‘Chill’, la parola giovane dell’anno racconta il mood delle nuove generazioni

21.01.2026 – 8.30 – È “chill” la parola “giovane” del 2025 secondo l’Accademia della Crusca. Si tratta di un inglesismo ormai perfettamente integrato nel gergo quotidiano di Gen Z e Gen Alpha: da quattro o cinque anni, “chill” fa parte del vasto elenco di neologismi che i giovani utilizzano, interiorizzano e trasformano per ampliare la propria interpretazione del mondo. Solo oggi, però, il termine conquista un ruolo da protagonista nel panorama linguistico italiano. E questa scelta testimonia l’uso ormai consolidato di una parola di ampio respiro, considerata particolarmente rappresentativa delle ultime due generazioni. Una parola che, complice la natura intrinsecamente generativa del linguaggio, non si è limitata a svolgere la funzione di sostantivo: da qui la derivazione di un nuovo verbo, “chillare”, che racconta di “un’attività priva di pressioni o stress, una situazione piacevole e distesa”. Dal verbo al participio passato il passo è breve: “chillato” diventa poi aggettivo e si presta a descrivere pressoché qualsiasi persona, atmosfera o situazione capace di restituire un ideale di calma e rilassamento. Perché è questo, il nucleo concettuale della parola giovane dell’anno: ogni persona disinvolta, ogni contesto caratterizzato da relax, spensieratezza e tranquillità, e in generale tutto ciò che è privo di stress è essenzialmente “chill”.

“Stare nel chill” è tuttavia molto più che un banale esempio di slang giovanile. È una dichiarazione d’intenti, una presa di posizione netta di fronte alla frenesia che caratterizza l’odierna “società della performance”. È un invito a rallentare, un antidoto alle pressioni di una quotidianità che, spesso, pretende troppo da ognuno di noi. “Chill, bro”, calmati: ci sono circostanze che non meritano la nostra ansia, difficoltà che non sono poi così insormontabili come sembrano. Non tutto va necessariamente preso sul serio. Erede di un ormai dimenticato “scialla”, “chill” si erge come voce contraria alle logiche della prestazione, in un contesto culturale e sociale spesso percepito come soffocante e “tossico”.

E così, il termine guadagna il titolo di “parola giovanile dell’anno”, nell’ambito di un’iniziativa nazionale ispirata alla Jugendwort des Jahres tedesca. Il progetto italiano, ideato dal linguista Massimo Arcangeli, ha coinvolto licei, enti, aziende e istituzioni in tutto il Paese, raccogliendo le parole selezionate e votate da una giuria popolare di migliaia di giovani italiani. A contendersi il podio finale c’erano altri quattro vocaboli: “aura” “bro” e “ghostare”, seguiti da “rimasto”. A decretare il vincitore è stata una giuria di qualità composta da 15 persone, nello specifico sette adulti, tra cui insegnanti, docenti universitari e dirigenti scolastici, e otto giovani, di età compresa tra i 14 e i 21 anni. La vittoria di “chill” offre così uno spaccato sul lessico quotidiano delle nuove generazioni, illuminando al tempo stesso l’esigenza, sempre più sentita dai giovani di oggi, di alleviare le tensioni, ridimensionare lo stress e vivere in maniera più spensierata.

[b.m.]

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