CULTURA Una voce eclettica nel panorama della cultura triestina dagli anni 30 agli anni 80: artigiana tessile, creatrice di moda, editrice, scrittrice e poetessa di spessore europeo.

Trieste, con una serie di manifestazioni, sta ricordando la figura dell’artista e intellettuale Anita Pittoni nel trentesimo anniversario dalla scomparsa. È un vero e proprio tuffo alle radici della letteratura triestina moderna la mostra documentaria “Anita Pittoni: carte private” che è stata realizzata grazie all’apporto di alcuni collezionisti privati ed è stata curata da Walter Chiereghin, Sergio Vatta, Simone Volpato e con il patrocinio dell’Istituto giuliano di storia, cultura e Documentazione, dell’Università di Trieste, della Regione, della Provincia e del Comune di Trieste.
La mostra – aperta al pubblico nelle sale della Biblioteca statale di largo Papa Giovanni fino al 7 dicembre – è organizzata in un articolato percorso espositivo che trae la sua forza dal recupero del materiale artistico ed archivistico che si era ritenuto perduto dopo la scomparsa della Pittoni, comprese alcune stupefacenti “sorprese” attribuibili alla penna di Umberto Saba e Virgilio Giotti. Inoltre per l’occasione la rivista Artecultura ha pubblicato un numero monografico tutto dedicato alla Pittoni.
Nelle sale della Biblioteca statale sono esposti originali manoscritti, bozze di stampa, dattiloscritti e fotografie in gran parte inediti; ci sono “Le Stagioni” (1944- 1945), dattiloscritto e manoscritto con correzioni di Giani Stuparich. Poi “Fèrmite con mi” del 1942 dattiloscritto con correzioni di Virgilio Giotti. Ancora, una serie di manoscritti dei racconti inediti quali “La Locandiera” (27 ottobre 1944), “Il Bovaro” (20 febbraio 1945), “L’altra riva” (11 marzo 1945). E inoltre fotografie inedite con l’architetto Agnoldomenico Pica, con Virgilio Giotti, ritratti di Umberto Saba, Giani Stuparich, la stessa Anita Pittoni. Ancora, i documenti di fondazione del “Centro di Studi Triestini”, la poesia inedita di Umberto Saba “A Giorgio Fano”, più cataloghi di mostre, bozze, lettere.
Al “Magazzino delle idee” di corso Cavour c’è stata anche una giornata di studio nel corso della quale sono stati presi in considerazione i differenti aspetti dell’attività culturale e artistica dell’intellettuale triestina, ponendoli in relazione anche al panorama storico nel quale la Pittoni ebbe modo di operare. Al convegno sono intervenuti Cristina Benussi, Laura Vasselli, Fulvio Senardi, Claudio Grisancich, Gabriella Norio, Marina Rossi, Michela Messina, Irene Visintini, Rossella Cuffaro e Giulio Ridolfo.
Sempre al “Magazzino delle Idee”, è stato inoltre presentato il “Diario” di Anita Pittoni, edito da Volpato in collaborazione con la Biblioteca Civica Hortis e il patrocinio dell’Università di Trieste e la Biblioteca statale isontina.
E ancora nella Sala Baroncini delle Assicurazioni Generali c’è stata la presentazione al pubblico del volume “Per Anita” di Claudio Grisancich (Libreria di Artecultura – Hammerle Editori, Trieste 2012), curata da Walter Chiereghin, direttore di Trieste Artecultura e dall’italianista Fulvio Senardi dell’Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione. Il testo di “Ste picie parole voio dirte stasera”, una delle due pieces teatrali scritte da Grisancich per ricordare Anita, è stato interpretato a leggio dall’attrice Giuliana Artico.
Il ciclo di iniziative dedicate ad Anita Pittoni, che si può definire un’artista eclettica e completa, cerca di individuare l’attualità, gli aspetti della sua variegata attività di intellettuale, di creatrice di moda, di organizzatrice di cultura, di editrice di altissimo livello e di scopritrice di talenti.
Cosima Grisancich


