La nave Elettra prima di Marconi. La storia dimenticata del ‘Rovenska’

10.02.2024 – 07.01 – Passeggiando tra le sale dell’Ala Nord del Civico Museo del Mare, nella collocazione temporanea del Magazzino 26, è possibile imbattersi in un insieme di oggetti dall’aspetto inconsueto, certo curioso: un grande altoparlante degli anni Trenta, alcuni istoriati separé d’un verde acqua, la ceramica di apparecchi radiofonici retrò. Gli apparecchi per le trasmissioni a lunga distanza, con un wireless battuto a ferro sulla targa che oggi consideriamo normale, ma all’epoca era ancora alieno, non stupiscono; lo fanno però le belle decorazioni, di gusto déco, retrostanti. Eppure non dovrebbero sorprendere, discorrendo della nave Elettra di Guglielmo Marconi. Il bastimento scientifico dell’uomo delle onde radio infatti giocava un ruolo sì di ricerca, sì di sperimentazione, ma senza disdegnare una funzione prettamente diplomatica: a bordo dell’Elettra Marconi ospitava spesso le autorità dei governi e degli stati presso cui navigava. Vittorio Emanuele III Re d’Italia e Giorgio V Re d’Inghilterra sono i due esempi più famosi; l’uno riferimento culturale e nazionale di Marconi, l’altro reale forza economica dietro le sue imprese. Se le vicende dell’Elettra sono assai famose, meno conosciuto è il fato del bastimento prima che divenisse proprietà dell’inventore italiano. Inizialmente Marconi avrebbe voluto chiamarla ‘Scintilla’; temeva però che si faticasse a comprendere il nome, che i britannici faticassero a memorizzarlo. Elettra invece era un nome internazionale, capace di essere apprezzato da più lingue e più dialetti.

Originariamente l’Elettra era di proprietà dell’arciduca d’Austria Carlo Stefano (1860-1933), uomo noto per il profondo amore per il mare. La sua residenza personale era a Lussino/ Lošinj, specificatamente a Lussingrande/ Veli Lošinj. Nonostante fosse l’ammiraglio dell’imperial regia Marina da Guerra, l’arciduca era spesso presente sull’isola, ‘scappando’ dalla militaresca Pola. Amava, in particolare, il lavoro dei pescatori. Prima dell’Elettra, l’arciduca aveva avuto il cutter ‘Nair’ (1886), la goletta ‘Christa’ (1888), il cutter ‘Christa’ (1893) e, sempre con lo stesso nome, il panfilo a vapore ‘Christa’ (1894). Non pago, nel 1899 ordinava al Cantiere San Rocco di Muggia il panfilo a vapore ‘Ossero’. Passarono alcuni anni fino a quando, nel 1903, l’arciduca intestò alla moglie Maria Teresa un lussuoso panfilo a vapore. Commissionato agli scozzesi del cantiere navale Ramage & Ferguson Ld. di Leith, era un piccolo gioiello: una nave dalle linee slanciate ed essenziali, costruito con due alberi particolarmente alti, un fumaiolo inclinato all’indietro qual era norma estetica e una struttura di bei legni pregiati. I progettisti erano gli ingegneri Cox e King, ‘re’ dei panfili del periodo. Carlo Stefano lo rinominò ‘Rovenska‘ in onore della baia dove si affacciava la sua villa personale e lo iscrisse al K. K. Yacht-Geschwader.
Una bellezza però poco usata, il ‘Rovenska’; l’arciduca infatti, travolto dai propri doveri della famiglia reale, lo utilizzò poco, tenendolo ancorato nell’omonima baia. Il panfilo verrà così venduto, nel 1909, a un commerciante tedesco, ma con cittadinanza inglese, di nome Max Waechter. Questi, a sua volta, lo rivendette nel 1914 a Gustavus H. F. Pratt.
Allo scoppio del conflitto, il ‘Rovenska’, ormai inglesizzato, verrà utilizzato come nave pattuglia nel canale della Manica, partecipando in una rara occasione a uno scontro a fuoco con un un ‘lupo del mare’, un sommergibile tedesco. Una nave – ed è evidente nei continui passaggi di proprietà – impegnativa per dimensioni e fasto; eccessiva persino un’Arciduca, avrebbe trovato con Marconi un degno possessore.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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