14.7 C
Trieste
domenica, 25 Settembre 2022

Quale futuro per il Mediterraneo? D’Agostino: Catene logistiche sempre più corte

20.09.2022 – 08.03 – Un mondo sempre più diviso, sempre più frammentato, l’un contro l’armato. È il quadro emerso durante la tavola rotonda di Limes “L’Italia, la guerra russo-americana in Ucraina e il Mediterraneo” organizzata nell’occasione della III edizione delle Giornate del Mare. Uno sguardo in profondità alle dinamiche commerciali e geopolitiche che agitano il mar Mediterraneo, consegnate rispettivamente per la parte di shipping al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino e al Direttore Generale di Confitarma Luca Sisto; e per la parte geopolitica al docente di Studi strategici Germano Dottori e al consigliere redazionale di Limes Federico Petroni.
Limes persegue da diversi anni una critica dell’Italia dove la si accusa di aver rinunciato al mar Mediterraneo, percepito come un elemento estraneo e minaccioso, quasi un nemico che assedi le coste. Una visione che manca di strategia, chiusa al nuovo; evidente nel disinteresse della politica nazionale nei confronti della portualità e del mare. Il direttore Luca Sisto, a questo proposito, ha parlato di “sea blindness” della classe politica, di “un paese a-marittimo, con l’alfa privativa“.
In questo contesto il mar Mediterraneo è un “medioceano” che collega gli oceani mondiali; ma la sua importanza, a causa della guerra Ucraina-Russia, va decrescendo.

Federico Petroni, intervenendo per Limes, ha osservato che il Mediterraneo sta venendo declassato: “Il centro di gravità strategico del nostro continente si sta spostando da sud a nord est” e sebbene rimanga “un asse cruciale” sta “perdendo importanza nella classifica generale dei mari anche europei”. La priorità rimane, per gli Stati Uniti, la sicurezza delle proprie coste; mentre a causa della guerra Ucraina-Russia, i due mari che ora risultano sotto i riflettori delle grandi potenze risultano essere il mar Baltico e l’Artico. Per quanto infatti le potenze dell’Europa orientale abbiano un peso economico e militare inferiore a nazioni quali USA e Germania, l’elementare fatto che confinino con la Russia li trasforma in attori chiave, mossi dalla pausa di un’invasione. Le Repubbliche Baltiche, ad esempio, hanno un peso oggigiorno fondamentale in virtù della posizione geografica, alle porte dell’impero russo.
Ne deriva un effetto a catena, con profonde influenze per il mar Mediterraneo: lo stesso riarmo tedesco appare infatti coordinato con la marina germanica, in funzione dei nuovi mari strategici coi quali (s)confinano.

Come si ripercuote tutto ciò sul mondo della logistica e dello shipping, al quale il Friuli Venezia Giulia e il porto di Trieste sono indissolubilmente legati?
Secondo il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino il fenomeno della globalizzazione dei mercati rimarrà pressoché identico, ma cambierà la gestione logistico-industriale.
Non è infatti più possibile rifornire le merci con le tempistiche pre Covid, dove sostanzialmente il trasporto marittimo era un costo ininfluente e l’unico elemento di reale interesse era il costo del lavoro, da delocalizzare nei paesi in via di sviluppo.
Il mondo come “catena di montaggio globale”, dove la Cina era “l’unica piattaforma logistica mondiale”, appare ormai superato; la stessa “discussione della Via della Seta inizia a scemare, a perdere di senso”. Insomma, “la gallina delle uova d’oro non c’è più, specie per la Cina“.
Occorre invece rilocalizzare la produzione a livello globale, perseguendo tragitti più brevi e utilizzando una grande varietà di hub ritenuti affidabili e sicuri. Gli elementi di vantaggio economico diventano pertanto altri; e paesi ritenuti eccessivamente costosi ora divengono appetibili proprio perchè con tradizioni di governo e gestione ritenuti “sicuri”.
D’Agostino, quale vicepresidente dell’ESPO (European Sea Ports Organisation), ha sottolineato come, durante un riunione a Valencia dei principali rappresentati di tutti i porti europei, sia emerso che “il fenomeno più importante a livello globale è la distribuzione delle catene di fornitura su più paesi“. Una massiccia diversificazione degli investimenti, a voler prendere in prestito il lessico finanziario.
Pertanto ora si affermano “soggetti più vicini tali da abbassare i costi dei trasporti e aumentare il rispetto delle tempistiche per le catene industriali”. Ritorna insomma dalla finestra il “rischio politico per gli investimenti“. In altre parole, l’attenzione alla geopolitica.

[z.s.]

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore