Il futuro di Wärtsilä è green. A Roma si parla di riqualificazione ecologica

02.02.2023 – 13.44 – Un numero di esuberi più basso e una svolta green. Ieri a Roma si è scritta una nuova pagina del futuro di Wärtsilä: il piano presentato dalla multinazionale prevede 50 milioni d’investimento (40 più 10) spalmati su un triennio per le aree definite “strategiche”, quelle che riguardano il service, ricerca e sviluppo; si parla anche di nuove assunzioni. Il polo di Bagnoli potrebbe diventare l’hub per la riqualificazione ecologica dei motori prodotti dall’azienda, tant’è che nel piano è previsto l’arrivo dalla Finlandia di almeno un motore W46F sul quale testare lo sviluppo del retrofit.
Sugli esuberi è un continuo saliscendi: dai 451 iniziali si è passati a 320, ai quali vanno aggiunti 65 lavoratori con funzioni correlate. Sono state circa 70 le uscite volontarie, mentre quelli assorbiti nella parte non dismessa sono più o meno 45.
Si “danno i numeri” anche sulle aziende esaminate: in questi mesi a manifestare interesse sono state in totale una ventina, ne rimangono sei, delle quali quattro hanno visitato alla sede giuliana nell’ultimo giro di gennaio. L’advisor incaricato da Wärtsilä non si scuce, ma garantisce siano gruppi di grande valore e serietà. Solamente una di queste sarebbe italiana.

L’accoglimento di quanto presentato ieri dal gruppo finlandese al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy è stato tiepido. A presiedere l’incontro non il ministro Adolfo Urso, bensì la sottosegretaria Fausta Bergamotto che ha ribadito l’impegno del Governo nella definizione della vertenza. Presenti le istituzioni regionali: l’assessore Alessia Rosolen, che sin dall’inizio si è interessata al caso Wärtsilä, accompagnata dall’assessore Sergio Emidio Bini. Poi le parti sociali, la Confindustria Alto adriatico rappresentata da Massimiliano Ciarrocchi e l’ad Michele Cafagna.

Il prossimo incontro è fissato per la prima settimana di marzo ma la regione ha manifestato la necessità di alcuni confronti intermedi. L’azienda “dovrà portare a un orizzonte temporale che superi il triennio coperto dal piano aziendale” hanno detto gli assessori. Secondo Rosolen è importante il dato occupazionale, che però dipende dall’inserimento dello stabilimento di Bagnoli in una filiera strategica che incroci le linee di sviluppo delle politiche industriali definite dal Governo per “favorire una soluzione industriale coerente con quello che vuole essere il sistema Italia”, ha aggiunto. Ma proprio le linee dettate dall’esecutivo devono essere più determinate per la senatrice PD Tatjana Rojc: “Non sarebbe accettabile se il Governo si rassegnasse ad accompagnare le decisioni di Wärtsilä” in quanto “in questi mesi non sembra davvero che siano stati fatti passi avanti”.

Il responsabile nazionale industria di USB, Sasha Colautti, non si fida. “Sono necessarie ulteriori garanzie – ha precisato – L’azienda presenta per la parte rimanente un piano da 50 milioni di euro di investimento, ma nei fatti a Trieste rimarrà di Wärtsilä solo un azienda di servizi e fornitura di progetti”. La richiesta avanzata dal sindacato al Governo è quella di valutare il modo di saldare queste garanzie ragionando su politiche industriali per il territorio a sostegno del progetto di transizione ecologica prospettato dall’azienda. “Dovremo sicuramente misurarci effettivamente sulle proposte e sui piani di business pervenuti al governo – ha concluso – Ci fideremo solo una volta che vedremo la rioccupazione totale dei lavoratori messa nero su bianco”.
Cauto anche il segretario nazionale UGL metalmeccanici Antonio Spera, presente all’incontro con il vicesegretario regionale del Friuli Venezia Giulia, Daniele Mosetti. “È una prima fase che ha bisogno di un monitoraggio continuo in regione”, si legge in una nota diramata dalla sigla.

Ad ogni modo, ciò che veramente manca è il legame con il territorio. La funzione strategica del polo industriale di Bagnoli è stata sottolineata più volte da istituzioni e Governo ma, queste stesse funzioni, negli anni, sono state più volte oggetto di esuberi. La storia si ripete e non finisce qui; l’unica certezza è che la ex Grandi Motori Trieste non sarà mai più la stessa.

[mb.r]

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