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domenica, 4 Dicembre 2022

Quale merito?

22.11.2022 – 08.30 – I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Con l’art.34 della Costituzione si palesa il diritto all’istruzione e con lui si cita “l’innominabile”: il merito. Considerato nella sua neutralità, si potrebbe empatizzare con questo concetto, inteso come fatica e impegno di una persona lungo un percorso, al fine di poter ottenere un risultato soddisfacente. Di conseguenza, il binomio merito-competenza troverebbe una forte ragion d’essere nel valore della giustizia, e spingerebbe verso mondi più legittimi e società più equilibrate. Valutare un operato senza incorrere a favoritismi e clientelismi dà, infatti, una maggiore solidità al termine merito, scoraggiando prese di posizione ideologiche nei suoi confronti.

Ma il merito ha al contempo una dualità intrinseca: esso può sottintendere infatti anche una logica di natura arrivista basata sulla performance del singolo individuo. È una porta girevole (dal latino ianua, porta) che non lascia spazio a responsabilità altre, ma fa ricadere la responsabilità dell’azione, e la conseguente colpa in caso di fallimento, sul soggetto agente.

“L’essere bravo” permette di mantenere alto il grado di soddisfazione del soggetto rispetto al proprio lavoro, favorendo un’alta aspettativa verso una futura approvazione, all’interno di una relazione di potere che legittima lo status quo. È la bravura del singolo, però, che stringendosi con forza al merito oscura palesi contraddizioni e difformità in esso.
Esso spinge a credere che ogni traguardo sia raggiungibile in partenza con la propria forza di volontà e un quantitativo di impegno adeguato speso per la causa, premiando chi raggiunge l’obiettivo ed escludendo chi ne rimane fuori. Un concetto che potrebbe apparire legittimo, ma solo se si decide di tralasciare un dettaglio non di poco conto, ossia la situazione di partenza del singolo in quanto a risorse economiche e sociali.
Il concetto di merito è quindi molto complesso, impossibile da incasellare in semplificazioni o in termini di giusto/sbagliato; a fargli da contorno è infatti il contesto sociale a cui apparteniamo, che porta a infinite possibili analisi sul reale significato del merito oggi, tra mille applicazioni e contraddizioni.

Affiancare la parola merito alla dicitura ministero dell’istruzione non è, ragionevolmente parlando, una scelta casuale. Astenendosi dal giudizio politico è bene analizzare però qual è il rapporto che intercorre tra scuola pubblica e merito. Da un punto di vista sociale, la scuola pubblica, intesa come istituzione volta alla formazione dell’individuo, ha anche il compito di insegnare il valore della riscoperta di sé attraverso nuovi stimoli e il confronto offerto dalle relazioni interpersonali. La scuola dovrebbe dunque essere la promotrice della rete e dello scambio in un’ottica di condivisione e confronto reciproco per favorire la costruzione delle identità dei soggetti. Ma il merito punta a una visione individualista della società. Come coniugare allora questi due aspetti?
È necessario riassestare il concetto di merito attraverso nuovi sguardi evidenziando l’aspetto democratico che ancora di più lo dovrebbe caratterizzare in ambiente scolastico. Sono forse possibili vie alternative per premiare l’impegno degli studenti, soluzioni di nicchia che facciano da contraltare per incoraggiare ad un impegno individuale ed anche, paradossalmente, comunitario? Un caso paradigmatico è il liceo Morgagni di Roma, detto anche “liceo senza voti”: dalla sperimentazione in una sola classe, un’intera sezione ha adottato questa metodologia. Nel dettaglio, gli studenti vengono interrogati e sono sottoposti alle verifiche ma non ricevono i classici voti numerici dai professori, i quali spingono loro a riflettere sul loro operato e a come potrebbero fare meglio in futuro. Ricalibrare il merito in quanto percorso impegnato, eludendo l’immediatezza dell’obiettivo finale può dare nuova luce a questo termine per incoraggiare la scuola ad essere uno spazio di crescita etico, in cui le nuove generazioni possano crescere ritrovando la consapevolezza del proprio fare, e in cui le singole azioni possano diventare oggetto di una riflessione comunitaria in cui il merito, svuotandosi, riacquista valore?
[m.p]
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