La cena delle parole finita a colpi di pistola

26 aprile 2026 – ore 11:00 – È presente un’ironia quasi crudele, in America, nel fatto che i colpi siano risuonati durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca: il rito mondano in cui il potere finge di sopportare la stampa e la stampa finge di non essere troppo affascinata dal potere. Stavolta, però, la commedia si è interrotta nel modo più americano possibile: con un’arma, un corridoio d’albergo, il Secret Service e un presidente portato via di corsa. Donald Trump era lì per la prima volta da presidente a una serata che aveva spesso disertato e dileggiato. L’evento, nato per celebrare la stampa e sostenere borse di studio e iniziative legate al Primo emendamento, era già politicamente carico: una tregua apparente tra un presidente che ha fatto della guerra ai media parte della propria identità pubblica e un corpo giornalistico diviso tra accesso, critica e imbarazzo istituzionale. Poi gli spari. Trump illeso, JD Vance evacuato, agenti in azione, un uomo fermato, un agente ferito ma salvato dal giubbotto antiproiettile. La cronaca dice questo. La storia, invece, aggiunge che il Washington Hilton non è un luogo qualunque: lì, il 30 marzo 1981, Ronald Reagan fu colpito da John Hinckley Jr. mentre usciva dall’hotel.

L’America conosce bene questa liturgia del presidente esposto. John F. Kennedy a Dallas nel 1963, Gerald Ford scampato a due tentativi nel settembre 1975, Reagan ferito nel 1981. Trump, già colpito a Butler il 13 luglio 2024 e poi di nuovo al centro di un’indagine per tentato assassinio in Florida il 15 settembre 2024, entra ormai in una casistica che non è più soltanto personale: è il sintomo di una democrazia armata fino ai denti e nervosa fino all’isteria. Il punto politico non è se Trump sia vittima o protagonista della polarizzazione. È entrambe le cose, come spesso accade ai personaggi che incendiano il teatro e poi si trovano dentro l’incendio. Il punto istituzionale è più serio: quando la violenza arriva a pochi metri dal presidente, anche il dissenso più legittimo deve fermarsi davanti a una soglia. Oltre quella soglia non c’è più opposizione: c’è solo disfacimento civile. E forse la scena più significativa non è Trump evacuato, né i giornalisti sotto i tavoli. È il luogo: una cena nata per celebrare la parola, interrotta dal rumore dei colpi. In quella distanza — tra parola e proiettile — oggi si misura lo stato della democrazia americana.

L’editoriale è di Francesco Viviani

Sparatoria al gala della Casa Bianca: spari a pochi metri da Donald Trump, ferito un agente

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