Super computing, sfida del futuro? Trieste e le Regioni si confrontano a Selecting Italy

10.04.2024 – 07.01 – Nonostante il focus di ‘Selecting Italy‘ vertesse sull’attirare investimenti esteri, un importante ruolo è stato rivestito dalle nuove tecnologie, proprie della Rivoluzione Industriale 4.0. Intelligenza artificiale, computer quantistici e robotica: ambiti diversi, ma accomunati dall’identica richiesta di una sempre maggiore capacità computazionale ed energetica, accelerata su scala esponenziale. Gli algoritmi propri dell’intelligenza artificiale e la gestione dei big data richiedono capacità di gestione sempre maggiori, capaci di invalidare anche apparecchi che, fino a qualche mese addietro, apparivano quali supercomputer. Difficile, in un contesto dominato dai colossi tecnologici e dalle superpotenze cinesi e americane, comprendere quale ruolo potrebbe svolgere l’Italia e, scendendo dal macro al micro, Trieste e il Friuli Venezia Giulia.
La tavola rotonda ‘Super computing per l’attrazione degli investimenti‘ ha focalizzato l’attenzione proprio sulla sfida in questione; come restare rilevanti, a fronte di una disponibilità di fondi e risorse di altri paesi difficile da rivaleggiare.

Giocando ‘in casa’, l’assessore della Regione Friuli Venezia Giulia Alessia Rosolen ha ricordato il tesoretto di enti e strutture scientifiche presenti a Trieste, sottolineando come i “100 milioni investiti sul capitale umano” previsti dal PNRR “hanno arrestato le migrazioni dall’Italia verso l’estero”. Infatti “il capitale umano dev’essere centrale per chi investe”.
In questo contesto la Rosolen ha ricordato che tra i 51 membri fondatori del Centro nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing ci siano anche la Sissa e l’Università di Trieste. Non caso “l’Italia è sesta al mondo per capacità di calcolo”.

A sua volta, rimanendo nel Nord Est, Vincenzo Colla, assessore della Regione Emilia-Romagna, ha osservato che “rischiavamo di essere tritati tra la Silicon Valley e i cinesi” per quanto concerne la gestione dei dati. Invece, come dimostra il caso del Tecnopolo di Bologna CNR, è stato possibile ricavare un proprio spazio. Adesso “la partita si gioca sulle manifatture innovative”. Infatti “la vera sfida del supercomputer di Bologna è di prendere quei driver dalle fabbriche e metterli al servizio dell’economia”. Inoltre lo stesso supercomputer giocherà un ruolo importante per comprendere i cambiamenti climatici e non a caso sarà protagonista al prossimo G7, a Bologna.

Il discorso è poi passato agli specialisti della materia, cioè a Sanzio Bassini, Direttore del Dipartimento Supercalcolo Applicazioni e Innovazione del Consorzio Interuniversitario CINECA. Bassini ha osservato che “nonostante i grandi player internazionali la partita per l’intelligenza artificiale non è ancora persa”. Si deve infatti lavorare sulle competenze secondo Bassini; e lo stesso Tecnopolo di Bologna oggigiorno è molto richiesto dai colossi del settore tramite accordi con Nvidia e Samsung.
Il futuro consisterà, secondo Bassini, nel formulare “un sistema di calcolo completamente dedicato alle industrie” onde “trasformare le fabbriche del passato in quelle del futuro che saranno fabbriche dell’IA“. Occorre dunque “combinare sistema, infrastrutture e ricerca” onde “portare in Italia una AI Factory“.

Rimanendo nell’ambito tecnologico Andrea Zanella, Pro-Rettore Università di Padova con delega alle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), ha osservato che “il calcolo non richiede sempre grandi strutture” e che pertanto “le università italiane giocano un ruolo cruciale, combinando formazione e infrastrutture”. Infatti “il supercalcolo è uno strumento modellabile a seconda delle esigenze”.

La discussione è poi passata alle singole regioni, a partire da Guido Guidesi, assessore della Lombardia, che ha ricordato come si stia lavorando nel settore a Pavia. Tuttavia il super computing “non è solo idee, ma anche energia materiale”, cioè “un’infrastruttura energetica forte”. Guidesi ha proposto inoltre “un criterio di premialità per le aziende che nel bilancio inseriscono la gestione dei dati”.
Scendendo a Sud, Valeria Fascione, assessore per la Campania, ha ricordato la presenza del secondo supercomputer più potente d’Italia a Napoli, ricordando l’importanza di una “triangolazione tra aziende, università e stato”.
Risalendo in centro Italia Michele Fioroni, assessore della Regione Umbria, ha commentato che “non si può ragionare su questioni di scala”, ma vi deve essere la “capacità di produrre algoritmi per l’intelligenza artificiale” ed è “qualcosa che le università italiane possono ancora fare ed è qualcosa che possono fare solo gli umani”. Inoltre, secondo Fioroni, sarebbe necessario “utilizzare i dati delle manifatture per addestrare le intelligenze artificiali”.
Rosario Varì, assessore della Calabria, ha sottolineato il ruolo determinante – di nuovo – delle università che, se bene condotte, possono garantire “la tendenza inversa, il ritorno dei cervelli”. Proprio il caso dell’ateneo calabrese ha dimostrato l’attrattività in tal senso, anche nei confronti di accademici stranieri o che hanno scelto di rientrare in Italia.
Gianlugi Greco, Direttore Dipartimento di Matematica e Informatica – Università della Calabria, ha enfatizzato come migliorando la qualità del capitale umano sia possibile battere anche paesi considerati ‘forti’ nell’IT (Greco ha citato il caso dell’India). Ormai in Calabria, secondo Greco, si può parlare di un “distretto digitale” con “150 accordi siglati con molteplici realtà internazionali”.
Andrea Maria Antonini, assessore delle Marche, ha infine posto l’accento sul ruolo degli studenti delle Facoltà di Umanistica, affermando che vi sarà necessità di “esperti di etica dell’IA”, oltre a enfatizzare l’importanza delle intelligenze artificiali per la sanità e ad esempio, nel caso delle Marche, per i “sistemi di ausilio all’autismo”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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