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martedì, 29 Novembre 2022

Il polistirolo modifica le membrane cellulari, nuovo studio del consorzio triestino CERIC-ERIC

05.10.2022 – 07.01 – Difficile immaginare una plastica maggiormente diffusa del polistirene, alias polistirolo: sostanza duttile, è utilizzata pressoché per ogni genere di imballaggio. Eppure proprio il polistirolo è capace di modificare i modelli delle membrane cellulari, anche in presenza di un contatto fugace, temporaneo. È il risultato del nuovo studio scientifico realizzato dalle dalle professoresse Elena Del Favero (Università di Milano) e Giulia Rossi (Università di Genova), pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Colloid and Interface Science. Uno studio realizzato grazie a Trieste, specificatamente grazie al contributo del Consorzio centro-europeo delle Infrastrutture di Ricerca (CERIC-ERIC). Si tratta di un insieme di infrastrutture di ricerca fondato dalla Commissione Europea nel 2014, volto a offrire sostegno per la ricerca a a livello micro- e nano-metrico. Considerando il raggio d’azione mitteleuropeo, la sede è a Trieste.

“Il nostro lavoro dimostra come le nano-plastiche possano influenzare la struttura e la dinamica delle membrane cellulari”, afferma la professoressa Rossi. Per realizzare questo studio è risultata fondamentale l’integrazione di tecniche sperimentali e simulazioni al computer. Tra le prime, emerge l’impiego di analisi di diffusione dei raggi X, realizzati presso la struttura partner austriaca di CERIC-ERIC, situata presso il Sincrotrone Elettra di Trieste. In tal modo è stato possibile rivelare come cambiano le proprietà strutturali delle membrane in presenza di polistirene. Simulazioni informatiche e studi di calorimetria hanno poi confermato ciò che è stato osservato sperimentalmente. Ulteriori test hanno consentito di valutare gli effetti del polistirene sulle proprietà meccaniche delle membrane, come la flessibilità.
“La combinazione di tecniche sperimentali e computazioni ha permesso di dimostrare come anche piccole quantità di polistirene siano in grado di interagire con le membrane modello alterandole sempre più al crescere della dose” afferma la professoressa Del Favero.

Un precedente lavoro, sempre realizzato con il contributo di CERIC-ERIC aveva inoltre dimostrato come le micro-plastiche abbiano invaso diverse catene alimentari, anche in luoghi remoti come l’Antartide.
“Il rischio causato dall’incorporazione delle micro- e nano-plastiche non va sottovalutato. Ulteriori studi saranno fondamentali per comprendere l’effetto di frammenti di plastica più simili a quelli che comunemente si trovano nei nostri mari, i quali sono ricoperti da numerose molecole organiche e inorganiche. Allo stesso tempo sarà fondamentale determinare il loro effetto sulle proteine di membrana, le quali ricoprono un ruolo critico in molte funzioni cellulari”, conclude la professoressa Rossi.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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