AMBIENTE Legambiente accusa: «Non è stato dato seguito all’esito referendario», e sul timore per il rischio sismico legato alla centrale di Krsko, Sirovich rassicura: «La sismicità non è altissima, è media»

14.6.2012 | 14.30 – A un anno esatto dal referendum del 13 giugno 2011 sui fondamentali temi dell’acqua e del nucleare sembra non siano stati fatti dei significativi passi avanti, tutt’altro. È questo il succo del discorso che emerge dall’incontro organizzato da Legambiente con titolo “A un anno dai referendum su acqua e nucleare – Legambiente ricorda la vittoria del 13 giugno 2011 facendo un bilancio degli esiti nella realtà regionale”. Cosa era stato stabilito dal referendum del 13 giugno? Dati alla mano, sappiamo che oltre 27 milioni di cittadini, in Friuli Venezia Giulia poco meno del 60% degli elettori, hanno deciso di far sentire la propria voce sui temi importanti dell’acqua e del nucleare.
«L’acqua è un bene comune, non è una merce e come tale dovrebbe essere gestita in modo pubblico e partecipato», esordisce Tiziana Cimolino, tra gli organizzatori della raccolta firme sui referendum per l’acqua pubblica, che prosegue: «abbiamo dei bisogni ma l’acqua è un diritto». Chiaro il riferimento alla questione della privatizzazione dell’acqua: «non è la cosa che ci darà maggiore efficienza, siamo passati a un monopolio privato», continua la Cimolino.
Nonostante la vittoria referendaria sembra però che non sia stato dato seguito a tali esiti, ed è così che nasce la “campagna di obbedienza civile per l’acqua pubblica: il mio voto va rispettato”. L’obiettivo è quello di coinvolgere più persone possibile, di convogliare l’attenzione dei più su un argomento fondamentale: «Siamo letteralmente in acqua, oggi l’interesse è sceso», afferma sempre la Cimolino che ricorda come il secondo quesito del referendum, in materia di determinazione della tariffa del servizio idrico, non sia stato ascoltato: «Abbiamo vinto! Chi ha votato era in maggioranza dalla nostra parte, siamo dalla parte della ragione».
Acqua ma non solo. Non dimentichiamoci della delicata questione del nucleare, a cui, ricorda Lucia Sirocco, presidente del circolo Legambiente di Trieste, «gli italiani hanno detto no: su 27 milioni di votanti al referendum, ben il 94% ha detto di no al nucleare». Gli italiani, ma se guardiamo all’Europa? I dati ci dicono che in tutta Europa ci sono ben 439 centrali nucleari in azione. E se pensiamo alla vicina Slovenia, non si può non considerare che a soli 140 km da Trieste sorge la centrale di Krsko, «è dietro l’angolo».
Perché questa è tanto temuta? In primis la vicinanza al capoluogo giuliano («10 volte più vicina della centrale di Chernobyl»), poi i numerosi incidenti occorsi, in seguito ai quali le autorità slovene «hanno sempre rifiutato le ispezioni da parte degli organi dell’Unione europea», ribadisce la Sirocco che continua: «in fondo, è un diritto di tutti i cittadini di avere paura». E allora? «Bisogna sollecitare l’attenzione al problema e soprattutto far capire a chi ci governa che devono tutelare i cittadini nei confronti di questo che è percepito come un vero pericolo», sottolinea la presidente di Legambiente.
La centrale nucleare è avvertita dalla gente come un pericolo, «anche perché il sito di Krsko è a elevato rischio sismico», secondo la Sirocco, la quale viene parzialmente smentita da Livio Sirovich, dell’Ogs: «La sismicità non è altissima, è media, anche se è in piena zona di attività. È in zona di faglie ritenute probabilmente attive».
Molta incertezza dunque in merito al rischio sismico legato alla presenza di impianti strategici come le centrali nucleari: «è un discorso complesso, se ne sa ancora molto poco. La faglia di Trieste è molto probabile sia attiva, però il dato certo è che non ha mai dato luogo a terremoti in epoca storica», sottolinea Sirovich nel corso del suo intervento tecnico.
Considerata la rilevante vicinanza alla centrale di Krsko, è lecito dunque chiedersi se la nostra regione possa considerarsi in questo senso “sicura”. Il presidente della regione Renzo Tondo, a tal proposito, ribadisce di per sé la sua posizione controcorrente rispetto alla maggioranza: «Sul nucleare ho ribadito la mia posizione minoritaria e la necessità di una collaborazione con il governo sloveno sulla centrale di Krsko».
C’è spazio alla fine anche per un vivace dibattito e per una polemica già emersa nelle cronache locali qualche tempo fa. In questo senso Livio Sirovich prende “di mira” il quotidiano “Il Piccolo” quando fa riferimento a un convegno di qualche tempo fa, dove erano presenti numerosi studiosi ed esperti, ma sembra, a detta di Sirovich, che i pochi giornalisti delle principali testate locali abbiano preso in considerazione solo uno tra questi, «guarda caso…» il consulente della centrale di Krsko, professor Fajfar, il quale ha espresso la sua posizione: «Se l’impianto dovesse essere colpito da un terremoto di intensità pari a quello del Friuli nel ’76 la centrale reggerebbe».
Tante polemiche, questo è vero, ma anche buoni propositi e soprattutto l’auspicio, da parte degli organizzatori della “Campagna di obbedienza civile”, di riuscire finalmente a far rispettare l’esito del referendum dello scorso anno. Per questo motivo, chi volesse aderire alla campagna, per informazioni può consultare il sito dell’iniziativa.
Alexandra Del Bianco


