Trieste protagonista dei risultati della missione Planck

Nuovi risultati dal satellite Planck, lanciato dall’Esa -Agenzia spaziale europea- per studiare l’universo primordiale. Tra i protagonisti anche gli astrofisici del Planck data processing centre (Dpc) di Trieste, che hanno presentato questi risultati presso il Cnr e l’Inaf a Bologna. Planck, analizzando l’emissione del monossido di carbonio (CO), ha individuato enormi nubi di gas freddo prima sconosciute e una sorta di foschia a microonde -chiamata haze- di origine ignota.
Il Dpc -Osservatorio Astronomico di Trieste (Inaf), Sissa e Università- ha avuto un ruolo di primo piano. «Il lavoro del nostro team ha permesso di scoprire questa misteriosa emissione al centro della nostra galassia – spiega Carlo Baccigalupi. L’astrofisico della SISSA e responsabile dell’analisi del Dpc ha poi aggiunto che «Attribuirne la presenza a processi astrofisici o a particelle di materia oscura è ancora prematuro, tuttavia questo è un risultato molto importante per gli astrofisici impegnati nello studio delle origini del nostro Universo».
«Planck è in orbita da circa mille giorni, ha prodotto più di 20 Terabyte di dati e ogni giorno viviamo con emozione l’arrivo di altri dati, tutti di eccezionale qualità » commenta Andrea Zacchei, astrofisico dell’Osservatorio triestino e responsabile del Dpc di Trieste. «Nel 2013 saranno rilasciate al pubblico le mappe dell’Universo, il risultato più importante di Planck e il coronamento del nostro impegno più che decennale. Queste mappe ci mostreranno com’era lo spazio a soli 380mila anni dal Big Bang».
Obiettivo di Planck è osservare il fondo cosmico a microonde e codificare le informazioni su componenti fondamentali e struttura dell’Universo. «Questi risultati, possibili solo nell’ambito di imprese spaziali internazionali, sono un enorme contributo alla conoscenza della nostra galassia e rappresentano un passo fondamentale verso la comprensione dell’Universo e dei processi fisici che ne hanno determinato l’evoluzione» precisa Luigi Danese della Sissa, fra gli ideatori della missione Planck.
La prima mappa a tutto cielo del monossido di carbonio
Le nubi gassose presenti nella nostra e in altre galassie, sono le incubatrici delle nuove stelle e sono costituite da CO. Analizzando le tracce di questo gas gli scienziati di Planck hanno individuato queste nubi dove si ritenevano assenti e hanno tracciato la prima mappa a tutto cielo delle emissioni di monossido di carbonio. Tale mappa sarà uno strumento preziosissimo per i radiotelescopi terrestri, sensibili appunto al CO.
La nebbia nel centro galattico
Haze, la foschia di microonde che circonda il centro galattico, è dovuta alla radiazione generata dagli elettroni che, accelerati dalle esplosioni di supernovae –stelle morenti-, attraversano campi magnetici. Tuttavia, rispetto alle altre regioni della Via Lattea, questa foschia ha un’insolita componente ad alte energie, per la cui presenza varie ipotesi sono al vaglio degli scienziati: dalla maggiore frequenza di esplosioni stellari al vento galattico, fino all’annichilazione di particelle di materia oscura. Nessuna di queste ha però ancora trovato riscontro.
Francesco Fieramosca


