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martedì, 6 Dicembre 2022

Trieste ha meno di 208mila abitanti, la città perde un residente ogni 6 ore e 15 minuti

CRONACA Nel 1971 erano più di 300mila. Se il “trend” non cambia nel 2014 la popolazione non toccherà quota 200mila

29.8.2012 | 17.11 – “Una città che si sta progressivamente spegnendo, una città che, entro breve tempo, non sarà più in grado di sostenere il proprio futuro.” Non so a voi, ma a me questa descrizione di Trieste apparsa da poco sui mezzi di stampa in un intervento di Pietro Camber e Michele Scozzai, ha ricordato quei film del genere “futuro apocalittico” nei quali l’umanità viene messa di fronte a una minaccia globale.


Un’invasione aliena, una catastrofe naturale o una ribalta sociale che ne ha decimato i componenti costringendola ad aggirarsi sperduta in una dimensione catastrofica lottando per la propria sopravvivenza.

Non è però necessario rifarsi alle suggestioni cinematografiche per rendersi conto che tra crisi economica, terrorismo e declino ambientale gli albori di questo terzo millennio non sono stati affatto facili e non hanno tanto meno incentivato il metter su famiglia. Anzi. Dal 1956 a oggi la città sta perdendo infatti un abitante ogni 6 ore e 15 minuti. Senza sviscerare troppe cifre basti pensare che nel censimento del 1971 la popolazione totale della provincia di Trieste superava di poco le 300mila unità ed è calata progressivamente fino agli scarsi 208mila di oggi facendo ipotizzare una discesa al di sotto dei 200mila abitanti entro il 2014. 


Ma il declino demografico locale non è, sembra, solo questione di numeri; paradossalmente la crisi economica e produttiva che sta attanagliando il territorio appare a parere di alcuni più una conseguenza del trend demografico che non una causa dello stesso. Entra in gioco infatti il nostro indice di vecchiaia (ovvero il rapporto tra la popolazione di età superiore ai 65 anni e quella di età inferiore ai 14 anni): 243, contro una media regionale di 189, una nazionale di 147 e una Ue di 110 e il numero di residenti over 80. In pratica a Trieste, “zità de veci”, la parte di popolazione attiva non sarà presto in grado di sostenere il welfare.


Invertire il trend forse si può, ma servono nuove idee, coraggio e innovazione. Magari sarà proprio la comunità di stranieri – che si aggira stabilmente sulle 19mila unità –  a fare della diversità quella spinta che potrebbe risollevare l’economia e il destino stesso della città. O forse potrebbe essere la Ferriera, il rigassificatore, il Porto Vecchio, la scienza o più probabilmente i triestini stessi, gente di confine, che una marcia in più l’hanno sempre avuta.

 

Chiara Morassut

 

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