceno piano di privatizzazione. In vendita anche quel poco di ‘pubblico’ che è rimasto nella gestione dei servizi essenziali a Trieste»

9.8.2013 | 19.54 – Non è piaciuta al Movimento 5 stelle e alla Lega Nord l’idea estiva del sindaco Cosolini di vendere le azioni di Hera per rimpinguare le casse di un Comune sempre più povero.
«Se il centrosinistra dovesse decidere di vendere le azioni Hera si completerebbe l’osceno piano di privatizzazione dei servizi pubblici lanciato da Illy a fine degli anni 90», attacca il consigliere comunale M5s Menis (nella foto). «L’alienazione dei beni di proprietà del Comune per finanziare la spesa corrente è una scelta assurda che ritrae alla perfezione la capacità gestionale del sindaco Cosolini», rilancia il segretario provinciale della Lega Nord Pierpaolo Roberti.
«Ci auguriamo che quella del sindaco sia solo una provocazione inopportuna – dice il portavoce a 5 Stelle – perché se così non fosse verrebbe meno anche quel poco di ‘pubblico’ che è rimasto nella gestione dei servizi essenziali a Trieste. Solo due estati fa gli italiani chiedevano che l’acqua ridiventasse pubblica. In questo tempo Cosolini si è mosso in ‘leggera’ controtendenza: prima ha svenduto AcegasAps a Hera, ora addirittura vuole disfarsi di un’ulteriore quota della partecipazione in Hera. Per fortuna che lo slogan del Pd è ‘Italia bene comune’ …».
Diverso il ragionamento leghista, stesso però l’obiettivo: il sindaco Cosolini. «Un amministratore pubblico deve agire come un buon padre di famiglia – dice Roberti -: quando i conti non tornano, o bene chiede un aumento di salario oppure taglia alcune spese. Cosolini, nel caso specifico, dovrebbe pertanto non solo limitarsi a battersi contro un Patto iniquo che costringe i Comuni virtuosi a non poter spendere i soldi che hanno a disposizione ma, finché tale meccanismo non verrà modificato, dovrebbe reperire le risorse necessarie a non lasciare i cantieri incompiuti e le aziende aggiudicatarie senza lavoro».
«Ma la soluzione studiata dal sindaco non è decisamente quella del buon padre di famiglia, che non venderebbe mai la propria casa per pagare le bollette: alienare parte del patrimonio immobiliare del Comune o cedere un cospicuo pacchetto di azioni Hera altro non è che una soluzione-tampone destinata a impoverire l’ente sul medio e lungo periodo. Senza contare – conclude Roberti – che già dall’anno prossimo la situazione si riproporrebbe tale e quale, e il primo cittadino si vedrebbe costretto a vendere ulteriori proprietà.»


