Dal Carso alle biblioteche: i rifugi climatici che potrebbero proteggere Trieste dal caldo

25 giugno 2026 – ore 17:15 – Le ondate di calore sono sempre più frequenti, più intense e più lunghe. Se fino a pochi anni fa il problema riguardava soprattutto le grandi metropoli della Pianura Padana, oggi interessa sempre più da vicino anche Trieste, dove le temperature estive elevate si combinano con l’umidità e con l’effetto isola di calore delle aree maggiormente urbanizzate. Per affrontare questa nuova normalità climatica, numerose città europee hanno iniziato a sviluppare una rete di rifugi climatici: spazi pubblici e privati ad accesso libero dove cittadini e turisti possono trovare refrigerio durante le ore più calde della giornata. Biblioteche, musei, parchi, giardini, centri civici e altri edifici climatizzati diventano così parte di una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, senza perdere la loro funzione originaria. Il modello nasce a Barcellona, che dal 2019 ha costruito una rete di oltre 400 punti distribuiti nei diversi quartieri. Successivamente l’esempio è stato seguito da Parigi e, più recentemente, anche da numerosi Comuni italiani come Bologna, Firenze, Milano e Roma, che hanno iniziato a censire e segnalare gli spazi più adatti per offrire sollievo durante le giornate di caldo estremo.

Trieste non ha ancora una rete ufficiale

A differenza di altre città italiane, Trieste non dispone ancora di una mappa comunale dei rifugi climatici né di un sistema ufficiale di identificazione degli spazi destinati a questo servizio. Il tema, tuttavia, è già entrato nel dibattito cittadino. Negli ultimi mesi sono nate iniziative partecipative per individuare i luoghi più freschi della città e avviare una riflessione su come renderli riconoscibili e facilmente accessibili, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili. Si tratta di una prospettiva che potrebbe trovare terreno fertile proprio a Trieste, città caratterizzata da un patrimonio di parchi storici, giardini pubblici, biblioteche e spazi culturali distribuiti tra il centro e i rioni.

Dove potrebbero nascere i rifugi climatici

Pur in assenza di un elenco ufficiale, diversi luoghi cittadini possiedono già molte delle caratteristiche richieste dai rifugi climatici adottati nelle altre città italiane: accesso gratuito, presenza di ombra, aree di sosta, acqua potabile o ambienti climatizzati. Tra gli spazi verdi potrebbero rientrare il Giardino Pubblico Muzio de Tommasini, il Parco di San Giovanni, il Bosco Farneto, il Parco della Rimembranza, il lungomare alberato di Barcola e numerose aree del Carso urbano facilmente raggiungibili con il trasporto pubblico. Accanto agli spazi aperti, potrebbero svolgere la stessa funzione le biblioteche comunali, il Museo Revoltella, il Museo Sartorio, il Civico Museo di Storia Naturale, oltre ai centri civici e ad altri edifici pubblici dotati di climatizzazione e servizi igienici. La logica è quella già adottata da Bologna e Firenze: valorizzare luoghi esistenti, senza realizzare nuove strutture, mettendoli semplicemente in rete e rendendoli riconoscibili attraverso una mappa e una segnaletica dedicata.

Una città naturalmente più fresca, ma non ovunque

Trieste gode di alcune condizioni climatiche favorevoli rispetto ad altri grandi centri urbani italiani. La vicinanza del mare, la ventilazione e la presenza del Carso contribuiscono spesso a mitigare le temperature. Ciò non significa però che il fenomeno delle isole di calore urbane sia assente. Le aree più densamente edificate, con forte presenza di asfalto e superfici impermeabili, possono registrare temperature sensibilmente superiori rispetto ai quartieri più ricchi di vegetazione. Uno studio nazionale coordinato da CNR e ISPRA evidenzia come città dalla morfologia complessa e ricche di verde, tra cui Trieste, presentino differenze termiche marcate tra centro urbano e zone periferiche alberate, confermando il ruolo strategico del patrimonio verde nella mitigazione del caldo. L’istituzione di una rete di rifugi climatici rappresenterebbe un intervento relativamente semplice e a basso costo, capace di integrare le politiche ambientali già esistenti. Non si tratta soltanto di offrire qualche ora di refrigerio durante le giornate più calde, ma di costruire una rete di protezione urbana per le fasce più vulnerabili della popolazione, promuovendo al tempo stesso una diversa fruizione degli spazi pubblici.

Articolo di Francesco Viviani

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