Università Trieste e Udine federate, scoppia la grana Economia

ATENEO – Gallenti: “La Facoltà non è in vendita e non può essere merce di scambio sul tavolo della federazione universitaria regionale”

29.2.2012 | 17.12 – Tutti d’accordo nel federare gli atenei di Trieste e Udine? Pare di no. In queste ore sta girando in Ateneo una lettera che arriva proprio dal cuore di piazzale Europa.
L’autore della missiva, rivolta al rettore Peroni, ai componenti del Senato e del Cda, oltre che a tutto il personale della facoltà, è Gianluigi Gallenti, il preside di Economia, la facoltà che ha dato origine all’Università di Trieste.

Una lettera che trasuda dispiacere e sgomento, scritta dopo quanto affermato dalla rettrice di Udine alla stampa. Secondo i “federalisti”, Economia dovrebbe infatti collocarsi a Pordenone secondo la logica che quella “provincia è trainante – appunto – per l’economia. Gallenti accusa il rettore di essere silente su questo punto. Un silenzio che, secondo il preside di Economia, “finisce per avvalorare l’azione della Rettrice Compagno!”. Qui di seguito potete leggere la lunghissima lettera-sfogo di Gallenti che, in un passaggio cruciale, ribadisce che “la Facoltà di Economia dell’Università di Trieste non è in vendita. E’, e deve rimanere, con i sui corsi parte fondamentale del futuro assetto dell’Ateneo di Trieste e non rappresenta merce di scambio sul tavolo della “federazione universitaria” regionale”.

Caro Rettore,
Ti scrivo in relazione all’articolo, apparso a pagina 24 del quotidiano “Il Piccolo” domenica scorsa 26 febbraio, intitolato “Nasce l’ateneo federato Trieste-Udine”. Le considerazioni di seguito esposte sono mie personali, in quanto non ancora formalmente condivise con i Colleghi di Facoltà, ma sono certo che interpretano uno stato d’amino largamente diffuso nella comunità accademica che rappresento, avendo nella mattina di lunedì intercettato e ricevuto le prime sgomente reazioni di molti docenti, e non solo, al suddetto articolo.

Ti scrivo, peraltro, dopo aver abbozzato questa mia nella serata di domenica e aver atteso almeno un giorno per poter rimeditarne i contenuti e rispettare doverosamente i Tuoi impegni istituzionali dell’inaugurazione dell’anno accademico, sia dell’Ateneo Udinese che del nostro Ateneo. Ribadisco poi, se mai ce ne fosse bisogno, la mia stima personale nei Tuoi confronti e la fiducia istituzionale nel Tuo operato generale di Rettore, attestazioni che si aggiungono al rispetto istituzionale del ruolo che ricopri, ma che non mi possono impedire di sollevare alcune specifiche questioni anche in modo critico, senza timore che queste vengano interpretate come posizioni preconcette nei Tuoi confronti o nei confronti dei rapporti che l’Università di Trieste sta intrattenendo con l’Ateneo udinese.

Spero vivamente che la mia non venga da qualcuno sbrigativamente etichettata come una posizione di retroguardia, di resistenza al cambiamento, di difesa di campanilismi o particolarismi, o “baronale”. Ma sono disposto a corre questo rischio.

Ciò premesso ricordo che nel citato articolo viene riportata la seguente dichiarazione del Magnifico Rettore dell’Università di Udine, prof.ssa Cristiana Compagno “… sedi decentrare non sempre equivalgono ad aumenti di spesa. Anzi, bisogna pensare a un modello policentrico. Economia potrebbe essere attivata a Pordenone se quella provincia è trainante per l’economia. ….”. L’intervento è preceduto da un altro passaggio ove si precisa che “Abbiamo dovuto ridurre l’offerta formativa del 19%. I nostri due atenei sono di conseguenza obbligati a creare una federazione per fare massa critica”.

Tale dichiarazione viene ripresa dall’articolista (Silvio Maranzana, inviato a Udine), e anticipata nel testo introduttivo rispetto alla parte dedicata all’intervista ai due Rettori, nella seguente forma: “Per fare un esempio ipotetico: se Pordenone sarà la provincia economicamente trainante, l’unica facoltà (ma non si chiamerà più così) di Economia in Friuli Venezia Giulia, sarà attiva a Pordenone”.

Non sfugga l’aggiunta e la precisazione: l’unica facoltà.

Detta dichiarazione della Rettrice dell’Universitât dal Friûl, pur nella sua formulazione ipotetica (e ci mancherebbe altro che non fosse almeno ipotetica!), lascia in primo luogo attoniti, per la logica del ragionamento distributivo dell’offerta formativa sul territorio regionale, logica sulla quale ritornerò oltre.

Inoltre, l’esempio, per come è collocato nel contesto generale del discorso (tema delle sinergie, della collaborazione, della federazione tra atenei, ecc…), induce l’articolista ed il lettore, tra cui il famoso “uomo della strada” (il mio barbiere, la vicina di casa, l’amministratore di condominio, il giornalaio, il mio medico di base, il farmacista della mia zona, il salumiere, il veterinario del mio cane, ecc…,) ad immaginare una sola struttura didattica, o una sola offerta di corsi economici collocati, al caso, in futuro a Pordenone (Ti confermo che ho già avuto i primi commenti in tal senso).

Ma non solo, la comunicazione raggiunge gli studenti iscritti ai corsi di laurea della Facoltà, e le rispettive famiglie, che potrebbero prendere “sul serio” tali affermazioni, e temere che il proseguo dei loro studi, o degli studi dei loro figli, avverrà nella destra Tagliamento (e anche qui ho una prima richiesta di chiarimento). Lo stesso dicasi degli studenti, e le relative famiglie, ancora iscritti alle scuole medie superiori, che potrebbero essere indotti a pensare che nel futuro non ci sarà la possibilità di effettuare studi economici a Trieste (la gran parte dell’attività di orientamento ad oggi è già stata effettuata e poche saranno le occasioni per rimediare alla distorta e subdola comunicazione).

Ed ancora non possono sfuggirTi le implicazioni possibili sui rapporti con alcune importanti imprese di livello internazionale, quali Assicurazioni Generali, Unicredit, Allianz e Wartsila, Illycaffè ed altre ancora. Diverse di queste imprese finanziano i nostri corsi di studio in lingua inglese (più volte evocati nell’inaugurazione dell’anno accademico), finanziano le borse di studio per le matricole dei corsi statistico-attuariali, nonché alcuni assegni di ricerca, offrono stage ai nostri studenti, assumono i nostri laureati (Ti ricordo che una quota assai rilevante della dirigenza e dei quadri di Assicurazioni Generali, a partire dalle posizioni di vertice, si sono laureati nella Facoltà di Economia di Trieste), intervengono con le loro figure professionali nei nostri corsi, e, più in generale, intrattengono rapporti di collaborazione con la Facoltà che presiedo.

I rappresentanti di tali gruppi, e del mondo imprenditoriale in genere, potrebbero prendere sul serio le incaute affermazione contenute nell’articolo, pensando che i corsi di economia non si terranno più a Trieste. Ti faccio notare al riguardo che un A.D. di un’impresa privata che si rispetti, mai e poi mai affermerebbe in un articolo ed in una circostanza come quella in argomento, che un ramo della sua azienda potrebbe essere delocalizzato, tanto per fare un esempio “didattico”, se a tale ipotesi non corrispondesse una prospettiva concreta. Figuriamoci poi se si tratta di un’attività di altra impresa.

Ed infine il personale di Facoltà. I docenti che fino ad ora ho incontrato sono rimasti sbigottiti di tale prospettiva che appare ad oggi di “fanta-accademia”, ma ciononostante desta in loro comprensibile preoccupazione e addirittura rabbia. Sentimenti comprensibili se facciamo mente locale al lavoro quotidiano nella didattica, nella ricerca e nell’attività organizzativa (dall’orientamento al tutorato, dalla mobilità internazionale alla revisione dell’offerta formativa, fino agli impegni in commissioni, anche di Ateneo, in organi accademici ed altro ancora). Tutto ciò per poi leggere sul giornale che forse un domani potremmo essere spostati a Pordenone assieme ai Colleghi di Udine, in uno scenario immaginato dalla Rettrice di detto Ateneo!

Disorientamento e sorpresa vi è stata anche tra il personale amministrativo, e non solo di Facoltà. Del pari ho rilevato commenti di vario tenore emotivo, ma mai positivi, tra i Colleghi Presidi incontrati in occasione dell’inaugurazione dell’A.A.

Pertanto l’affermazione in argomento risulta, inevitabilmente, al di là delle intenzioni che non conosco, provocatoria, irrispettosa e quasi minacciosa e offensiva nei riguardi della Facoltà che rappresento. Se poi dovessi lasciarmi andare alla tentazione di “pensar male”, e seguire il famoso detto andreottiano, non posso fare a meno di sospettare che la Facoltà di Economia non sia stata scelta a caso nell’esemplificazione, così come la provincia di Pordenone.

Non posso, infatti, non ricordarTi come la Facoltà di Economia di questo Ateneo (Facoltà dalla quale è sorta l’Università degli Studi di Trieste) rappresenta sul piano qualitativo una struttura che offre corsi, e servizi agli studenti, altamente competitivi con quelli analoghi dell’Ateneo udinese e che quest’ultimo sul polo Pordenonese manifesta degli evidenti e noti (nonché dichiarati) interessi, proprio inerenti i corsi di studio economici. Inoltre, come sai, è stato da noi ripreso un dialogo con i Colleghi della Facoltà di Economia di Udine volto a valutare le opportunità di collaborazione sul fronte didattico.

La dichiarazione alla stampa della Rettrice Compagno, di fatto, appare come Captatio benevolentiæ nella comunicazione con gli stakeholders della destra Tagliamento, ma delinea anche una possibile strategia di cooptazione della nostra comunità accademica, eliminando con ciò un concorrente.

Tutto ciò non sarebbe poi così grave e sorprendente se tale prospettiva non si fosse concretizzata in un contesto comunicativo condiviso (articolo del quotidiano), caratterizzato dalle dichiarazioni dei due Rettori degli Atenei regionali (Sissa esclusa), accomunati nell’intento comune di creare un “Ateneo Federato”; una situazione nella quale la Tua presenza e il Tuo silenzio finiscono, al di là delle Tue intenzioni, per avvalorare l’azione della Rettrice Compagno!

Ora mi chiedo cosa sarebbe accaduto se il Rettore dell’Università di Trieste, prof. Francesco Peroni avesse ipotizzato, in quel di Udine, che se in futuro fosse realizzato il Rigassificatore nel golfo di Trieste, la Facoltà di Ingegneria, unica a livello regionale, potrebbe essere collocata a Muggia? Quale sarebbe stata la reazione sul Messaggero Veneto? Quale quella della prof.ssa Compagno? Quali le reazioni dei componenti di SA e CdA dell’Ateneo Udinese?

E come avrebbe reagito il Preside di Giurisprudenza dell’Università di Trieste se nell’articolo si fosse prospettato, sempre a titolo di esempio, di attivare in futuro la facoltà, unica, di Giurisprudenza a Tarvisio, ad esempio, per sopperire alla locale carenza di procuratori legali? Oppure quella della Preside della Scuola interpreti e traduttori all’ipotesi di collocare tutti i corsi linguistici a Monfalcone per sopperire alle esigenze di formazione dei figli degli immigrati del Bangladesh?

Rispetto a quanto detto intendo ora intervenire su tre aspetti, (1) le strategie di collaborazione del nostro Ateneo con quello udinese, (2) i modelli organizzativi di una federazione di Università e le modalità di rapporti con il territorio e (3) il ruolo della Facoltà di Economia (o se vogliamo dei corsi di studio economici) in questo contesto.

Sotto il primo profilo non posso non rilevare che in diverse occasioni hai evitato, nonostante le ripetute richieste, di portare in discussione nelle sedi proprie del Senato Accademico in primis, ma anche del Consiglio di Amministrazione, le Tue proposte di strategia nei rapporti con l’Università di Udine. Ma ciononostante hai ritenuto di prendere posizione in pubblico e sui media rispetto a tale questione. Posizione che, come si comprende dalla mia esposizione fino ad ora sviluppata, non condivido nel metodo.

Vorrei evidenziare al riguardo che, pur non essendo in alcun modo avverso ad una collaborazione con l’Ateneo di Udine, trovo molto difficile realizzarla se gli approcci culturali e relazionali dei rappresentanti dell’Università di Udine sono quelli che emergono dall’articolo in questione. Ma soprattutto ritengo che l’Università di Trieste non debba collocarsi in posizione di sudditanza, posizione che molto probabilmente andrebbe a delinearsi inevitabilmente sposando la tesi di una convergenza verso una modello federato tout court senza delineare prima una nostra autonoma strategia di collaborazione. Strategia che è ad oggi di competenza dell’attuale Senato Accademico.

Per quanto attiene al secondo tema da me evocato, se ad oggi non è definito un modello organizzativo precostituito, non è accettabile, a mio avviso, che la Tua presenza in rappresentanza dell’Ateneo di Trieste, avvalori uno schema organizzativo di un sistema federato di Atenei quale quello implicitamente abbozzato dalla Rettrice Compagno nell’articolo citato.

Appare infatti sconcertante l’ipotesi formulata che un facoltà per la sua caratterizzazione economica si collochi nel territorio che, in una certa fase congiunturale, risulti trainante per l’economia della regione. Al di là del concetto di Università (o meglio ancora nella sua accezione originale di universitates), non si capisce la ragione per la quale l’offerta formativa dovrebbe seguire le dinamiche territoriali in un contesto geograficamente limitato, quale è quello della Regione Friuli Venezia Giulia.

Tale scenario appare poi in evidente contrasto con le posizioni critiche che Tu hai sempre assunto rispetto allo sviluppo delle sedi decentrare, posizioni che ho personalmente condiviso nelle linee generali, anche se a volte ho ritenuto fin troppo rigide.

Non posso non sostenere, in pieno accordo con le tesi da Te esposte in sede di SA, che i corsi di laurea vadano collocati e concentrati nelle sedi principali degli Atenei ove si sviluppa una fertile osmosi delle conoscenze e delle attività di ricerca e didattica, dello scambio culturale. Luoghi che facilitano ora, proprio nel nuovo scenario organizzativo che prevede il trasferimento delle competenze didattiche dalle facoltà ai dipartimenti, la collaborazione tra le strutture, le mutazioni e le condivisioni didattiche. Altra cosa è la specializzazione tematica di alcuni poli decentrati quali quello Goriziano.

Diversamente i rapporti con il territorio e con le imprese attengono solo in parte agli aspetti tipicamente didattici (se non per corsi professionalizzati o a caratterizzazione specifica) quanto piuttosto al trasferimento tecnologico, alla ricerca applicata e alla formazione post lauream (master, formazione permanente ecc).
Collocare i corsi di laurea economici in funzione dello sviluppo economico del territorio pordenonese (a parte ogni considerazione sulla crisi economica che detta provincia sta vivendo in questo periodo,…) significa interpretare l’offerta formativa di un Ateneo come un servizio al territorio al pari dei Centri di Igiene mentale, dell’asporto rifiuti o del trasporto urbano!

Infine per quanto riguarda il ruolo della Facoltà di Economia, come Preside devo ribadire che la Facoltà di Economia dell’Università di Trieste non è in vendita, è, e deve rimanere, con i sui corsi parte fondamentale del futuro assetto dell’Ateneo di Trieste e non rappresenta merce di scambio sul tavolo della “federazione universitaria” regionale.

Consentimi questa dichiarazione che è anche uno sfogo, perché, al di là della fondamentale questione strategica, troppe volte ho visto la Facoltà di Economia penalizzata ingiustamente ed immotivatamente nella comunicazione sulla stampa. Un anno or sono, mentre le matricole di Economia erano in crescita, sul quotidiano locale appariva un articolo che evidenziava il calo complessivo di iscritti e come i corsi a ciclo unico fossero quelli che reggevano meglio, qualche mese addietro, pur registrando il maggior incremento di iscrizioni in termini assoluti e tra i più alti in termini percentuali, la Facoltà di Economia non era neanche citata, ora siamo quella presa ad esempio per una fusione/delocalizzazione nel futuro assetto regionale.

Viene spontaneo chiedersi quale considerazione vi sia della Facoltà da parte degli organi di stampa, se infastidisce qualcuno, se funziona la comunicazione istituzionale di Università, se i vertici di Ateneo la ritengano un proprio asset importante o meno.

A ciò aggiungi che nel quotidiano lavoro e nell’organizzazione dei servizi e delle attività rilevo, assieme ai miei Colleghi, non poche inefficienze nei rapporti con l’amministrazione centrale e con alcuni organi di governo. Personalmente ho sempre cercato un rapporto costruttivo nelle varie sedi e con il personale tutto, ma non posso non ricordare le difficoltà nell’attività di orientamento di Facoltà svolta in totale isolamento e senza alcun supporto centrale per quanto riguarda le fiere internazionali, una situazione frutto non solo di difficoltà finanziarie, ma anche di una visione generalista dell’attività di orientamento con la quale ho avuto modo in alcun casi di scontrarmi. A questo si aggiungono i difficili rapporti nell’operare quotidiano con l’ufficio mobilità internazionale che non mi dilungo in questa sede ad elencare.

Per non parlare poi di altre questioni di carattere generale quali l’assenza di circolari esplicative, scelte non condivise con le strutture periferiche/decentrate (Facoltà), risposte non fornite dagli uffici, modifiche continue di procedure, inutili appesantimenti burocratici, assenza di raccordo tra uffici centrali ed altro ancora, fatti che mi riservo di evidenziare con comunicazione a parte.

Tutti questi elementi rendono particolarmente difficile il lavoro nelle strutture decentrate di Facoltà, che troppo spesso vengono messe nelle condizioni di essere in un rapporto funzionale ancellare rispetto all’Amministrazione centrale, mentre non ho dubbi che dovrebbe essere l’Amministrazione Centrale ad essere al servizio delle strutture che svolgono in prima linea l’attività didattica e di ricerca. Ciò nonostante vi è in Facoltà un costante impegno al miglioramento dei servizi da parte del personale docente e tecnico-amministrativo, ma non certo per essere trattati in questo modo!

Ti chiedo pertanto di portare all’attenzione degli organi di governo (SA e Cda) in discussione, e non in comunicazione, il tema della federazione tra Atenei, per avviare un dibattito già troppe volte richiesto. Ti chiedo inoltre di chiarire il Tuo pensiero sulle affermazioni fatte dalla Rettrice dell’Università di Udine rassicurando la comunità accademica che rappresento e smentendo pubblicamente, possibilmente anche sugli organi di stampa, le prospettive evocate, riparando al grave danno d’immagine provocato dall’articolo. Da parte mia, superfluo evidenziare, che farò fin d’ora quanto possibile in tal senso.

Per quanto attiene ai rapporti tra la Facoltà di Economia di Trieste e quella di Udine, è evidente, per quanto detto, che l’incauta uscita della prof.ssa Compagno non gioverà agli stessi, aumentando il grado di incertezza del complessivo scenario che si andava delineando e riducendo il grado di fiducia. Da parte mia, pur non ritenendo di dover recedere da una prospettiva che abbiamo condiviso, prima dello scorso Natale, in sede di commissione mista SA/CdA ove eri attivamente presente, considero inevitabile congelare i rapporti di collaborazione con i Colleghi di Udine fino ad ufficiale chiarimento della vicenda in argomento.

Sono certo che saprai comprendere le ragioni della mia comunicazione e renderTi interprete delle esigenze che evidenzio, dimostrando, come sempre hai fatto, di rappresentare non solo formalmente le diverse comunità dell’Ateneo, ma sostenendo fattivamente le loro istanze; tutto ciò in coerenza con il metodo democratico tante volte evocato.

Ti ringrazio dell’attenzione e Ti rinnovo i miei sentimenti di stima e fiducia.

Cordiali saluti

Gianluigi Gallenti

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