18.11.2022 – 11.58 – Prima una ristretta tra sindacati e ministero. Una seconda ristretta, tra azienda e Federico Eichberg, capo di gabinetto presso il ministero delle imprese. Infine, il tavolo plenario. Wärtsilä tenta l’accordo: cinque le manifestazioni di interesse da parte di aziende – sull’identità delle quali si mantiene un certo riserbo, ma che assicurerebbero la continuità della produzione – altre tre le interlocuzioni in corso. Si è parlato in lungo e in largo del futuro dello stabilimento di Bagnoli della Rosandra ieri a Roma: l’advisor aziendale si è reso disponibile al dialogo con il Governo proponendo di continuare l’attività produttiva fino al 30 giugno. Una proposta che non scatena l’entusiasmo dei sindacati: mancano le garanzie sul dopo e l’accordo, a queste condizioni, non può proprio essere siglato.
Da una parte c’è la decisione unanime di procedere in maniera condivisa nel mantenere la continuità produttiva dello stabilimento di Bagnoli, dall’altra l’applicazione dello stesso metodo di condivisione del piano industriale che riguarda la parte di attività che Wärtsilä manterrà operativa. Come ha spiegato l’assessore regionale al lavoro Alessia Rosolen, che ha preso parte all’incontro, l’individuazione del un soggetto imprenditoriale che rilanci la parte produttiva deve essere un’azione portata avanti in piena trasparenza tra tutte le componenti del tavolo, affinché la scelta sia pienamente condivisa, come anche le sorti degli oltre 500 addetti che resteranno in Wärtsilä nei reparti che non verranno dismessi.
Una proposta definita “inaccettabile” da Fim, Fiom e Uilm, per proseguire il confronto “si deve rimuovere la scadenza orientativa di giugno” dichiara Antonio Rodà (Uilm) ad Ansa. Le tempistiche sono troppo strette anche per l’UGL e per Sasha Colautti (USB) la multinazionale “vuole la botte piena e la moglie ubriaca”.
Le voci sul possibile insediamento di un nuovo produttore di motori marini non si placano. Lo stesso Pierfrancesco Vago, executive chairman di MSC, durante la cerimonia di consegna della nuova MSC Seascape aveva fatto presente al ministro Salvini l’assoluta importanza di mantenere il know-how aziendale a Trieste. E poi c’è sempre Fincantieri.
USB ha proclamato per venerdì 2 dicembre uno sciopero generale per tutta la giornata, con una manifestazione il 3 dicembre a Roma che deve “parlare al paese della situazione drammatica in cui versano i lavoratori e il lavoro” in generale.
La preoccupazione per l’atteggiamento della multinazionale finlandese si espande a macchia d’olio: se Trieste lavora per un piano industriale definito non si può dire lo stesso per gli stabilimenti di Genova, Napoli e Taranto.
mb.r


