ARTE Nel Castello di Udine 55 scatti del fotografo di fama internazionale ritraggono il fedele amico dell’uomo

11.9.2012 | 20.19 – Ironici o commoventi, simpatici e affettuosi: “sembra che parlino” i cani immortalati in bianco e nero da Eliott Erwitt, l’unico fotografo di fama internazionale ad aver dedicato tanta attenzione agli amici a quattro zampe.
In mostra fino a fine settembre nel salone del Parlamento del Castello di Udine, per la kermesse Bianco&Nero (orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 19), l’esposizione “Dedicato al cane” rappresenta una bella occasione per chi non ha ancora avuto la possibilità di vedere l’opera del fotografo (in mostra a Venezia fino allo scorso metà luglio e a Vienna fino a fine mese), celebre per le sue immagini che colgono, con spiccato senso dell’umorismo, istanti di vita quotidiana.
Cinquantacinque scatti dei fedeli amici a quattro zampe, alcuni rubati, altri in posa, alcuni insieme al loro padrone (a cui dopo un po’ cominciano ad assomigliare: o era il contrario?), altri da soli. “Gli manca solo la parola” si dice di solito, commossi dallo sguardo che il proprio Fido rivolge al mondo. È un po’ questa anche l’idea che balza alla mente di fronte a queste foto, alcune molto intense, come quelle che ritraggono i cani in un cimitero, con il muso rivolto alla tomba di chi non c’è più oppure all’obiettivo del fotografo, quasi a porre a chi osserva una domanda muta sul senso della vita.
Più buffe altre immagini: la sfida è capire se lo sono più per l’espressione del cane o per quella del padrone. Erwitt coglie l’attimo, fedele alla scuola di Cartier-Bresson, per riprodurre con efficacia momenti all’apparenza banali di vita quotidiana, che, grazie all’occhio e alla sensibilità del fotografo, diventano rappresentazioni del senso dell’esistenza. Cani che vagano sulla spiaggia, che riposano in mezzo ai prati, che sostano lungo le strade delle numerose città in cui ha vissuto Erwitt, da Parigi (dove è nato nel 1928) a New York, membro dell’agenzia Magnum dopo aver conosciuto Capa al fronte, nel suo perenne vagabondare che un po’ lo accomuna a un randagio senza fissa dimora. Una scelta di vita, perché per Erwitt la residenza è “il luogo dove ti trovi in un determinato momento dato che non stai andando da nessun altra parte”.
Simonetta Di Zanutto


