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domenica, 25 Settembre 2022

Trieste, lo Stadio “Rocco” compie 30 anni

20.09.2022 – 07:00 – E’ considerato unanimemente uno dei più bei impianti sportivi d’Italia, ed il più grande del Friuli Venezia Giulia; in particolar modo dopo il restyling eseguito dal Comune di Trieste tra il 2018 ed il 2019 per accogliere le sfide internazionali del Campionato Europeo di Calcio Under 21. Tra i numerosi interventi di riqualificazione sono stati eseguiti lavori per 6 milioni di euro su spogliatoi, sala stampa, curve e tribune, con la sostituzione integrale dei seggiolini, l’eliminazione totale delle reti divisorie tra pubblico e giocatori, e soprattutto il completo rifacimento del terreno di gioco, con nuovo manto erboso invidiato non solo in Italia ma anche all’estero, e l’installazione di nuove e moderne panchine a livello, prive di pozza. Stiamo parlando dello Stadio Comunale “Nereo Rocco” di Trieste. Inaugurato nell’autunno del lontano 1992, ad Ottobre del corrente anno compierà 30 anni. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti e con essa, giocatori, presidenze ed almeno tre generazioni di tifosi dell’U.S. Triestina Calcio 1918, la principale società calcistica del Capoluogo Giuliano alla quale il Municipio ha assegnato l’utilizzo dello Stadio al cui interno ha ubicato anche la propria sede. Per celebrare il trentennale di uno dei 5 stadi riconosciuti dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio come fiore all’occhiello della gamma degli stadi del Bel Paese, andiamo a ritroso nella storia per ripercorrere anno dopo anno i momenti salienti delle sue origini.

Verso la fine degli anni ’70, la Triestina Calcio affidò ad uno studio tecnico isontino l’incarico di studiare le opportunità per ammodernare lo Stadio Giuseppe Grezar di Valmaura, ormai vetusto e con quasi cinquant’anni sulle spalle. Purtroppo, come si evinse dai progetti, ristrutturare lo storico impianto sportivo costruito nel 1932 in piena epoca fascista risultò economicamente poco conveniente soprattutto in considerazione dell’adeguamento degli spazi al solo utilizzo calcistico. Ad ogni modo, la società rossoalabardata ed alcune figure vicine al mondo del calcio triestino, decisero di lanciare l’idea di costruire un nuovo stadio partendo da zero. Tra i più grandi sostenitori di questo progetto, figurava il compianto giornalista sportivo Dante di Ragogna, il quale, supportato dalla consulenza dell’Ingegner Mario Zarattini, ipotizzò la costruzione di un nuovo impianto sportivo d’avanguardia in grado di ospitare alcune gare del Mondiale di Calcio del 1990, verso il quale l’Italia aveva espresso la propria candidatura. L’idea trovò ben presto un notevole riscontro, sia presso i parlamentini comunale e regionale sia presso le istituzioni sportive. Successivamente, arrivò il momento di individuare un’area edificabile dove costruire il nuovo stadio. L’idea fu quella di erigerlo accanto al vecchio “Grezar” con il fine di creare una sorta di cittadella dello sport costituita da un impianto per l’atletica (il “Grezar”), uno per il calcio (il futuro “Rocco”) ed una piscina (mai realizzata e sostituita con quello che sarebbe diventato il nuovo palasport cittadino). Nel Febbraio del 1982, la bozza di un primo progetto fu presentata presso la sede del Panathlon Club Trieste. Ancora una volta l’idea piacque e, questa volta, riscosse anche il grande apprezzamento da parte dell’allora Presidente Provinciale del CONI, Emilio Felluga il quale aveva visto nel futuro stadio la possibilità di poter aggregare al suo interno anche gli uffici delle federazioni sportive provinciali, del CONI e di un centro di medicina sportiva per tutti gli atleti della Provincia. Nell’Aprile del 1982, il progetto fu supervisionato dal Comune di Trieste e sottoposto all’attenzione della Prefettura. A fine mese, l’allora Assessore Regionale allo Sport, Adriano Bomben, dopo un sopralluogo eseguito presso l’area del “Grezar”, appurata l’insostenibilità economica del progetto di restauro, diede il nulla osta alle autorità regionali per poter stanziare i fondi necessari alla costruzione di un nuovo stadio per la città di Trieste. Nel mese di Ottobre, il progetto iniziale fu parzialmente modificato e ripresentato al Comune in una versione pressochè definitiva. Nel Marzo del 1983, il Municipio organizzò un’apposita tavola rotonda per discutere l’argomento stadio. Ancora una volta la quasi totalità dei partecipanti espresse un parere favorevole, soprattutto grazie agli ultimi accorgimenti aggiunti in un secondo momento. Non restò quindi che decidere dove edificare il nuovo impianto; si discusse per mesi su questo tema in quanto ci fu chi lo voleva erigere sul carso, chi invece a Valmaura, chi nell’area di Muggia. Tuttavia, dopo una lunga estate di dibattito, il 17 Settembre, nel corso di un’apposita riunione indetta da giornalisti sportivi locali, presso la sede dell’ACI di Trieste, le tre proposte vennero confrontate e dibattute. Alla riunione presenziò l’Assessore allo Sport del Comune di Trieste, il Presidente della Triestina, nonché esponenti del mondo dell’atletica, i quali chiesero che il calcio e l’atletica leggera potessero trovare ciascuna un proprio impianto dove svolgere le rispettive attività. Le preferenze dei presenti furono indirizzate verso la seconda soluzione. In quei mesi, il Centro di Coordinamento dei Triestina Club indisse poi un referendum tra i tifosi nel quale si chiedette a questi ultimi di esprimere la propria preferenza su dove edificare il nuovo stadio. Il referendum, a cui parteciparono oltre 10.000 tifosi, vide prevalere, con oltre il 69% dei voti, l’ipotesi di stadio nuovo nell’area del macello.

Una veduta aerea di Valmaura nel 1956. Al centro lo Stadio “Grezar”, in basso a destra l’area dei macelli. In alto a destra il campo della SGT.

Così, il 5 Agosto 1985, il Comune di Trieste, con una delibera del Consiglio Comunale, affidò all’Italposte, società del gruppo IRI-Italstat, la concessione per la realizzazione di un nuovo stadio da 30.000 posti, preferendo tale procedura amministrativa a quella dell’appalto. La previsione di spesa si aggirava attorno ai 20 miliardi di lire, dei quali metà finanziati dalla Regione Friuli-Venezia Giulia. L’Italposte si incaricò di realizzare l’opera con l’apporto di un consorzio di ditte locali e la consulenza dell’U.S. Triestina Calcio 1918. Il progetto del nuovo stadio fu affidato in seguito all’Ingegner Mario Zarattini, con la collaborazione dello studio architetti Celli Tognon e dell’Ingegner Bruto Gelletti. Si decise di intitolare l’impianto, con consenso unanime, alla più grande figura triestina del mondo del calcio, Nereo Rocco. Il 6 novembre dello stesso anno l’Italposte presentò al Comune il progetto di fattibilità per uno stadio da 36.000 posti, da realizzare nell’area del vecchio macello. Fu deciso di realizzarlo di forma circolare, sia per garantire una migliore visibilità agli spettatori, sia per riuscire a creare la struttura nell’area prevista, senza intaccare il perimetro del vecchio “Grezar” e il limitrofo deposito degli autobus dell’allora ACT. Il 29 Novembre il progetto di fattibilità fu approvato dal Consiglio Comunale. Nell’Ottobre del 1987, dopo caldi mesi nei quali furono definiti in maniera definitiva dati tecnici, budget, costi e tempi di realizzazione (400 giorni, entro il 12 Gennaio 1989) il Comune approvò il progetto esecutivo.

Una veduta aerea di Valmaura oggi. Scomprarsi quasi integralmente gli edifici dei macelli. Al centro il “Rocco”, in alto a sinistra il “Grezar”, in alto a destra il nuovo Palazzetto dello Sport.

L’area del cantiere fu consegnata il 4 dicembre ed il 9, si iniziò ad abbattere gli ambienti del macello comunale. Per tale motivo, una rivolta degli abbattitori e dei commercianti di bestiame, mise subito i bastoni tra le ruote al progetto fermandone i lavori. Tuttavia, trovato un accordo con il Municipio, quest’ultimo promise loro di realizzare un macello provvisorio sull’Altipiano Carsico e le proteste rientrarono nel mese di Gennaio 1988. I lavori, che tuttavia non subirono particolari ritardi, ripresero per procedere alacremente fino al Febbraio del 1989 quando il Governo Andreotti VI con la variazione della finanziaria decise di tagliare i finanziamenti per la costruzione di nuovi impianti sportivi. Ciò mise a rischio 13 miliardi e mezzo di lire costringendo il Municipio a cercare i fondi altrove e chiedere un mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti. Nel mese di Aprile la Cassa concesse il finanziamento necessario per coprire i denari per completare il primo lotto; a luglio dello stesso anno la Cassa concesse un mutuo per i 29 miliardi necessari per il secondo lotto. Nel frattempo, la Regione concesse un ulteriore finanziamento di 5 miliardi. A seguito di ritardi nella concessione dei finanziamenti l’opera slittò. Solo l’8 giugno 1990 la Cassa Depositi e Prestiti concesse al Comune di Trieste il finanziamento necessario per il completamento dell’opera. Visto l’impegno di Italposte ad anticipare i fondi, la nuova data ipotizzata per l’apertura dell’impianto fu Settembre 1991.

Nell’Agosto del 1991 fu posata la prima trave di sostegno di copertura delle tribune realizzata dalla ditta pordenonese Cimolai. Le difficoltà nella effettuazione dei lavori fecero slittare ulteriormente l’apertura di almeno un anno. A fine Giugno 1992 fu assicurato che lo Stadio sarebbe stato pronto entro la fine di Agosto, in attesa che il manto erboso si fosse ben stabilizzato. La difficoltà a trovare un’intesa tra il Comune e la Triestina in merito alla gestione, mise in dubbio che la squadra potesse affrontare allo stadio nuovo le avversarie, già dalla prima giornata del campionato 1992-1993. Il 10 Luglio il Comune rese noto alla Società che era stata avviata la procedura per l’affidamento della gestione dell’impianto. La Triestina Calcio si lamentò delle condizioni poste dall’Amministrazione, tanto che annullò, per protesta, la presentazione della squadre. Il 10 Agosto la Triestina aprì ufficialmente la campagna abbonamenti, già pianificata in vista dell’apertura del nuovo stadio; la dirigenza rossoalabardata indicò la fine del mese come la data entro la quale la ditta costruttrice avrebbe dovuto consegnare il “Rocco” all’Amministrazione Comunale, stimando che l’impianto avrebbe potuto essere disponibile il 27 Settembre. Eseguiti i necessari sopralluoghi da parte della Commissione di Vigilanza e dei delegati della Lega di Serie C, il nuovo stadio, seppur non ancora completato, poteva essere utilizzato. Tuttavia, l’Italposte non aveva ancora consegnato ufficialmente lo stadio al Comune, per cui fu escluso che Triestina-Sambenedettese vi si potesse svolgere a fine mese. L’8 Ottobre fu effettuata la prima prova dell’impianto di illuminazione. Il 9 fu poi approvata la delibera comunale che concedette l’agibilità all’impianto. Il Comune deliberò inoltre un’ulteriore spesa di 10 miliardi e mezzo (ne furono spesi già 87, oltre 60 in più rispetto alle previsioni iniziali) per lo stralcio del terzo lotto e la creazione di nuovi posti auto, necessari per il definitivo completamento dell’opera. Il 16 Ottobre il Comune divenne ufficialmente proprietario dello stadio.

Il neonato Stadio Nereo Rocco di Trieste ospitò la sua prima partita il 18 Ottobre del 1992 con la partita Triestina-Vis Pesaro persa dai rossoalabardati con il risultato di 0 a 1. Al “Rocco” la rete della porta sotto la “Furlan” fu gonfiata per la prima volta, al minuto 14 del primo tempo, da Maurizio Pellegrino, con un calcio di punizione ben calibrato e indirizzato verso la parte destra della porta difesa dall’estremo difensore rossoalabardato Nico Facciolo. Ad ogni modo, l’inaugurazione ufficiale con relativo taglio del nastro avvenne solo il 14 Aprile del 1993 per mano di Maria Rocco, vedova del “Paron” Nereo, e dell’allora Primo Cittadino, Giulio Staffieri. Alla sera, l’impianto fu sede dell’incontro Italia-Estonia, vinto con il risultato di 2 a 0 dagli azzurri di Mister Azeglio Vicini, valido per le qualificazioni al Campionato Mondiale di Calcio 1994. Le reti furono siglate da Roberto Baggio e Giuseppe Signori. Fu la prima presenza per la nazionale azzurra in città. All’incontro assistettero oltre 25.000 spettatori.

 

 

 

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