‘Lotto marzo’ Trieste. Cronache di un corteo itinerante contro la violenza patriarcale

11.03.2024 – 08.58 – “Che sia nostra la città, niente ci potrà fermare”. È partito da queste note il corteo transfemminista organizzato da Non Una di Meno Trieste per la Giornata internazionale della donna. Una “marea” di persone ha attraversato le strade della città di Trieste per “Lotto marzo”: espressione usata dalle attiviste per sottolineare la necessità di contrastare il patriarcato per “tutte quelle donne che più non hanno voce”.
Una manifestazione che, da otto anni, riporta Non Una di Meno (Nudm), si accompagna ad uno “sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo (il lavoro domestico e di cura) per ricordare il lavoro silenzioso delle donne e quei soggetti femminilizzati su cui si regge la struttura economica capitalistica”.

Un cordone umano ha percorso le Rive, dopo la partenza in Piazza Hortis, fino a Piazza Unità dove un ragazzo trentenne è salito sul carro delle attiviste facendo un segno di sgozzamento sul collo e dicendo “io ti ammazzo”. La polizia, ha urlato l’attivista al microfono, rimane inerme nelle vere situazioni di pericolo.
E, intanto, tanti i cartelli alzati al cielo in difesa dei consultori, una sanità pubblica di prossimità smantellata: “il 23 gennaio 2024, ricorda Nudm, ci hanno chiuso due consultori in una città dove dovrebbero essercene 10, per legge”.

Accanto alla salute, lampante è l’approccio intersezionale delle attiviste, “consapevoli che non esista una sola esperienza dell’essere donne, ma più fattori interconnessi che determinano una posizione, come la classe sociale, la razza (nell’accezione dell’attivista afroamericana Angela Davis) o l’orientamento sessuale”. Alle donne palestinesi “torturate, violentate e umiliate dall’esercito coloniale” si rivolge Nudm: “era importante che il corteo fosse anche un momento per gridare contro il genocidio in atto in Palestina: ne abbiamo parlato proprio in Piazza Unità, uno spazio mai concesso alle manifestazioni per la pace in Palestina”.

Tanti anche gli interventi che hanno intervallato il passaggio per le strade cittadine, come le parole di Pia Covre, presidentessa del Comitato per i diritti civili delle prostitute (Cdcp): “chiediamo e pretendiamo giustizia sociale, libertà, diritti, disarmo e pace”.
Uno sguardo verso le donne migranti è arrivato, poi, in Piazza Libertà con Marianna Buttignoni, segreteria dell’associazione “Linea d’Ombra”: “Ricordiamo le urla strazianti delle madri migranti come una donna curda che, nel 2021, ha perso la sua bambina di dieci anni nel torrente Dragogna. Non si vedono i morti sulla rotta balcanica perché sono custoditi dal bosco: in Bulgaria e Croazia ci sono tombe senza nome, le madri sui social dicono di non aver notizie dei figli da mesi e sperano siano in carcere, ma vivi. Chiediamo rispetto per queste persone che potrebbero vivere in condizioni umane in un edificio comunale, vuoto e disponibile, a due passi dal Silos: una soluzione individuata dal prefetto precedente, ma senza riscontri effettivi”.

È proseguita, poi, la manifestazione itinerante fino al Coroneo dove, di fronte al carcere, sono arrivati i saluti delle detenute da dietro le sbarre: “58mila persone, ad oggi, sono in carcere in Italia, ma solo in metà delle carceri c’è una doccia e in solo il 40% delle celle in cui sono richiuse detenute donne c’è il bidet”, ha ricordato Nudm nel suo intervento. Centrale durante una tappa del corteo anche il tema della violenza di genere, emersa con forza per il recente femminicidio di Giulia Cecchettin a cui è stata rinominata, in un gesto simbolico, via Giulia: “Gridiamo tutta la nostra rabbia verso una violenza patriarcale e istituzionale che colpisce i nostri corpi e le nostre vite”. Una violenza, ricorda Nudm, supportata anche dalla narrazione mediatica: informazioni, pubblicità, serie televisive e canzoni alimentano una “cultura dello stupro”. Dopo il ricordo collettivo della “compagna”, il corteo si è diretto per l’ultima tappa, intonando “la notte ci piace, vogliamo uscire in pace”, verso il giardino pubblico di via Giulia: un luogo quasi sempre chiuso, in una città – sottolinea Nudm – dove mancano spazi di socialità fuori dalla logica commerciale.
Un attivismo, quindi, che finisce in relazioni, danza e sguardi per la fine de “Lotto marzo” a riprova di di un “femminismo che guarda dentro le vite e dentro le città, per non distaccarsi dalla realtà del mondo.”

[m.p]

 

 

 

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