La storia del primo lebbrosario di Trieste

26.11.2022 – 07.01 – Il morbo di Hanse, volgarmente chiamato ‘lebbra‘, è tra le più antiche malattie note nella storia umana. Ne ritroviamo tracce negli scheletri del II millennio a.C. in India e in Pakistan; la descrivevano già Plinio Il Vecchio (23-79 d.C.) e ancor prima, dall’altra parte del mondo, il libro cinese Feng zhen shi (266-246 a.C.) che la inserì tra i ‘disturbi della pelle’. La storia della medicina ha spesso descritto l’origine della lebbra come un portato dall’Asia o dall’Africa, con lo status di malattia endemica ‘conseguito’ nel XIII secolo; un dono avvelenato dei crociati di ritorno dalla terra santa. In realtà un recente studio, pubblicato nel 2018 su PLOS Pathogen (Ancient genomes reveal a high diversity of Mycobacterium leprae in medieval Europe), rivela che tutti i ceppi conosciuti della lebbra erano presenti nel Medioevo da tempo. L’origine sarebbe pertanto locale, senza necessariamente immaginare una provenienza ‘esotica’. Sono stati a questo proposito analizzati novanta scheletri; nel più antico tra questi, risalente al V secolo, è stato osservato come il ceppo di Mycobacterium leaprae analizzato sia lo stesso tutt’oggi presente negli scoiattoli rossi. Non furono pertanto i crociati a portare la lebbra in Europa, ma paradossalmente i commercianti di pellicce di scoiattolo, alcune delle quali erano infette. Un fatto che, post pandemia Covid-19, evidenzia nuovamente la pericolosità di vivere a contatto stretto con specie animali malate e/o in condizioni igieniche precarie.
Il carattere endemico della lebbra rese necessario, nel corso del Basso Medioevo, di ricorrere ai lebbrosari, dove confinare gli infetti. Solitamente si cita la cifra di 19mila lebbrosari in tutta Europa; ma non è chiaro come fosse possibile, considerando che la lebbra si trasmetta con grande difficoltà, non è facile restarne ‘infetti’. Probabilmente i lebbrosari venivano sfruttati quale luogo dove confinare chi soffriva di malattie della pelle e/o persone indesiderabili, assolvendo in parte a una funzione sociale. La collocazione dei lebbrosari al di fuori delle mura cittadine è in tal senso significativa.

La Trieste medievale non conobbe mai grandi numeri di lebbrosi; e gli studi a questo proposito sono ancora carenti di informazioni, al di fuori del gusto dell’orrido.
Il Codice Diplomatico Istriano menziona i ‘lebbrosari di Melara‘, riferendosi dunque a un ospedale per la lebbra in una zona periferica, quale Melara presso l’odierno Cattinara. Sembra che l’ospedale venne fondato nel Duecento, per volontà di un Patriarca di Aquileia; ma le informazioni sono labili e lacunose.

È possibile invece asserire con una maggiore sicurezza l’esistenza di un piccolo lebbrosario nella zona tra l’attuale Corso Italia, via Carducci e Via Lazzaro. La zona era all’epoca aperta campagna, caratterizzata da isolate chiazze di verde e orti contadini. Un nobile tergestino, di nome Simone De Niblis, viene riportato come il fondatore dell’Ospedale di San Lazzaro, da cui la via prospiciente. Non risultano immagini o dettagli su questo lebbrosario; occorre però sottolineare come fosse stato scelto un fondo con un pozzo naturale, dal quale i lebbrosi potevano attingere acqua potabile o procedere alle quotidiane abluzioni, necessarie per la carne marcescente. Il lebbrosario, per insufficiente numero di malati, non venne utilizzato a lungo, presto trasformandosi in una piazza luogo di ritrovo dei contadini e dei carsolini dall’altipiano. Il pozzo nel 1774 venne dotato di una pompa e, in una fase successiva, trasformato in una fontana. Il piazzale, emerso nel corso del settecento grazie ai contadini che vi si davano appuntamento, era infatti noto come piazza di San Lazzaro; in una fase successiva, considerando come vi si vendesse legna da ardere, divenne la Piazza della legna. Ai tempi infine dei liberal-nazionali, nel 1902, ormai racchiuso dagli attuali edifici e compiutamente urbanizzato, divenne l’attuale piazza Carlo Goldoni.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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