26.01.2026 – 16.45 – La globalizzazione ha generato importanti opportunità di crescita economica: il modello liberale promuove un’apertura totale al libero mercato, basata sull’idea che la competizione internazionale favorisca l’efficienza, la diffusione delle migliori pratiche e la riduzione della povertà. Tuttavia, esiste un rischio di dumping normativo e di possibile erosione delle libertà e dei diritti fondamentali nei Paesi con standard più elevati, quando il commercio globale mette a confronto realtà con livelli normativi e sociali enormemente diversi. Paesi con regole meno restrittive — ad esempio in materia di sicurezza sul lavoro, diritti dei lavoratori, tutela ambientale e della salute — possono produrre a costi inferiori, creando una concorrenza sleale nei confronti di quelli con normative più rigorose. Questo fenomeno rischia di abbassare gli standard anche nei Paesi avanzati, inducendo un livellamento verso il basso.
L’uomo non è soltanto un operatore economico (homo oeconomicus), ma anche titolare di diritti naturali e libertà fondamentali (homo agens). Qualsiasi modello economico deve pertanto tener conto di questo doppio ruolo, garantendo che la libertà economica non venga perseguita a scapito della dignità umana e dei diritti naturali. I Paesi occidentali devono difendere quei vincoli e quelle regole che tutelano le libertà naturali, tra cui la sicurezza sul lavoro, la tutela della vita, della salute, la proprietà privata, un orario di lavoro non schiavizzante e l’autonomia degli imprenditori. Questi standard rappresentano una componente essenziale di una società libera e giusta. Parallelamente, è necessario riconoscere che non tutte le regole attuali sono funzionali a proteggere tali libertà: molte si configurano come imposizioni dirigiste, burocrazia inutile e sovraccarico amministrativo, che riducono la competitività del sistema produttivo, generano inefficienza, cattiva allocazione delle risorse e, in ultima analisi, povertà. Serve quindi una semplificazione normativa.
La contrapposizione tra protezionismo e globalizzazione integrale appare oggi insufficiente. Serve una terza via, fondata sulla difesa delle libertà naturali, della sicurezza del lavoro, della proprietà privata e dell’ambiente, senza ricadere in rigidità burocratiche e dirigismi paralizzanti. Il liberalismo classico difende il libero mercato come strumento di efficienza economica, ma questa dinamica produce effetti distorti quando diventa una competizione tra sistemi normativi diseguali. Il dumping normativo genera un vantaggio competitivo artificiale, che si riflette negativamente anche sui Paesi importatori. Il cittadino-consumatore occidentale, acquistando beni a basso costo, partecipa a un meccanismo che può compromettere le condizioni di vita collettive: salari più bassi, standard di sicurezza ridotti, indebolimento della piccola impresa locale. Diventa quindi necessario adottare criteri di selezione commerciale fondati sulla tutela delle libertà naturali, sul rispetto della persona umana e sulla sicurezza del lavoro, valorizzando i rapporti con chi condivide questi principi e riducendo la dipendenza da chi li ignora.
Emblematico è il modello industriale cinese, spesso celebrato per efficienza estrema e rapidità produttiva, ma fondato su espropri rapidi, limitazioni della proprietà privata, assenza di opposizione pubblica e deroghe ambientali. In sintesi: efficienza senza libertà. L’Occidente non può replicare questo schema. La vera sfida è coniugare efficienza e libertà, competitività e diritti, produzione e dignità della persona. L’uomo non è solo homo oeconomicus, ma prima di tutto homo agens, portatore di diritti inalienabili. Il confronto tra la Gigafactory Tesla di Shanghai e quella di Fremont evidenzia la superiorità operativa del modello cinese in termini di:
- progettazione industriale ex novo
- filiera locale integrata
- flessibilità del lavoro
- snellimento burocratico
- cultura della scala produttiva
La Gigafactory 3 di Shanghai, con oltre il 90% dei componenti prodotti localmente, rappresenta un ecosistema industriale chiuso, caratterizzato da integrazione della supply chain, riduzione dei costi logistici, tempi di ciclo minimi e funzione di hub di esportazione globale. Il risultato è una produttività doppia rispetto allo stabilimento americano, ma fondata su un modello decisionale centralizzato, privo di Stato di diritto, tutele ambientali stringenti e processi democratici partecipativi. L’efficienza economica, pur reale e misurabile, presenta quindi un costo nascosto: la compressione dei diritti individuali e della tutela ambientale, generando una concorrenza distorta rispetto ai Paesi che rispettano libertà, proprietà privata e salute. Come ricordava Luigi Einaudi, la libertà economica è necessaria ma non sufficiente: la persona deve restare al centro di ogni politica pubblica.
La competizione legittima è quella tra Paesi che condividono un minimo comune denominatore di civiltà. Richiedere il rispetto di queste libertà non è protezionismo, ma difesa della dignità umana. Occorre dunque costruire una rete di nazioni libere, fondata sulla libertà naturale, capace di offrire un’alternativa ai blocchi autoritari. La vera forza dell’Occidente non è solo economica o tecnologica, ma morale e civile: è la libertà. La sfida è respingere la competizione sleale e riformare le istituzioni per renderle più snelle, giuste ed efficienti, senza mai tradire i principi fondativi della civiltà liberale.
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Elena Vigliano
Economista d’impresa, si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università “La Sapienza” di Roma; in seguito si è specializzata nella consulenza fiscale, societaria e del lavoro, vantando una pluriennale esperienza nel supporto strategico alle imprese. Grazie a un percorso formativo internazionale, con studi in scuole americane e inglesi e periodi di vita all’estero, anche in Africa, ha sviluppato una visione globale e una profonda comprensione delle dinamiche economiche e culturali. Come economista d’impresa, applica conoscenze teoriche e pratiche per guidare le aziende nella gestione efficiente, nella pianificazione strategica e nella creazione di valore, con particolare attenzione agli aspetti fiscali e normativi. Attualmente presiede “Liberimpresa”, associazione dedicata alla promozione del pensiero e della cultura liberale in Italia e all’estero, con l’obiettivo di dimostrare che le politiche assistenziali e lo statalismo rischiano di soffocare l’iniziativa individuale, la competitività e l’efficiente allocazione delle risorse, mentre è necessario promuovere soluzioni basate sulla concorrenza e sulla sussidiarietà.
[e.v.]


