CANT Z-511A, quando Monfalcone costruì il più grande idrovolante al mondo

30 maggio 2026 – ore 07:00 – Come se le macchine imitassero l’evoluzione animale, così molti mezzi di trasporto sembrano assumere dimensioni gigantesche prima di estinguersi per la meteora di una catastrofe umana o ambientale. I dirigibili divennero zeppelin e continuarono a ingrandirsi nelle dimensioni (e ambizioni) prima che l’incidente dell’Hindenburg estinguesse queste magnifiche balene del cielo. Anche gli idrovolanti ebbero una simile sorte: prima che scomparissero a causa della seconda guerra mondiale, attraversarono una fase di evoluzione accelerata, inaugurando modelli sempre più grandi, sempre più ciclopici. Il caso italiano è esemplare, perché i Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA) sfornarono, poco prima di quella guerra che avrebbe portato alla distruzione del prezioso cantiere dove venivano prodotti i velivoli, il più grande idrovolante mai realizzato nell’ambito. Nell’occasione del 1° Raduno Internazionale di Trieste di Idrovolanti, organizzato a cent’anni dal primo volo Trieste- Torino, con l’esposizione storica di 10 fragili velivoli presso molo Audace, merita ricordare il ruolo primario svolto dalle industrie CANT a Trieste e Monfalcone, prima del tracollo del secondo dopoguerra.

Il CANT Z-511A ancora oggigiorno mantiene il record del più grande idrovolante mai costruito al mondo; fu anche l’ultimo velivolo progettato a Monfalcone.
Tecnicamente un quadrimotore, il Z-511A (la A della dicitura tecnica sta per Atlantico) pesava 35 tonnellate e aveva spazio per 16 passeggeri, trasformabili in 48 in una versione per i viaggi di massa. L’ingegnere Zappata, genio dell’aviazione monfalconese, lo inaugurò con successo il 19 ottobre 1940. L’idrovolante prevedeva una scaletta di accesso inserita nella parte terminale della fusoliera, l’ala praticabile in volo per ispezionare i motori durante il funzionamento e una cabina spaziosa per i sei uomini dell’equipaggio. Era stato pensato per le rotte col Sudamerica, ma l’ingresso in guerra dell’Italia impedì che compisse mai la transvolata oceanica. L’Ala Littoria commissionò comunque sei esemplari, due dei quali furono finanziati e costruiti. Nonostante la mole il Z-511A era agile e facilmente manovrabile.
Man mano che infuriava il conflitto si pensò di utilizzarlo per rifornire le colonie, per colpire le basi navali nemiche con squadre di guastatori, di volare persino verso Brasile e Argentina, ancora neutrali, onde dimostrare la superiorità tecnica del velivolo. Recuperando idee decisamente dannunziane, si progettò anche un volo su New York alla luce del giorno, onde lanciare manifestini di propaganda o, in alternativa, arance appese a piccoli paracadute che avrebbero impressionato gli oriundi italiani. L’idrovolante sarebbe stato, nel caso, rifornito di carburante a metà percorso da un sommergibile nel mare Atlantico. E allo stesso modo si deliberò di utilizzare questo gigantesco aereo per colpire le basi sovietiche nel Mar Nero, i depositi di carburante del Golfo Persico o ancora onde soccorrere gli ufficiali italiani prigionieri in Arabia Saudita.

Tuttavia, alla fin fine, l’idrovolante non s’involò mai e, alla pubblicazione dell’Armistizio di Cassibile, l’esemplare a Vigna di Valle fu affondato, onde evitare divenisse preda tedesca. Si sarebbero potuti risparmiare la fatica, perché il secondo esemplare ancora in costruzione a Monfalcone fu smantellato dai nazisti onde riciclarne i preziosi metalli aeronautici. Il secondo velivolo era già nato con ali da guerra: Zappata vi aveva infatti aggiunto 5 armi brandeggiabili da 7,7 mm. Qualche mese dopo, coi bombardamenti del 1944, i cantieri per la produzione dei CANT venivano annientati dai bombardamenti alleati.

Articolo di Zeno Saracino

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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