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domenica, 25 Settembre 2022

Omicidio “Rotta-Demenego”, nessuna REMS per Meran. Procura scrive al Ministero

08.08.2022 – 12:20 – Lo scorso 6 Maggio 2022 si era svolta presso il Tribunale di Trieste, l’ultima (per tempo) udienza del processo a carico di Alejandro Augusto Stephan Meran, il cittadino dominicano accusato di aver ucciso a sangue freddo a colpi di pistola i due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego all’interno della Questura di Trieste nell’Ottobre del 2019. Pertanto, un nutrito gruppo di sindacalisti del FSP, colleghi e sostenitori delle Forze dell’Ordine si erano uniti in sit-in davanti al Palazzo di Giustizia per esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime e chiedere che la giustizia faccia il suo corso. Nell’udienza precedente erano stati ascoltati gli esiti della perizia psichiatrica svolta su Meran e disposta dalla Corte d’Assise, le quali avevano escluso “totalmente la capacità di volere” dell’imputato. Al termine la Corte aveva deliberato di essere pronta a prendere una decisione, fissando la successiva udienza in data 6 Maggio 2022. Nel corso dell’udienza, il Pubblico Ministero preposto all’esercizio dell’azione penale, Federica Riolino, aveva chiesto, “non a cuor leggero”, l’assoluzione del Meran per aver commesso il fatto in stato di non imputabilità in quanto compiuto in uno stato di “totale vizio mentale”. La richiesta era giunta al termine di una requisitoria di circa un’ora davanti alla Corte d’Assise di Trieste. La PM, sottolineando la “grande pericolosità sociale” di Meran, aveva quindi avanzato la proposta di applicare una misura di sicurezza “in una struttura idonea”, nello specifico una REMS, ossia una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reati affetti da disturbi mentali e ritenuti socialmente pericolosi. La perizia psichiatrica richiesta dalla Corte, infatti, nelle scorse settimane, aveva escluso “totalmente la capacità di volere” dell’imputato. Ad ogni modo, tale accorgimento non potrà essere applicato in quanto in Italia, oggi giorno, non esiste alcuna struttura attualmente in grado di accogliere ospiti con precise misure di sicurezza; pertanto Meran, fino a quando non otterrà la possibilità di accedere all’apposito luogo di ricovero, nonostante l’ultima sentenza, resterà rinchiuso presso il carcere di Verona.

Tale caso giudiziario, ora in una vera e propria situazione di stallo, ha messo in luce l’inefficienza del sistema delle REMS nel nostro Paese. Ad oggi, a circa tre mesi di distanza dalla sentenza, non è ancora stato trovato un posto in una REMS per Meran; pertanto sarà costretto a rimanere detenuto presso il carcere di Verona Montorio. Secondo quanto emerso sulle colonne dell’agenzia di stampa ANSA, in seguito alle dichiarazioni del Procuratore Capo di Trieste, Antonio De Nicolo, si tratterebbe di una detenzione “illegittima”. Ad ogni modo – si evince ancora da ANSA – De Nicolò sembrerebbe esseri assunto la responsabilità di scrivere al penitenziario veneto chiedendo che “la scarcerazione avvenga solo in concomitanza con il trasferimento di Meran in una REMS”. “Sebbene la sentenza non l’abbia espressamente previsto, considerata la pericolosità sociale del soggetto – ha spiegato il Procuratore Capo – è necessaria la contemporaneità tra l’uscita dal carcere e l’ingresso in REMS”, una delle strutture che, in base alla legge 81 del 2014, hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari. Per risolvere la situazione di stallo, il Procuratore ha interessato della questione anche il Ministero chiedendo che, vista l’eccezionale pericolosità del soggetto, venga trovato un posto in una struttura dotata di adeguate misure contenitive.

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