11.2.2017 | 17.33 – Carenza di organico e conseguenti criticità nella gestione del personale, sovraffollamento e condizioni precarie sia delle strutture carcerarie che della caserma destinata agli agenti. Questo, in breve, quanto è emerso ieri dai sopralluoghi effettuati dai vertici nazionali e regionali della Uilpa Polizia Penitenziaria nelle carceri del Friuli-Venezia Giulia. Un tour che ha permesso di puntare il dito su diverse problematiche, alcune di carattere locale, altre più generali come “la necessità di convocare un tavolo nazionale capace di individuare concretamente soluzioni utili a razionalizzare il sistema carcere”. Questo quello che chiede da tempo Angelo Urso (nella foto qui sotto), segretario generale Uilpa Polizia Penitenziaria. “Solo così si può fare un ragionamento a tutto tondo adeguando strutture, servizi e organico alle nuove esigenze e alla nuove problematiche che stanno caratterizzando il mondo penitenziario”.
“A Trieste ci sono 208 detenuti, 147 agenti previsti e 122 quelli effettivi: questi i numeri del carcere che vede alla guida un direttore in missione, proveniente dal carcere di Tolmezzo che dista 130 km. L’edificio che ospita il carcere (nell’immagine in alto) è vetusto e andrebbe ristrutturato unitamente alla caserma che ospita gli agenti. Paghiamo un canone per i nostri alloggi – spiega Leonardo Angiulli segretario regionale UILPA Polizia Penitenziaria – è quindi giusto pretendere ambienti salubri e confortevoli degni di tale nome. Inoltre abbiamo un grosso problema con i parcheggi perché se è vero che il sindaco ha messo a disposizione una decina di parcheggi nelle immediate vicinanze del carcere è altrettanto vero che quei numeri sono insufficienti rispetto alle esigenze al punto che spesso mettono il personale davanti alla scelta di rischiare una multa o prendere un procedimento disciplinare a causa del ritardo originato dalla ricerca appunto del parcheggio. Chiediamo quindi all’amministrazione penitenziaria di intercedere presso il Comune di Trieste, al fine di individuare altri parcheggi nelle zone adiacenti al carcere”.
Di seguito la situazione negli altri istituti penitenziari della regione:
GORIZIA – Una struttura di confine che ospita 34 detenuti, prevede 43 agenti e, in realtà, ne conta 34. In questo caso, la necessità di un ragionamento complessivo e a più livelli istituzionali diventa necessario: “E’ un edificio di confine quindi solo per questo necessario al sistema penitenziario, che però necessità di un intervento straordinario di ristrutturazione. Da un’analisi costi/benefici, la struttura ne esce particolarmente penalizzata – spiega Urso – per questo lanciamo un appello al Sindaco affinché convochi un tavolo in cui realizzare condizioni utili a sollecitare appunto una ampliamento e un contestuale ristrutturazione della struttura, ovvero individuare un area e l’iter burocratico per realizzare un nuovo carcere”.
UDINE – la vera emergenza è il sovraffollamento e la situazione del personale di Polizia penitenziaria che con 125 agenti previsti se ne contano 119 assegnati e di questi 7 sono impiegati presso il nucleo traduzioni, 10 sono distaccate in altre sedi e 14 sono a disposizione dell’ospedale militare per lunghi periodi di degenza. Da rilevare un alta percentuale di personale ultra cinquantenne. “Le condizioni di lavoro sono diventate insostenibili – spiega il segretario Generale UILPA – soprattutto se consideriamo le precarie condizioni strutturali di un istituto vecchio e con spazi angusti. Da rilevare l’opportunità di completare gli impianti di video sorveglianza e di realizzare l’automazione dei cancelli perché non è assolutamente concepibile che in un era digitalizzata come la nostra si debbano ancora aprire i numerosi cancelli a mano”. Più in generale secondo i dirigenti della UIL l’intera struttura del carcere andrebbe riorganizzata, sfruttando al meglio gli spazi (compresi quelli della palazzina all’esterno) e isolando la sezione semiliberi, magari spostandola all’esterno del carcere razionalizzando appunto gli spazi esistenti e inutilizzati. “E’ una questione di sicurezza anche questa perché evidentemente evitare la presenza dei semiliberi negli ambienti in cui transitano anche i reclusi limita eventuali problemi alla fonte”. Da evidenziare che il recupero degli spazi predetti oltre a razionalizzare gli ambienti detentivi consentirebbe di realizzare spazi da destinare alle attività culturali, lavorative e ricreative a favore dei detenuti oggi assolutamente inadeguate, si pensi al fatto che il carcere di Udine probabilmente è uno dei pochi in Italia privo di un luogo di culto dove celebrare la Santa Messa.
TOLMEZZO – Unico istituto contro corrente: qui i problemi non riguardano la struttura che è pulita, ordinata e in buone condizioni. “Il problema, qui, è la sicurezza” precisa Urso. “Siamo in un carcere di massima sicurezza, dove ci sono anche detenuti in regime di 41 bis e i dati non sono incoraggianti”. 207 agenti previsti, 189 quelli effettivi di cui 26 distaccati in altri istituti e presso i palazzi del potere. I detenuti presenti sono 136.
Su tre commissari di Polizia penitenziaria due sono distaccati. “Ancora una volta – prosegue Urso – si evidenzia come sia centrale l’individuazione di soluzioni utili a distribuire equamente, a livello nazionale, un organico di Polizia penitenziaria che nonostante presenti una carenza complessiva fa registrare gravi insufficienze negli istituti penitenziari e abbondanti esuberi nei palazzi del potere. La priorità deve essere la gestione delle carceri e le condizioni di lavoro del personale, non certo – polemizza il sindacato – la gestione dell’attività amministrativa con il doppio delle unità necessarie”. Un Problema strutturale comune agli altri carceri è l’assenza di box o luoghi coperti dove ricoverare auto e mezzi oggi soggetti alle intemperie e alle rigide temperature di questa Regione. “Sarà un caso – spiegano i dirigenti – ma di sette mezzi ne funzionano la metà”.


