Fuoricampo, storie di sport. Tra le onde o di corsa in montagna, il respiro poliedrico di Caterina Stenta

18.05.2024 – 09:41 – Il mare per vincere e sognare, la corsa in montagna per la nuova stagione della vita. La versatilità a volte paga, nello sport e nel quotidiano. L’adattamento in fondo è una questione di stimoli e rivalse. Ecco perché la storia di Caterina Stenta spazia tra scelte, i molti viaggi, il sacrificio e i rischi del mestiere, quello dell’atleta professionista. Classe 1987, nata a Trieste, Caterina punta inizialmente sul mare le sue mire da agonista e lo fa investendo sul windsurf, sport con cui poter respirare non solo l’adrenalina del sale ma anche le onde della formazione accademica. Si, perché lei nel frattempo studia, mira alla laurea in Ingegneria e pensa bene di approdare in alcune zone dell’Europa per abbinare l’Oceano ai libri. La cosa funziona. Caterina vola con il windsurf (nella spettacolare specialità Wave) e cesella il percorso nello studio tra le Gran Canarie e Lisbona, con tesi incentrata sulle materie organiche per il fotovoltaico.

La dottoressa Stenta non si accontenta. Ecco allora il dottorato di ricerca a Barcellona, teatro dove lo studio persiste ma lo sport invece cambia volto. La sua nuova veste è infatti il SUP, acronimo di Stand Up Paddle, specialità da vivere in piedi su una tavola armati di pagaia, una sorta di forma atavica del surf e con accenti tribali che richiamano le modalità dei nativi delle Hawaii attorno alla fine del ‘700.

Qui Caterina Stenta conquista le copertine: quattro titoli italiani, un secondo posto ai mondiali del 2018 e un bronzo l’anno seguente ancora sulla ribalta iridata: “Successi ottenuti nella specialità Sprint, di velocità – racconta l’atleta triestina – ed è curioso che io mi allenassi invece soprattutto nella Long Distance, altra modalità del SUP. I tecnici vedevano in me una certa versatilità e io ho accettato la sfida. Mi piaceva essere una specie di Jolly, essere forte in tutto”.

La fatica non la spaventa di certo, anzi. Per una che si laurea in Ingegneria dei materiali l’impegno è il sano doping, per chi va per mare la fatica è un dettaglio. I segreti? Ben pochi e semplici. Come il rapporto con il sonno, quelle 8,9 ore fondamentali per la ricarica, oppure per sognare e segnare altre vie: “Non ci sono integratori che tengano – ribadisce Caterina Stenta – un buon sonno è essenziale per recuperare e poter ripartire”.

Viaggi, salsedine e podi arrivano tuttavia al capolinea. A imporlo è la pandemia e il relativo isolamento dal Covid. Caterina Stenta qui deve rivedere vita e prospettive. C’è sempre una laurea in Ingegneria da valorizzare, è vero, ma è lo sport a dettare ancora i tempi del cuore: “La pandemia mi ha sconvolto la vita – rievoca l’atleta triestina – ero abituata a sedute quotidiane, a dover viaggiare tanto e ovunque e invece mi trovavo al chiuso in casa, senza potermi esprimere. E’ stata una parentesi vissuta pesantemente”.

Il tempo per dormire magari ora abbonda ma quella stasi saprà ridisegnare la vita. La pandemia passa e con essa anche il richiamo del mare. Caterina Stenta oltrepassa la soglia di casa e si tuffa altrove, nel Carso e di corsa, (ri)scoprendo parte del territorio e dell’anima: “La libertà era diventata la corsa – sintetizza – un cambiamento forte, di cui avevo bisogno. La corsa in montagna mi ha dato nuovi stimoli e altre sfide. Il mare al momento non mi manca molto, anche perché qui tutto è più semplice, anche nelle trasferte. Il capitolo del SUP lo vivo ora da organizzatrice all’interno della Barcolana, in seguito vedremo”.

La tavola e la pagaia sono quindi in cantina, dormono forse accanto alla pergamena della laurea in Ingegneria. Caterina Stenta invece corre e lo fa da atleta professionista, tesserata per la Trieste Atletica e sorretta soprattutto da una coltre di sponsor. A 32 anni la vita è cambiata, in meglio pare. Non ci sono orizzonti marini ma solo salite, sentieri, i due allenamenti quotidiani da ammorbidire poi di notte e in pigiama: “Credo che la corsa sia più competitiva – afferma Caterina Stenta – e le endorfine che si provano poi tra i monti sono altrettanto forti”.

Il futuro? Correre, impegnarsi, vincere ancora: “E godere sempre del tuo percorso e delle scelte fatte – chiosa l’ex surfista e campionessa di SUP – non contano solo i risultati ma la consapevolezza del tuo lavoro. Io ho cambiato radicalmente e alla base c’è stata una forte convinzione. Bisogna sempre credere nei propri mezzi”. Specie se si è un Jolly…

[f.c.]

 

 

 

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