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giovedì, 8 Dicembre 2022

Lavorare nel settore funebre: un tabù sempre meno radicato

23.11.2022 – 11.40 – Cosa significa lavorare con la morte? Una domanda forte che, nel 2022, si lascia alle spalle gradualmente pregiudizi, falsi miti e tabù che, fino a pochi anni fa ammantavano questa antica e, fondamentale, professione. Un mestiere che vede nella sua fama una progressiva inversione di tendenza in termini positivi, come ci ha raccontato Carmen Fontanot, collaboratrice dell’agenzia funebre Torrebianca. Carmen, con alle spalle un’esperienza pluriennale nel settore, si occupa della segreteria aziendale e l’organizzazione delle funzioni. 

La vostra attività rientra in un settore lavorativo molto delicato, quanto è importante l’empatia e la sensibilità?

“Bisogna essere parecchio sensibili, ma non troppo. I primi tempi in cui lavoravo in questo ambito, non avendo esperienza, appena il cliente cominciava a piangere, iniziavo anche io.
Quello non va bene, bisogna essere sensibili ma comunque professionali. Questo è molto importante per il ruolo che ricopro in azienda, occupandomi della parte legata all’organizzazione. Bisogna poi tenere in considerazione il lavoro dei miei colleghi, che operano sul posto: chiaramente nel loro caso devono avere ancora più empatia e sensibilità, trovandosi a casa dei parenti; in molti casi ad una distanza molto ravvicinata dal momento della perdita del caro, lavorando infine anche nel corso del funerale. Ricapitolando: ci vuole molta sensibilità, ma anche delicatezza e professionalità”.

Si tratta di un lavoro che riveste un peso corposo sul piano psicologico? 

“Certamente è difficile, però noi lo viviamo come un aiuto alle persone.
Alla fine, quando qualcuno perde un proprio caro si trova ad affrontare oltre al lutto, che è la cosa peggiore, anche tutto l’iter burocratico ad esso legato.
Quando le famiglie si presentano qui in azienda, il nostro principale obiettivo è aiutarle il più possibile, in modo da alleggerirli dal carico formale. Per noi è lavoro, per loro è un risparmio di tempo e fatica importante”.

È un mestiere molto stereotipato e sono molte le false credenze, vero?

“Purtroppo, sì. Spesso c’è ancora il falso mito che questo lavoro sia brutto, ma non è affatto così, anzi. Quando non hai a che fare direttamente con questo settore non è inusuale incappare nel pregiudizio, ma una volta dentro lo vivi diversamente. Si tratta di un lavoro estremamente serio e importante; non è affatto facile e non è per tutti, ma resta fondamentale”.

Qual è il pregiudizio più radicato?

“Che portiamo sfortuna. Per sdrammatizzare la questione, quando lavoro sono bandite le interazioni come ‘Buongiorno’ o ‘Arrivederci’ perché in questo contesto stonano un po’. Diciamo che bisogna trovare la formula giusta. E no, non portiamo sfortuna”.

Com’è cambiato questo mestiere nel tempo?

“A livello tecnico, nel nostro caso , abbiamo fatto alcune scelte aziendali innovative, penso all’epigrafe online o all’alimentazione ibrida dei carri funebri. Invece, sul lato umano, quello più importante, ho visto dei bei cambiamenti nell’approccio al mestiere: gli operatori mettono sempre più empatia e cura in questa attività, cosa che anni fa non era così scontata.
C’è una grande professionalità e attenzione per i parenti. In più, tutti i pregiudizi legati a questo lavoro sono scemati, probabilmente è generazionale: finalmente questo settore viene visto sempre meno come un tabù”.

[c.c]

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