29 aprile 2026 – ore 07:00 – La specola ad uso astronomico a Palazzo Biserini, le osservazioni celesti di Luigi Carnera e Gopcevich e poi, in tempi recenti, il nuovo Osservatorio e i grandi studi della triestina d’adozione Margherita Hack. L’INAF a Trieste, con l’OATs, vanta una lunga storia di scienziati e scoperte che ora, come in tutta Italia, accusano i postumi dei finanziamenti PNRR. Molti ricercatori di INAF a Trieste e in Italia continuano a non essere stabilizzati, nonostante si fosse giunti ad un accordo poi non mantenuto nel 2025.
Problema vecchio, si dirà; e trasversale ai governi, le politiche e in generale anche al mondo accademico negli ultimi decenni.
La Rete degli stabilizzandi INAF a questo proposito ha inviato una lettera urgente al Presidente del Consiglio che fa appello a una soluzione onde evitare di smarrire un tesoretto di expertise e ricerche in corso che altrimenti prenderebbe il volo oltre Italia.
I numeri, si legge, sono ingenti: oggigiorno in INAF risultano 660 figure precarie su 1920; quasi la metà, il 40%, del personale di ricerca e tecnologia è in condizioni di forte precarietà, il tutto con 300 persone già in regola per una stabilizzazione immediata secondo la normativa odierna. Non si tratta di novizi, di neo laureati: i soggetti in questione, precisa la lettera, hanno tutti il dottorato di ricerca e una media di 8 anni di lavoro. Si tratta pertanto di “professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente”.
La lettera evidenzia in effetti un paradosso: gli investimenti del Ministero della Ricerca ci sono, ma sempre indirizzati all’ammodernamento delle infrastrutture e non alla stabilizzazione di chi ha contratti a termine. Il problema sembrava essere stato risolto l’anno addietro, considerando come nel 2025 fossero stati stanziati 6,5 milioni e presentato un apposito emendamento, approvato dalla maggioranza; poi, al momento dell’applicazione, la norma è stata riformulata penalizzando l’anzianità di servizio, cancellando l’urgenza prevista dalla legge Madia e chiedendo un co finanziamento impossibile per l’INAF. E in effetti risultati sono oggi evidenti, con 52 assunzioni in tutta Italia a confronto con le 120 previste originariamente. Avendo i ricercatori in questione raggiunto i limiti dei contratti a termine, molti non avranno altra scelta se non lasciare il paese.
La lettera ricorda, in chiusura, che l’INAF è “un leader mondiale nella scienza e nelle tecnologie astronomiche. Le soluzioni che sviluppiamo per esplorare l’Universo, dai sensori ottici ai sistemi di sincronizzazione temporale, hanno ricadute dirette nella vita quotidiana, come il GPS o la diagnostica medica. Per questo l’Italia svolge un ruolo chiave nei principali progetti internazionali, ottenendo un ritorno non solo scientifico, ma anche economico: dalle commesse milionarie alla grande industria (come l’Einstein Telescope, per cui l’Italia è candidata, o la cupola dell’ELT, il più grande contratto mai assegnato a un telescopio terrestre, affidato ad Astaldi‑Cimolai per 400 milioni di euro) alle PMI specializzate“.
Articolo di Zeno Saracino


