‘Al Rifugio’, il pub di via Giulia per gli amanti del gioco

22.09.2023 – 08.15 – Hai sempre avuto difficoltà a trovare a Trieste un locale che facesse al caso tuo, che si adattasse alla tua passione per il gioco?
Al Rifugio’ nasce proprio dal bisogno di creare nuovi spazi pubblici dedicati a questa pratica ludica, per evidenziare la convivialità e la bellezza dello stare insieme, di fronte a una birra o a un buon panino.
Alex Gombach e Stefano Vescovo, triestini poco più che trentenni appassionati di gaming, giochi da tavola e campagne D&D, sono partiti da questa intuizione per l’apertura di un pub, in via Giulia: una locanda dall’atmosfera medievale incastonata tra via Fabio Severo e il viale XX settembre.
Da qui parte la chiacchierata con Alex Gombach, uno dei soci di ‘Al Rifugio’.

Inizierei dal nome del pub ludico, dalla forte carica evocativa. Come mai è stato scelto?
“Il locale è sempre stato chiamato così, è storico; tanti clienti habitué mi hanno raccontato che era gestito da un certo Iure detto ‘El Furlan’. Si trattava sempre di un pub, ma era riconosciuto soprattutto per un’ampia selezione di grappe, aveva una buona nomea. E così, abbiamo voluto mantenere il nome “Al Rifugio”, ricercando fin da subito un contatto con i clienti precedenti; pian piano ci stiamo riuscendo.”

E dal punto di vista estetico, il pub si ispira al locale precedente?
“Abbiamo mantenuto i muri a vista, non ci sono stati molti cambiamenti strutturali. Il locale era chiuso, però, da molti anni; così l’abbiamo rimesso a nuovo e abbiamo deciso di aprire a fine maggio, quest’anno, in piena estate. Partiti in fretta e furia, adesso stiamo lavorando sempre di più con il rione, si percepisce molto l’entusiasmo nell’aria.”

Parliamo dell’apertura. Come è iniziato tutto? Da dove è nato il desiderio di aprire un locale?
“La nostra idea è partita da un dato di fatto: io e il mio socio siamo nerd; abbiamo sempre fatto fatica a trovare un posto dove giocare a giochi da tavola o di ruolo a Trieste. Con questo pub, volevamo dare la possibilità a tutti di poter incontrarsi, vivere un’esperienza ludica in compagnia. Il mio socio ha trovato l’articolo del locale in vendita sul quotidiano ‘Il Piccolo’, in un batter d’occhio siamo venuti a vederlo, ci è piaciuto fin da subito ed eccoci qui.”

Il vostro logo, con quel dado a venti facce, è piuttosto emblematico. Correggimi se sbaglio.
“Sì, il dado simboleggia il gioco in tutte le sue sfaccettature, ammiccando alla possibilità per i clienti di poter usufruire di alcuni giochi già presenti nel locale, la cui selezione sarà ampliata col tempo. In ogni caso, nessuno vieta che ognuno possa portarsi il proprio da casa.”

Ma veniamo alle tue passioni. Hai delle ambientazioni preferite quando giochi?
“Ne ho tante, è una domanda che mi mette in difficoltà. Adoro i fantasy, dall’ultimo spettacolo di Baldur’s Gate 3 a Skyrim. E poi mi appassionano le campagne D&D, in alcune di queste il mio socio era anche il mio master.”

E hai, invece, dei personaggi a cui sei più affezionato?
“Direi un nano chierico e un goblin bardo che mi ha divertito parecchio; era un po’ schizzato come personaggio.”

Veniamo ora alla parte che ti affascina di più del mondo ludico.
“La compagnia è un fattore decisivo, insieme al fatto che puoi interpretare un personaggio completamente estraneo a te. Fin da piccolo mi porto dietro questa passione, dalla prima playstation ai giochi da tavolo.”

E se dovessi spiegare il gioco di ruolo, cosa diresti?
“La prima regola è il divertimento, con un tiro di dado fortunato, puoi fare quello che vuoi. Per una campagna, poi, gli elementi imprescindibili sono il master, i player e una dichiarazione d’intenti. Esiste del rispetto in questo gioco che si lega molto al tema del consenso: se qualcuno, per esempio, ha la fobia dei ragni o non vuoi sentir parlare di corpi mutilati durante il gioco, lo comunica subito al master per evitare che l’elemento venga menzionato nella storia.”

Per finire – rimanendo sempre nel campo delle parole – secondo te, chi è nerd al mondo d’oggi?
“Oggi il nerd non è più quella figura cicciottella che veniva denigrata a scuola, le carte in tavola sono cambiate. Essere nerd in questa società è quasi una moda. Credo che tutti abbiano giocato a qualcosa nella loro vita, che sia un videogioco o il gioco dell’oca; l’importante è riconoscere il momento di piacere e continuare a ricercarlo, magari coltivando momenti di socialità intorno a un tavolo.”

[m.p]

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