19.08.2022 – 08.01 – Il 25 settembre gli italiani sono chiamati ai seggi per l’elezione dei componenti di Camera e Senato; i parlamentari eletti saranno poi chiamati a votare la fiducia al presidente del Consiglio dei ministri, scelto dal presidente della Repubblica in base ai risultati elettorali e della maggioranza in Parlamento. Il voto quest’anno si accompagna però ad alcune novità a partire dal periodo un po’ inusuale: l’autunno infatti coincide con le scadenze della legge di bilancio, con tempi quindi strettissimi per la sua approvazione. Tra i cambiamenti più importanti troviamo il taglio dei parlamentari (400 per la Camera e 200 per il Senato, contro i precedenti 630 e 315). Ulteriore novità è infine la possibilità anche per chi ha tra i 18 e 25 anni di votare per il Senato; una riforma quest’ultima che mira a rafforzare la partecipazione dei giovani alla vita politica (che, per un voto consapevole, andrebbe affiancata all’educazione civica e a un’infarinatura generale di diritto costituzionale).
Cosa è bene sapere prima di recarsi al seggio? La legge elettorale con cui si va a votare è il Rosatellum (che prende il nome dal suo ideatore, Ettore Rosato); si tratta della stessa legge elettorale con cui si è andati a votare nel 2018 adattata però alla nuova composizione in versione “ridotta” del Parlamento. Questa prevede un sistema elettorale misto maggioritario e proporzionale. Ma cosa significa? Il sistema maggioritario riguarda il 37% dei seggi tra Camera e Senato (rispettivamente 147 e 74); ad essere eletto è chi riceve più voti nel collegio. L’Italia è infatti divisa in zone stabilite in base al numero di residenti e altri criteri geografici, e per ciascuno di questi c’è un determinato numero di candidati tra i quali l’elettore dovrà scegliere; in questo caso vince il candidato che ottiene più voti nel collegio. Si parla nello specifico di collegi “uninominali”, in cui si elegge un solo rappresentante; anche per questo motivo nascono le colazioni tra partiti che permettono di raccogliere insieme più voti per un singolo candidato. Per ogni collegio viene quindi eletto un deputato per un totale appunto di 147 e un senatore per un totale di 74.
E tutti gli altri? Per i restanti due terzi del parlamento, 245 deputati e 122 senatori (12 sono eletti all’estero) entra in gioco il sistema proporzionale nel cui caso i parlamentari vengono scelti in proporzione ai voti ricevuti dai singoli partiti. Si parla inoltre in questo caso di collegi “plurinominali” in cui si eleggono più rappresentanti.
Riassumendo: un terzo dei seggi viene assegnato in collegi uninominali con sistema maggioritario in cui si elegge un solo rappresentante; due terzi invece vengono assegnati con sistema proporzionale tramite collegi plurinominali dove sono in palio più seggi che vengono distribuiti tra i partiti in base ai voti ottenuti. A questo si aggiungono poi i voti dei cittadini residenti all’estero tramite cui vengono eletti rispettivamente otto deputati e quattro senatori. Questi per votare dovranno essere iscritti all’AIRE entro il 31 dicembre dell’anno precedente alla votazione.
Un’ulteriore informazione da tenere a mente è quella riguardante le soglie di sbarramento nazionale. Per poter ottenere i seggi infatti i partiti devono raggiungere un minimo di voti, anche per questo motivo esistono le coalizioni. Per la parte proporzionale la soglia è dunque del 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni.
Chi va a votare cosa si trova quindi davanti? Arrivati al seggio si ricevono due schede identiche: una rosa per la Camera e una gialla per il Senato. Sulla scheda si troverà il nome del candidato al collegio uninominale (quindi sistema maggioritario) e accanto a ogni simbolo una mini-lista “bloccata” di candidati per il proporzionale il cui ordine definisce l’ordine di elezione, non sono infatti previsti voti di preferenza. Per far valere il proprio voto quindi basterà un segno sul nome del candidato uninominale (in questo caso il voto è esteso anche alla lista), o direttamente sul simbolo (il voto in questo caso viene esteso anche al candidato uninominale); il voto inoltre sarà valido anche qualora venisse posto un segno sia sul nome del candidato che sul simbolo della lista. Non è permesso il voto disgiunto – un candidato e una lista non collegati – pena la scheda nulla.
Cosa c’è ancora da sapere prima di recarsi (consapevolmente) al voto? Ultimo ma non meno importante è essere a conoscenza dei diversi programmi elettorali. Una considerazione banale forse, si spera, per i più; ma in assenza di questo si può davvero parlare di voto consapevole? Scegliereste l’università senza aver letto prima l’offerta formativa che propone? Comprereste i biglietti per un festival senza aver guardato chi suona? Al ristorante ordinereste un piatto senza aver prima letto le alternative sul menù? Allora se nelle scelte che ci riguardano da vicino e coinvolgono la nostra vita privata riteniamo doveroso essere informati, non dovremmo esserlo ancora di più quando la scelta che abbiamo davanti, quella del voto, serve per decidere il futuro del proprio paese?
[n.p]


